Machiavelli: l’uomo che rivoluzionò il pensiero politico

Il 3 maggio del 1469 nasce a Firenze Niccolò Machiavelli, l'uomo che dette i natali alla scienza politica moderna. Ripercorriamo insieme le tappe fondamentali della sua vita e il suo rivoluzionario pensiero politico

Nicolò Machiavelli, padre della scienza politica moderna, nasce a Firenze il 3 maggio 1469. Dal  1498 (anno in cui viene nominato “segretario della seconda cancelleria” fiorentina) al 1512 ricopre importanti incarichi nell’amministrazione politica della Repubblica di Firenze e, viste le sue notevoli doti diplomatiche, viene inviato in diverse missioni all’estero per conto della cancelleria. Durante i suoi viaggi ebbe più volte l’occasione di recarsi presso la corte francese di re Luigi XII ed anche, per quanto riguarda le missioni “interne” vanno ricordate sicuramente quelle presso Cesare Borgia (figlio illegittimo di Papa Alessandro IV Borgia) detto Il Valentino, perché Duca di Valentinois, un personaggio che colpisce profondamente la sua fantasia, divenendo, probabilmente, il principale modello ispiratore proprio de Il Principe. Ma l’anno di svolta nella sua vita, il 1512, sarà segnato dal ritorno dei Medici che lo costringe ad abbandonare i suoi impieghi pubblici, un duro colpo per l’intellettuale che, forse per primo, dopo Dante, manifestò la necessità di una teoria per l’azione e non come semplice speculazione intellettualistica. Costretto dunque all’otium letterario, relegato in esilio nel suo podere all’Albergaccio, sino al 1525 egli si dedicherà a scrivere le sue maggiori opere, come l’indiscusso capolavoro de Il Principe (1512-1513) o i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio (1519-1520), e ancora le Istorie fiorentine (1520-1525) o il piccolo gioiello del teatro rinascimentale della commedia la Mandragola (1518). Solo negli ultimi due anni di vita (1525-1527) i Medici gli affidarono nuovamente qualche incarico politico, ma alla restaurazione della Repubblica (1527) Machiavelli dovrà nuovamente subire l’esclusione dalle attività pubbliche, questa volta per vicinanza ai Medici, decretata proprio prima della morte avvenuta lo stesso anno.

IL PENSIERO POLITICO

Lo scandalo del Principe sta nell’assoluta spregiudicatezza del suo autore, che fonda l’autorità del proprio testo solo sulla forza del proprio pensiero.

Alcuni dei più illustri uomini politici e politologi della storia conoscono, apprezzano e addirittura affermano di considerare il testo di Machiavelli come la guida più pura all’essenza del pensiero politico moderno. Sebbene nel caso specifico occorra definirlo un saggio critico di materia politica, piuttosto che un trattato politico. Questo perchè l’autore mira a sostenere e dimostrare la sua verità, attraverso la conoscenza delle leggi di natura e la conoscenza della storia (attraverso l’esperienza diretta dei classici) e non ad offrire un’analisi oggettiva e scientifica del dato politico. Eppure, guardando la data della pubblicazione del capolavoro machiavelliano, il 1513, sorge spontaneo chiedersi

dove risiede la presunta “modernità” di un’opera concepita in pieno Rinascimento?

La più grande “invenzione” del pensiero politico di Machiavelli, nonché la sua verità più scandalosa, coincide con l’idea della necessità dell’autonomia della politica dalla religione e dalla morale. Questo principio di laicità del pensiero politico, a cui oggi siamo ormai assuefatti, in epoca pienamente rinascimentale rappresentò, invece, una geniale ed incredibile presa di posizione da parte dell’intellettuale fiorentino. Ciò che più ci sorprende sembra essere dunque l’assoluta novità di questo pensiero che non aveva alcun precedente nella storia e nella filosofia. Naturalmente, per comprendere a fondo la posizione sposata da Machiavelli, bisogna considerare il contesto storico in cui egli si muove: un contesto di grave crisi in Italia e di cui Firenze, con il suo continuo alternarsi tra repubblica e governo mediceo, ne costituisce un esempio perfetto. Non dimentichiamo che il bel paese era divenuto terreno di scontro tra le potenze di Carlo V, re di Spagna ed erede al soglio imperiale e lo stesso Luigi XII re di Francia, insieme ai suoi successori, che ne rivendicavano il trono. Come se non bastasse, il giovane Valentino, con l’appoggio di suo padre, papa Alessandro IV, stava progettando e realizzando l’idea di un governo dei Borgia in Italia centrale, riunificando i vasti possedimenti della Chiesa e imponendosi sui ducati e marchesati locali. Ed è proprio durante una delle sue ambascerie diplomatiche che Niccolò conosce il giovane Cesare Borgia, forse la figura più emblematica del Rinascimento italiano. Un uomo egualmente temuto per ambizione, ferocia e astuzia, quanto rispettato e ammirato per lungimiranza ed amore per la cultura. Non a caso, questo nuovo “aspirante principe” fornisce a Machiavelli alcune delle principali caratteristiche che egli associa alla sua figura di principe, a cui dedica il VII capitolo della sua opera.

Ritratto di Cesare Borgia

Un principe reale, non ideale

Seguendo una corrente opposta rispetto alla tradizione della trattatistica rinascimentale che, sul modello de Il Cortegiano di Baldassare Castiglione, delineavano figure ideali di cortigiani e principi, Machiavelli dipinge invece la figura di un principe reale, umano nei suoi vizi e nelle sue virtù. Non dimentichiamo, infatti, che l’autore scrive questo saggio politico con intenti effettivi, con il valore concreto di fornire delle linee di intervento alla situazione di crisi in cui imperversa la realtà politica a lui contemporanea. La figura ideale di un principe non era utile ai fini dell’azione, bisognava invece offrire una guida concreta, una solida strategia di governo.

Machiavelli parla di verità effettuale della cosa, piuttosto che di ciò che s’immagina in merito ad essa, ed ecco che il suo principe, per questi motivi, non potrà esser sempre “buono e giusto” a meno che non voglia veder finire presto il suo dominio, infatti, l’obiettivo fondamentale da raggiungere è per l’autore, in quel momento, una stabilità politica duratura

onde è necessario a uno principe, volendosi mantenere, imparare a poter essere non buono

per poter agire in questo modo quando le circostanze lo richiedano. La flessibilità è dunque una caratteristica fondamentale richiesta ad un sovrano, quella cioè di sapersi adattare ai cambiamenti, cambiando anche la propria natura. Pensate che affermazioni scandalose quelle di Machiavelli, sino alla celebre e abusata massima “il fine giustifica i mezzi” in realtà assente in Machiavelli e probabilmente nata dall’espressione  «[…] nelle azioni di tutti gli uomini, e massime de’ Principi, dove non è giudizio a chi reclamare, si guarda al fine. Facci adunque un Principe conto di vivere e mantenere lo Stato; i mezzi saranno sempre giudicati onorevoli, e da ciascuno lodati; […]» contenuta nel capitolo XVIII. Questa affermazione, a lungo tempo e purtroppo ancora male interpretata, ha dato origine allo stesso aggettivo qualificativo “machiavellico” utilizzato in senso dispregiativo per indicare qualcuno “intrigante, astuto e spregiudicato” nei rapporti politici e sociali. In realtà la riflessione di Machiavelli, come abbiamo visto è ben diversa, innanzitutto perché partiva dal presupposto di considerare non un bene qualsiasi quanto il bene comune, sempre questo deve infatti essere l’obiettivo primario dell’uomo politico e del principe in questo caso, il bene del suo popolo, della sua nazione, da inseguire con ogni mezzo possibile.

Pertanto a uno principe è necessario saper bene usare la bestia e l’uomo

Istinto e intelligenza, l’uomo politico deve saper dosare entrambe, il leone e la volpe ed anzi, un principe deve saper simulare di possedere tutte le virtù perché la sua figura è un modello e poiché a tutti è concesso vedere la realtà ma a pochi di toccarla realmente con mano. Pur dunque di conquistare, mantenere e preservare uno stato, qualsiasi mezzo sarà considerato giusto e onorevole per Machiavelli che ancora, prosegue nella sua analisi del potere anche attraverso lo studio di una “strategia del consenso” (capitolo IX) che non può basarsi esclusivamente sulla violenza e sulla repressione, altrimenti si parla di dittatura, ma che se necessario, autorizzi il principi a far ricorso alla forza, sempre per mantenere la stabilità politica. Anzi Machiavelli confuta il logoro luogo comune, all’epoca, che “chi fonda sul popolo fonda sul fango” sottolineando la necessità e l’importanza del consenso popolare e mostrando una straordinaria lungimiranza nel profetizzare la fine vicina per i regimi fondati sulle grandi aristocrazie (il regime assolutistico).

Una figura contraddittoria quella del principe delineato da Machiavelli, così come è contraddittoria la stessa natura umana. Un principe capace di dissimulare anche le virtù che non possiede, in grado di dosare la sua duplice natura animale e razionale, un principe flessibile all’imprevedibile mutevolezza dei tempi e delle circostanze, astuto, spietato se necessario e altrettanto clemente. Quale uomo potrebbe essere più “moderno” di quello descritto dall’autore nella sua scandalosa e spregiudicata analisi?

Un uomo che viva nella realtà, che non ignori la presenza del male ma che, anzi, sappia

non partirsi dal bene, potendo, ma sapere intrare nel male, necessitato

(se necessario).

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

1 Commento

Lascia una risposta


Warning: Illegal string offset 'note' in /home/caffecar/public_html/newsandcoffee.it/wp-content/themes/dialy-theme/functions/filters.php on line 223
<

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.