La Juventus fa 17 con Mario Mandzukic

Dopo Cardiff, il mercato, i blackout e Mandzukic

Siamo stati abituati a vedere una Juventus cattiva, arrogante e affamata di punti. Una squadra ferma e sicura dei propri mezzi, una formazione che ha fatto della difesa l’arma per vincere sei scudetti di fila, anche se sarebbe ingiusto non lodare il lavoro di centrocampo e attacco che hanno comunque contribuito a prendere 3 punti in partite, alle volte stregate. Ora, quanto sarà difficile vincere il settimo scudetto e impugnare quella maledetta coppa, concretizzazione di un amore maledetto per ogni bianconero?

Dalla stagione scorsa qualcosa è indubbiamente cambiata, con l’allestimento di una formazione sicuramente più votata all’attacco rispetto a quella ammirata gli anni scorsi. Il cambiamento si è fatto sentire senza dubbio e la squadra offre prestazioni a corrente alternata, alla ricerca dell’equilibrio tattico perduto.

I blackout

Per questo motivo abbiamo assistito a perdite di concentrazioni inedite per la squadra torinese, mancanza di lucidità nei passaggi, disattenzioni che ti fanno male in area di rigore e ti fanno andare sotto di un gol con il Benevento in casa. In particolare, queste difficoltà si acuiscono quando la stella di Mandzukic non risplende a dovere. Una Juventus Mariocentrica che soffre quando il suo 17 non è in condizione, sarà un caso? Possibile.

Allegri nel tempo ha sperimentato e piazzato il numero 17 in più zone del campo nonostante il richiamo dell’area di rigore. Schierare Mandzukic esterno, dopo il mercato estivo, con questa nuova rosa, significa attaccarsi al suo immenso spirito di sacrificio che lo porta ad aiutare difesa e centrocampo con la sua imponenza fisica, ma significa anche limitare la fluidità di gioco proprio lì, a sinistra. Specie se Mario non è in condizione.

Le squadre di Mister Allegri sono costruite per dosare le energie in base agli impegni in Italia e in Europa. Spesso migliorano alla fine dell’anno e questo, per i tifosi, è una speranza: quella di arrivare a Natale con più punti possibili sotto l’albero con un Mandzukic in forma là davanti a fare quello che sa fare meglio, il suo mestiere: scrivere il suo nome sul tabellino dei marcatori.

Un dicembre decisivo

Campionato e Champions. Una ventina di giorni per determinare una stagione, per spostare gli equilibri direbbe qualcuno. Sicuramente saranno giorni caldi, nonostante le basse temperature di Torino, e partite al cardiopalma contro Napoli, Inter e Roma, le principali avversarie nella lotta scudetto, con una trasferta in Grecia da dentro o fuori per assicurarsi una pallina con il proprio nome nelle urne di Nyon. Tutto questo Massimiliano Allegri lo sa, lo sanno i tifosi che iniziano a perdere il sonno e lo sanno i giocatori che scendono in campo per dei titoli che valgono la leggenda. In questi scontri i campioni fanno tutta la differenza del mondo. Mettere la gamba sempre è determinante, decisivo ed è la cosa che a Mandzukic riesce meglio e che ha fatto di lui un beniamino della curva bianconera. Il tifoso juventino sa che con lui in campo la lotta sarà assicurata, ma un gladiatore così è sempre meglio averlo con sé piuttosto che di fronte.

A tutto ciò sarà altrettanto importante recuperare la forma fisica ideale di tutti, per un fine anno da protagonisti come da copione per la vecchia signora.

Maria Luisa Spera

Esteta, ricercatrice del bello inteso non come esercizio di stile, ma piuttosto come ispirazione. Da grande vuole diventare monotasking, visto che oggi non riesce ad andare a dormire prima di averne fatta una in più del necessario.

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