Macerata abbracciata dalla manifestazione antifascista e antirazzista

Nonostante le voci fuori dal coro che hanno acceso aspre polemiche, il corteo pacifico ha regalato alla città (e non solo) un respiro di speranza

Stiamo tutti bene, stiamo tutti bene. Rendendo omaggio alla canzone di Mirkoeilcane, vincitore del premio per la critica a questo Sanremo 2018 appena conclusosi, si può tirare un sospiro di sollievo e constatare che a Macerata oggi stanno tutti bene. I timori erano tanti così come le polemiche, le critiche, le voci che si sono levate dai vari cori durante questa lunghissima e faticosa settimana. Una manifestazione spontanea e non troppo politicizzata anzi quasi per nulla se non per riflesso in un dilemma alla Nanni Moretti risoltosi amabilmente a tarallucci e vino. Mentre il sindaco chiedeva di lasciar respirare Macerata, in tanti hanno voluto esserci per non lasciare nulla al caso, per evitare ulteriori strumentalizzazioni. Non solo a Macerata ma anche in altre città d’Italia.

I movimenti contro ogni fascismo e razzismo

Erano circa 20 mila i manifestanti che con un serpentone di 2 km hanno abbracciato Macerata. Molti i giovani che intervistati dai tanti cronisti pronti a registrare qualsiasi movimento sospetto, hanno dichiarato che esserci era un diritto ma soprattutto un dovere. A formare il corteo, oltre ai maceratesi, erano diverse realtà sociali provenienti da ogni parte d’Italia con le bandiere di Legambiente, Libera, Arci, Fiom, No Tav, Potere al popolo, Anpi, Prc. Ad aprire la fiumana pacifica, lo striscione “I movimenti contro ogni fascismo e razzismo” come a voler sottolineare il nemico comune a prescindere da qualsiasi altra distinzione. Una precisa presa di posizione contro fenomeni inquietanti che purtroppo in pochi riescono a leggere come un pericolo.

Il peso dei media

Fin da subito la vicenda di cronaca si è trasformata in un caso politico. Troppo appetibile per non essere servita su un piatto d’argento in pasto agli indecisi. Per qualcuno una manna dal cielo per ribadire la propria visione in un carrozzone di dichiarazioni di una campagna elettorale quanto mai sanguinosa, per altri un’occasione per lanciare avvertimenti sul futuro. Non tutti ne escono bene anzi, in pochi a dire la verità sono riusciti a lasciare un commento senza che questo infiammasse dibattiti e talk show. Un fatto del genere non può passare inosservato, certo, ma l’eccessiva esposizione mediatica forse non sarà così fruttuosa come sperato.

Più di settant’anni dopo la morte di Benito Mussolini, migliaia di italiani stanno aderendo a gruppi che si definiscono fascisti. Tra i motivi ci sono il modo in cui viene raccontata la crisi dei migranti, l’aumento di notizie false e l’incapacità del paese di fare i conti con il passato. The Guardian

Le elezioni sono vicine, fin troppo alla luce di quanto si legge sui giornali e si vede in televisione. Forse alla fine gli indecisi rimarranno indecisi fino all’ultimo, estremizzando già quel disinteresse cronico sfociante nella totale sfiducia. Quel che è certo però è che in Italia oggi, la situazione è mutabile ma nessuno sa ancora dire in che direzione. All’estero qualcuno ci fa presente una certa incapacità di rielaborare un lutto che ha macchiato il nostro passato inesorabilmente e con il quale non si riesce a mettere la parola fine. Sebbene i commenti siano severi e forse un po’ generalizzanti, un fondo di verità ce l’hanno e per il nostro bene andrebbero accettati come primo passo verso una maggior consapevolezza di come poter far fiorire il passato.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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