La risposta alle nostre relazioni difficili: l’amore liquido

Il sociologo Zigmunt Bauman con i suoi studi sulla 'Modernità liquida' traccia un quadro disincantato sulla malattia di cui è vittima l'amore nella società odierna dove 'tutto scorre'

Che cos’è l’amore?

Per rispondere a questa domanda potrebbero essere utili le tesi del grande sociologo contemporaneo Zygmunt Bauman (1925-2017), recentemente scomparso, per cui la nostra è una Società liquida destinata all’autoconsumo. Forse più di ogni altro, il sociologo ebreo di origini polacche è stato in grado di dare una forma al caos che circonda l’uomo contemporaneo, disorientato e incosciente. Abbiamo già visto come gli intellettuali del secolo scorso, pensiamo a Pasolini,  avessero intuito ed espresso i loro timori nei confronti di una nuova dittatura, molto più temibile proprio perché non ufficiale e fondata sul consenso volontario e ignaro del popolo: il processo di massificazione globale.

Una società del “tutto e subito”, che si brucia presto, quella descritta nel saggio Società liquida (2005), sempre alla ricerca del nuovo, in una corsa senza traguardi. La lotta contro il passato dei padri e la continua “ossessione di futuro”, hanno contribuito nel creare la fisionomia di un individuo che sa bene cosa non vuole ma non cosa realmente desidera, in una continua spinta distruttiva e mai costruttiva. La nostra legge è ormai quella di un’estetica del consumo in cui domina il singolo, nel suo egoismo ed edonismo nichilista.

Credits photo: lettorivirali.it

In una società di tale impronta, anche l’amore, poiché poggia su basi liquide, lo è a sua volta (L’amore liquido, 2003) e in questo Zygmunt concorda con la tesi di Eric Fromm. Per entrambi, infatti, una società malata disincentiva i sentimenti di amore e solidarietà umana. La nostra è una società egoista perché alla continua ricerca di un appagamento che non vincoli la libertà individuale, quindi, come direbbe Bauman, ossessionati dall’idea che ci sia sempre qualcosa di nuovo e di più bello, schiavi della logica del consumo, non siamo riusciti a preservare amori “a lunga conservazione”:

«le possibilità romantiche si susseguano a ritmo crescente e in quantità sempre copiosa facendo a gara nel superarsi a vicenda e nel lanciare promesse di essere più soddisfacenti e appaganti»

 

Credits photo: gabriellagiudici.it

Non siamo disposti dunque a rinunciare all’io in funzione di un noi, ed abbiamo perso la predisposizione a “scendere a compromessi” in un rapporto, al fine di mantenerlo saldo. L’idea consumistica di poter sostituire e non riparare ciò che non va o che non ci soddisfa più, ci ha trascinati in una spirale negativa dalla quale potremmo venir fuori (sebbene sia difficile e quasi impossibile) solo rieducandoci a

«dare senza prendere, a offrire senza chiedere, ad appagare senza opprimere»

Pertanto, continua Bauman, la relazione umana post-moderna è ambivalente, perché da un lato vuole essere poco impegnativa e flessibile così da non compromettere la libertà individuale (perché teme i legami) e, allo stesso tempo, rifugge dalla solitudine (cercando emozioni intense), condizione nella quale, inevitabilmente con questa tendenza, finisce per ritrovarsi. Oggi siamo abituati ad attorniarci di cose e di relazioni inutili perché effimere e prive di solide radici, basti pensare all’avvento negativo delle relazioni virtuali, sostitutive a quelle reali. L’illusione di non essere soli quando lo si è profondamente è la fragilità più grande del nostro secolo, consacrato all’utile e al profitto e sempre meno umano. Così come l’uomo cerca l’effimera gioia di un istante nella droga, l’illusione artificiale per eccellenza, e nel sesso, un illusione a buon mercato, pian piano costruiamo un vuoto immenso dentro di noi, una voragine chiamata solitudine.

L’amore è dunque la più grande vittima del nostro tempo, proprio perché la sua natura è opposta a quella che domina “la società dell’usa & getta”, della soddisfazione immediata, delle soluzioni rapide e fondata su infallibili principi come quello del soddisfatti o rimborsati, senza rischi e con tutte le garanzie. Ma l’amore richiede impegno, sacrificio, nessuna assicurazione e poche garanzie e nessun risultato immediato e senza sforzi. Il nostro è il tempo del desiderio, che meglio si associa, con il suo impulso distruttivo e di possesso, alla società di oggi, mentre l’amore è guidato da un impulso costruttivo, che vuole preservare e prendersi cura dell’oggetto d’amore e se tutto è mobile, liquido, in continuo divenire e instabile nel nostro mondo l’amore ne è l’eccezione.

L’amore non è una merce.

 

Credits photo: rivieraoggi.it

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

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