Falcon Heavy: la SpaceX di Elon Musk ci lancia dritti nel futuro

Con il lancio di una Tesla Roadster nello spazio, l'uomo fa un nuovo enorme passo avanti nell'esplorazione dell'oltre

Il sei febbraio, Elon Musk, il giovane e visionario CEO dell’azienda aerospaziale SpaceX, ci ha catapultati dritti dritti nel futuro. Non senza una discreta dose di sense of humour. Alle 15.45, ora di Cape Canaveral, Florida, è stato sparato attraverso un innovativo e portentoso sistema di lancio – chiamato Falcon Heavy – un razzo con la capacità di trasportare carichi di ben 54mila chili verso l’orbita terrestre bassa (LEO) e di 22mila chili verso l’orbita geostazionaria (GEO), ossia la distanza che permette agli oggetti di ruotare intorno al pianeta alla stessa velocità della Terra attorno al proprio asse. È il sistema di lancio più potente dai tempi del Saturn V, il razzo che portò l’uomo sulla Luna e la versione triplicata del Falcon 9, il sistema di lancio che da alcuni anni manda in orbita satelliti, sonde, navicelle cargo per la Stazione Spaziale e, di recente, anche un mini-shuttle del Pentagono.

Come se non bastasse, il Falcon Heavy permetterà a carichi di circa 13mila chili di arrivare fino all’orbita di Marte, e dunque sulla sua superficie, in maniera relativamente sicura rispetto ai suoi predecessori: ciò significa che dopo mezzo secolo e una lunga serie di incidenti e di perdite umane, l’uomo potrà tornare a calpestare il suolo lunare o – addirittura – quello marziano. Stiamo assistendo, dunque, a un nuovo emozionante capitolo della storia dei viaggi interplanetari. Questo risultato incredibile, punto d’arrivo di un’iniziativa promossa a partire dal 2011, è stato possibile grazie all’uso di ben 27 motori Merlin sincronizzati, tutti corretti in tempo reale l’uno in funzione delle variazioni dell’altro (per dare una misura, il Saturn V ne aveva solo tre).

Printed on the circuit board of a car in deep space

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Il recupero dei booster

All’incredibile tecnologia si associa anche una pretesa di sostenibilità: è infatti dalla metà degli anni ’60 che gli esperti mettono in guardia la comunità internazionale (inizialmente gli unici interlocutori erano gli Stati, mentre oggi si stanno facendo via via sempre più spazio attori privati con interessi commerciali, dal ramo delle telecomunicazioni a quello minerario) dal rischio di creare quelli che i Trattati chiamano “space debris”, ossia detriti spaziali. L’inquinamento nello spazio è un problema serio e di difficile soluzione, ed Elon Musk lo sa bene: è per questo che la programmazione dei due booster laterali prevedeva che, dopo una prima separazione dal core, questi tornassero ad atterrare presso la rampa di lancio. In posizione verticale. A pochi metri l’uno dall’altro. Il terzo booster sarebbe dovuto atterrare presso una piattaforma nell’Atlantico chiamata “Of Course I Still Love You”. Questo ha permesso al progetto di essere relativamente low cost, fattore non secondario dal momento che la maggior parte delle missioni non vengono approvate per motivi economici.

Flight profile #FalconHeavy #SpaceX

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L’abile mossa di marketing

Era una scommessa difficile, ma è stata vinta. I primi due booster hanno raggiunto la rampa di lancio dopo una delicata danza nei cieli della Florida, mentre il terzo, per mancanza di carburante, si è schiantato a soli cento metri dalla piattaforma a una velocità di 480 km/h, distruggendola. Solitamente, per testare il carico dei razzi, si utilizzano dei blocchi di cemento che simulino il peso su cui vengono apposti dei sensori, ma in questo caso anche il payload è stato atipico: si è scelto di utilizzare una Tesla Roadster, un’automobile elettrica prodotta dalla casa Tesla, il cui amministratore delegato è lo stesso visionario Elon Musk della SpaceX. A bordo di quest’auto, rilasciata durante il secondo stadio e lanciata verso Marte, un manichino con il braccio ripiegato con noncuranza oltre la fiancata – chiamato Starman in onore di David Bowie – vestito di una tuta a marchio Tesla. E mentre una radio muta spara a tutto volume Space Oddity del Duca Bianco (le onde sonore nel vuoto non si propagano), il monitor del computer di bordo strizza l’occhio agli appassionati di Douglas Adams e di Guida galattica per autostoppisti con la scritta “DON’T PANIC!”. Il ritorno economico e di immagine che ne ha avuto la casa produttrice è, inutile dirlo, incalcolabile.

Alle ore italiane 4.50 del sette febbraio è stato effettuato il terzo burn per sfruttare al massimo la fionda gravitazionale, nel momento di massima velocità dell’orbita: l’obiettivo di raggiungere Marte è fallito, ma la Tesla è stata spinta ben oltre, fin nel cuore della fascia di asteroidi che separano Marte da Giove, fino ad arrivare quasi a Cerere (risvegliando così anche le attenzioni di quelle aziende come Planetary Resources e Deep Space Industries che stanno facendo piani per arrivare ad estrarre l’acqua dagli asteroidi). Ciò significa che, oggi, si è già in grado di progettare un razzo che trasporti carburante a sufficienza non solo da immettersi in una traiettoria eliocentrica, diretto verso il pianeta rosso, ma addirittura di effettuare una quarta accensione e di immettersi nell’orbita di Marte. Rende di fatto possibili i viaggi umani su Marte.

 

 

Camilla Eva Trotta

Dal 1993 con furore, sulla mia tomba scriveranno "Qui giace colei che non era d'accordo".

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