Macron e il clima: un leader contro il sistema

L'homo novus francese promuove una linea d'azione comune e globale: vincerà?

È stato chiaro fin dalla sua prima apparizione pubblica: Macron ha la stoffa del leader. Il carisma che senz’ombra di dubbio lo circonda, sembra ultimamente essere stato incanalato verso un obiettivo ambizioso se non utopistico. All’inizio era l’Europa il suo sogno, lo è ancora certo, ma negli ultimi mesi il presidente francese ha dedicato molto del suo tempo alla spinosa e appunto ambiziosa, questione climatica. Dopo l’uscita di scena degli Stati Uniti la scorsa estate, che si sono ritirati in loro stessi con sogni di carbone e consumi alle stelle, Macron ha preso in mano le redini della situazione e da vero leader, convince e smuove qualcosa.

Un leader e tanti testimonial: funzionerà?

In occasione dell’incontro avvenuto a Parigi qualche giorno fa, il presidente francese è stato drammatico nel dipingere le conseguenze dell’innalzamento della temperatura terrestre e dell’andamento poco convinto dei Paesi interessati a modificare qualcosa. La sua leadership è stata suggellata poi dalla presenza di personalità chiave come Bill Gates, John Kerry, Michael Bloomberg e presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim. Il problema ora sarà stabilizzare questa leadership, renderla salda e trainante.

Make Our Planet Great Again

Uno slogan che sicuramente punzecchia platealmente quello di Donald Trump, grande assente insieme alla Cina e all’India che certo non sono seconde quanto a emissioni e politiche fossili rispetto agli Stati Uniti. Il vero problema del pianeta non sono le politiche, gli accordi e le strette di mano: sono i soldi. Al momento secondo l’ Agenzia internazionale dell’Energia, bisognerà investire nel settore energetico 3.500 miliardi di dollari l’anno, per trent’anni. E questa è solo una delle tante stime che aleggiano come fantasmi sugli accordi internazionali.

Money, money, money

In occasione dell’anniversario degli accordi di Parigi forse ci si aspettava di più di una lista con norme comuni da seguire. Da un punto di vista più realistico e forse cinico, la versione di Macron è senz’altro quella più convincente, che colpisce per la sincerità. Il vero problema però che sembra emerso prepotentemente è che per cambiare la situazione non solo è necessario l’impossibile ovvero l’accordo di potenze mondiali tra loro diversissime: il vero problema sono gli investimenti economici. A pesare sui capi di stato, sulle loro politiche, sulle loro scelte c’è il denaro e questo implica decisioni più o meno impopolari.

Riuscirà il nostro eroe a combattere contro il sistema globale? È risaputo che la forza di uno non può combattere il mondo intero ma può smuovere le acque. Ma forse Macron potrà essere l’apripista per una nuova linea d’azione, non convenzionale e sicuramente determinata al successo.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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