La guerra dei crociati, una storia lunga mille anni

Destano allarme i continui infortuni ai crociati per tanti calciatori. Con quello di Ghoulam in serie A siamo già a quota sette dall'inizio della stagione.

Dalle crociate ai crociati di questi tempi il passo è breve per un giocatore di calcio. Colpa dei turni troppo ravvicinati o semplicemente un caso, sta di fatto che negli ultimi anni nei rettangoli verdi di tutto il mondo si è registrato un alto numero di medesimi infortuni, spezzando sogni e rinviando sfide di vecchi e giovani campioni. Sia chiaro, niente di paragonabile alle guerre religiose di oltre mille anni fa, ma il fenomeno dell’infortunio al crociato è in netto aumento negli ultimi anni, destando preoccupazioni all’interno degli staff medici delle società di tutta Italia e non solo, così come nelle corti c’era apprensione per i cavalieri che scendevano in guerra.

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Allarme crociati in Serie A guida la Roma

La rottura, totale o parziale, del legamento crociato del ginocchio è uno degli infortuni più ricorrenti tra i calciatori. Solo nelle ultime due stagioni di Serie A si sono registrati più di venti casi, divenendo una vera e propria epidemia, con la lista degli infortunati che giornata dopo giornata si allarga a macchia d’olio. Attualmente a guidare questa speciale classifica c’è la Roma di Di Francesco che negli ultimi due anni ha visto nella propria infermeria 11 casi legati ai crociati, subito dietro ci sono Inter, Sassuolo, Crotone e ovviamente il Napoli, martoriato soprattutto negli ultimi tempi.

Per i giallorossi il periodo nero ebbe inizio con l’infortunio di Strootmancirca due anni fa, seguito da quelli subiti dai difensori Rudiger, infortunatosi nel ritiro pre-Europeo con la nazionale tedesca, Mario Rui, lo sfortunatissimo Florenzi, addirittura colpito due volte, l’italo-brasiliano Emerson Palmieri e dal suo sostituto Luca Pellegrini. In ordine cronologico l’ultimo a cadere in casa Roma è stato il terzino olandese Karsdorp, infortunatosi nel match contro il Crotone ed ora alle prese con la riabilitazione.

fonte photo: lapresse.it

I crociati saltati nel mondo

A distanza di pochi mesi dalla ripresa di tutti i campionati già sono altissimi i casi registrati di rottura dei crociati. La serie A è quella più colpita e con l’algerino del Napoli Ghoulam arriva al 7° legamento saltato, contro i 5 in Spagna, 4 in Germania, 2 in Inghilterra e 1 in Francia. In totale si è arrivati a 19 lesioni. Un dato allarmante se si considera che nella stagione 2015-16 in tutto furono 9 in tutta Europa.

In passato sono tanti i Campioni nel nostro Campionato ad aver sofferto lo stesso infortunio, il divin codino Roberto Baggio nel 1985, l’olandese Van Basten nel 1989, Casiraghi e Del Piero nel ‘98, il Fenomeno Ronaldo nel 2000, alla prima gara giocata dopo la lesione del tendine rotuleo dell’altro ginocchio, Francesco Totti nel 2008, Giuseppe Rossi nel 2011, 2012, 2014 e 2017. 

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Non solo Serie A, infatti dando un’occhiata in giro negli altri campionati ci sono tante altre storie di calciatori e i loro crociati. Basti ricordare il brutto infortunio subito da Thiago Alcantara che lo costrinse a saltare il mondiale con la sua Spagna nel 2014, o la triste storia della giovane promessa tedesca Sebastian Deisler, ai box nel ‘99 all’età di appena 19 anni e costretto al ritiro ad appena 27 dopo aver sviluppato anche una forma di depressione per essere stato troppo tempo lontano dai campi di calcio. Ritiro prematuro anche quello di Owen Hargreaves quando nel 2008/09 dopo sole tre partite ufficiali con il Manchester United, è costretto a saltare la stagione per cronici problemi tendinei a entrambe le ginocchia. Numerosi sono i tentativi di recupero da parte dell’inglese, ma le operazioni sostenute in America nella famosa clinica del Dottor Steadman non ottengono i risultati sperati. All’età di 31 anni lascerà il calcio. Nel 2000 invece iniziava il calvario di un grande centrocampista degli anni ’90, Fernando Redondo, che trasferitosi dal Real Madrid al Milan si infortuna in uno dei primi allenamenti con la squadra rossonera, debuttando  in una partita ufficiale dopo due anni e mezzo di stop. Nel 2004 però annuncia il ritiro dopo una ricaduta al ginocchio.

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La Top 11 dei crociati sfortunati

Solo con gli infortunati ai crociati del 2017 potrebbe venire fuori uno squadrone molto competitivo a livello mondiale. A difendere i pali scenderebbe Mattia Perin, infortunatosi all’inizio dell’anno contro la Roma, a neanche tre mesi dal rientro dopo uno stop di sei mesi per lo stesso infortunio, ma all’altro ginocchio. Sulle fasce spazio al partenopeo Ghoulam e il romanista Karsdorp, al centro della difesa invece toccherebbe all’interista Zinho Vanheusden e all’olandese del Sassuolo Timo Letschert. Passando al centrocampo un altro belga prenderebbe le chiavi, Marouane Fellaini del Manchester United, affiancato dal giallorosso Florenzi. Più avanzati Giuseppe Rossi, attualmente svincolato e che non si è fatto mancare un grave infortunio, con il crociato sinistro che cede durante la partita del Celta Vigo contro l’Eibar, esattamente una settimana dopo una splendida tripletta realizzata contro il Las Palmas Marco Pjaca, che paga cara una partita con la sua nazionale croata contro l’Estonia.

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La coppia d’attacco ha dell’incredibile anche con due sole delle quattro gambe dei due bomber in questione, ossia il polacco-napoletano Arkadiusz Milik e Zlatan Ibrahimovic. Il primo ha subito una vicenda analoga a quella di Florenzi, che a meno di un anno dalla rottura del crociato del ginocchio sinistro, fa il bis all’altro ginocchio durante la partita contro la SPAL. Sfortunatissimo il polacco in via di recupero dopo che l’infortunio precedente gli aveva portato via gran parte del campionato 2016/17. Per rivederlo in campo bisognerà aspettare l’anno nuovo. In molti sperano di rivedere nel 2018, e con la qualificazione della Svezia ai mondiali perché no anche in Russia, l’immortale Zlatan, infortunatosi durante il match di Europa League contro l’Anderlecht, riportando la frattura del legamento crociato anteriore e posteriore del ginocchio destro. A 35 anni chiunque avrebbe detto stop, ma non lui, che corre verso il pieno recupero per chiudere al meglio la sua carriera da super-eroe.

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La parola agli esperti

La colpa è dei tacchetti“, “I calciatori di oggi sono molto più fragili“, “La sfortuna è la principale causa degli infortuni ai crociati“. Queste sono solo alcune delle frasi più ricorrenti quando si parla di infortunio al crociato, ma ora silenzio, parlano gli esperti. In particolare il Dott. De Nicolamedico sociale della Società Sportiva Calcio Napoli, intervenuto all’Università Parthenope per un seminario ha così chiarito “In molti mi chiedono perché di recente sono aumentate le lesioni del legamento crociato ma non è assolutamente vero che sono aumentateLa statistica sui crociati che si rompono è uguale a prima. Non è motivo di vanto. Mentre siamo riusciti a ridurre quasi a zero tanti infortuni, purtroppo la rottura del legamento crociato anteriore non riusciamo ancora a prevenirla.”. Ha poi chiuso il suo intervento rispondendo alla domanda di uno studente curioso di sapere cosa fosse cambiato tra gli anni passati ed oggi “Sapete la novità qual è? È che oggi il legamento crociato si opera e lo si fa in artroscopia mentre tanti anni fa lo si faceva a cielo aperto, si apriva tutto il ginocchio e la riabilitazione cominciava soltanto dopo aver portato il gesso o il tutore. Quelle sono aumentate, le operazioni chirurgiche, ma i motivi per cui si rompe un legamento crociato non sono da ricercare nel maggiore utilizzo di un calciatore o nel carico degli allenamenti.”

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Il perché poi il Napoli, ad esempio, ha pochi infortuni muscolari e riesce in breve tempo a recuperare i suoi atleti spiega il Medico sociale del Napoli essere frutto di una recente tecnica dei Neuroni-Specchio una metodica in grado di attivare e stimolare l’area dei neuroni motori. Nel costruire la fiducia che c’è oggi tra giocatori ed equipe sanitaria al Napoli ci hanno aiutato alcuni calciatori che si sono affidati a noi, riscontrando ottimi risultati, e che hanno poi trasmesso agli altri il rapporto di empatia instauratosi inizialmente con loro. Mi riferisco in particolare a Lavezzi e Cavani ma anche a Paolo Cannavaro, Francesco Montervino, Gianluca Grava e Giandomenico Mesto“.

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Recuperi da Campioni

La sfida più complicata per tutti questi campioni non è parare un rigore o segnare una tripletta, ma recuperare quanto prima e tornare più forti di prima. Lo sa bene Roberto Baggio, che a 35 anni sta disputando una stagione incredibile con il Brescia e intanto lancia segnali al Trap in vista dei mondiali di Corea del 2002. Succede però che il divin codino si infortuna nella semifinale di Coppa Italia contro il Parma, riportando la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro, con lesione del menisco esterno. Operato a febbraio, inizia la lunga rincorsa contro il tempo, scendendo in campo al posto di un certo Guardiola e mettendo a segno addirittura una doppietta. Purtroppo non volerà in Asia, rimanendo uno dei rimpianti più grandi per i tifosi azzurri.

Da un fantasista ad un altro, con un lieto fine questa volta però. Francesco Totti nel febbraio del 2006 riporta la rottura del perone in seguito ad un intervento di gioco contro l’Empoli. L’eterno capitano giallorosso non si perde d’animo, inizia la riabilitazione e parte per la spedizione in Germania. Il resto è storia nota.

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Ma il recupero più veloce della storia del nostro campionato appartiene ad un altro capitano, Franco Baresi, che al mondiale americano del ’94 si infortuna al menisco durante la secondo partita contro la Norvegia. All’epoca il difensore rossonero aveva 34 anni e nessuno sperava in suo recupero, che invece arriva proprio il 17 luglio, a 24 giorni dall’infortunio, e pronto per la finale contro il Brasile. Anche questa, purtroppo, è storia conosciuta.

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Forza Campioni!

Da queste e tante altre storie di crociati saltati a grandi Campioni devono prendere esempio e ripartire più forti di prima i calciatori infortunati, perché ad aspettarli c’è un popolo di fedeli tifosi che è pronto a sostenerli ed incitarli anche fuori dal campo e attende il loro ritorno al castello con o senza cavallo, proprio come tanti anni fa.

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Giovanni Arrotino

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