Le tartarughe di Napolillo tornano sempre

''Le tartarughe tornano sempre'' è un romanzo che conquista il lettore con semplicità e naturalezza

Ci sono storie che ci entrano dentro, si impossessano di noi e non ci lasciano più. Ci sono storie che una volta che hai girato l’ultima pagina e arrivi al punto finale, ti fanno domandare: “E ora cosa faccio?”. Ci sono storie che lasciano un segno, più profondo di altre. Queste storie possono essere più o meno belle, più o meno tristi, più o meno soddisfacenti nel finale ma, a loro modo, ci regalano qualcosa che ci spinge a cercarne ancora. Pochi libri e pochi scrittori sono in grado di regalare tracce del genere e sicuramente uno di questi è Le tartarughe tornano sempre di Enzo Gianmaria Napolillo.

Il libro di Napolillo è un piccolo tesoro. Lo scrittore infatti regala un sogno impregnato di verità, drammaticità ma soprattutto di autenticità. Sono le emozioni che emergono prepotenti fra le righe e i dialoghi dei protagonisti. Altra protagonista di questo romanzo è la storia attuale, contemporanea nella quale due giovani ragazzi si innamorano di un amore unico, da invidiare, di quelli che si sognano da ragazzi e rimpiangono da adulti. Un amore che regala al lettore punti di vista diversi e tanta passione. Ci scopriamo a fare il tifo, a parlare con Giulia e Salvatore per supplicarli, incitarli, farli ragionare e confortarli. La bravura di Napolillo sta nell’essere così attento a indagare nei sentimenti e nelle emozioni del momento, nel creare un personaggio forte e fragile allo stesso tempo come quello di Salvatore del quale comprendiamo le scelte proprio per la sapienza del dosare e impostare la storia.

La copertina del libro di Napolillo

Ma ci sono altri aspetti oltre all’amore e soprattutto questi permettono al lettore di vivere sulla pelle quanto inciso sulle pagine. Un’altra grande protagonista della storia è l’isola alla quale non viene dato un nome perché il lettore la possa identificare a proprio piacimento, magari secondo ricordi o esperienze personali, vivendola indirettamente quindi come propria. Oppure semplicemente perché quell’isola è nel cuore di tutti noi che da anni la seguiamo con apprensione e orgoglio: Lampedusa. O ancora più romanticamente, perché il lettore la veda come l’isola di Giulia e Salvatore. Un’isola che accoglie e che inorridisce di fronte alla parola “respingimenti”. Un’isola che viene spesso abbandonata dai suoi abitanti come succede a tante di queste realtà, costretti a cercare lavoro altrove. Un’isola che lascia partire ma che allo stesso tempo attrae e alla quale le tartarughe, idealmente i suoi natali migrati in altri Paesi, in qualche modo ritornano sempre.

La dimensione narrata da Napolillo è un mondo nuovo ma allo stesso tempo vissuto. Un mondo che subisce i maltrattamenti della contemporaneità ma che raccoglie migliaia di persone che scappano dal loro paese d’origine per cercare un futuro. Ecco che allora diventa lo scenario di estati caldissime, passate a giocare e a scoprire la propria personalità ma la cui calma apparente e rassicurante, interrompe il proprio corso a causa di tragedie che si consumano e che accompagnano Giulia e Salvatore nella loro crescita.  Non manca il confronto con una grande città, Milano, così lontana fisicamente e non solo. Il punto di vista principale che ci mostra Milano è spietato delle volte ma forse necessario per regalare quella naturalezza di un giovane ragazzo che non regge il confronto con quell’imponenza da metropoli ma che lo vive per uno scopo, per una nobile intenzione, quella dell’amore.

Enzo Gianmaria Napolillo

credits photo: leultime20.it

Si può definire quasi un romanzo di formazione. Quasi come un nuovo giovane Holden, seguiamo un ragazzo in balia della sua età, dei suoi tormenti e di eventi più grandi di lui e lo teniamo per mano mentre prende un treno o un aereo per la prima volta. In certi momenti siamo un po’ tutti Salvatore, in altri vorremmo esserlo. Salvatore ci libera dagli schemi e incarna quello spirito sopito con l’età adulta, di voler conquistare la propria vita, facendone il proprio volere, liberi di prendere decisioni senza pensare poi troppo alle conseguenze. Un piccolo pirata, il nostro Salvatore. Così come Giulia che a modo suo cerca di fare dell’insegnamento di Salvatore, un tesoro da conservare.

Insomma, Le tartarughe tornano sempre è un libro che si legge non solo volentieri ma che crea dipendenza. Napolillo non delude, anzi sorprende per la bellezza della sua scrittura e per come riesce a incastrarci fra una pagina e l’altra. Un libro che starà perfettamente nella vostra borsa o bagaglio a mano per le vostre vacanze. Un libro che merita di essere letto perché l’intuizione di parlare di un problema così urgente e necessario, quello dell’emergenza dei migranti, facendolo dal punto di vista di chi quelle persone le vede morire nel proprio mare, di fronte alla propria casa, su quelle spiagge che ha care e che mantiene per l’estate, è vincente.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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