Macron si conferma alle legislative

I risultati del secondo turno delle legislative parlano chiaro: Macron ha la maggioranza assoluta e potrà governare, con circa 350 seggi, 42 saranno attribuiti agli alleati del MoDem

Macron tiene banco

I risultati del secondo turno delle legislative parlano chiaro: Macron ha la maggioranza assoluta e potrà governare, con circa 350 seggi, 42 saranno attribuiti agli alleati del MoDem (Movimento Democratico). A seguire, i due grandi partiti storici, sconfitti clamorosamente, con 103 seggi guadagnati dalla destra Repubblicana, e 32 per il Partito Socialista. La bolla della France Insoumise di Mélenchon esplode ottenendo circa 16 seggi in Assemblea, tra cui quello del capo di Partito, eletto a Marsiglia con il 60% delle preferenze. Dieci seggi per il Partito Comunista, mentre il Front National ne guadagna 8, restituendo l’elezione di Marine Le Pen, che per la prima volta siederà tra i banchi dell’Assemblea Nazionale al Palais Bourbon.

Ma il vero partito di maggioranza resta quello dell’astensionismo, che si attesta intorno al 58%. Sono soprattutto i giovani tra i 18 e 34 anni a non essersi recati alle urne, decretando il più elevato tasso di astensionismo della V Repubblica.

Maggioranza assoluta

In attesa della fiducia al Governo che sarà votata il prossimo 4 luglio, si può certamente già affermare che la maggioranza di Macron è schiacciante, soprattutto se si considerano i gruppi in seno a Repubblicani e Socialisti che sceglieranno di seguire la linea di En Marche. A rafforzare questa certezza di risultato politico, è anche il sistema elettorale maggioritario a due turni, voluto nel 1958 per far fronte a un periodo di forte instabilità politica, secondo il quale ogni candidato che ottenga più del 50% dei voti è eletto al primo turno, e se questa ipotesi non dovesse rivelarsi, è necessario un secondo turno, a cui parteciperanno tutti i candidati con più del 12,5% dei voti. Al secondo turno il candidato più votato di ogni singolo collegio è eletto deputato.

Dovrebbe esser chiaro quindi come un sistema maggioritario di questo tipo, unito alla fortissima astensione, possano determinare un risultato tanto certo tra i banchi dell’assemblea legislativa, quanto illegittimo al di fuori di essa, tra la popolazione. Non è detto, infatti, che Macron non tenga conto di questo scollamento, introducendo una quota di proporzionale che possa rappresentare più fedelmente il voto popolare e costituire così una vera opposizione in parlamento, che è sempre preferibile all’opposizione nelle piazze.

E ora, en marche!

Ma al di là del come ci sia arrivato, il dato è uno: un partito giovane, non viziato dagli antichi marchi di fabbrica destra/sinistra, che non porta dunque il peso di questa eredità, è il partito che rappresenta e guida la Francia di oggi.

Un rinnovamento di valori ma soprattutto di volti: sono tantissimi, infatti, i neofiti che siederanno per la prima volta in parlamento, guidato dal Primo Ministro Edouard Philippe, nominato da Macron lo scorso 15 maggio.

Anche la squadra dei ministri dovrebbe per lo più rimanere la stessa eletta poco più di un mese fa, con esponenti di tutte le fazioni politiche, repubblicani, democratici, ecologisti, che rimpinguano le fila di governo, ognuno con il proprio valore aggiunto al di là di ogni colore politico.

Lo stesso Edouard Philippe, 46 anni, sindaco repubblicano di Le Havre, rafforzava, in una intervista di poche settimane fa a TF1, il nuovo mantra politico della dissoluzione della dicotomia destra/sinistra : “ci si sente a volte a sinistra, a volte a destra. Il valore più importante della vita nella società è la libertà, non solo economica, ma di pensiero, la libertà di espressione.”

L’Europa intera osserva oggi questo risultato politico così diverso dai preludi di populismo che adombravano fino a qualche mese fa i cieli della politica francese: a Macron il compito e la responsabilità di mostrare che la risposta vincente alla crisi sociale ed economica non si trova nella chiusura, ma nell’introduzione di nuove competenze e nuova operatività in seno alla politica.

Lucia Cuozzo

Salernitana, laureata in comunicazione internazionale, "marsigliese", scrittrice di filastrocche maleducate, meditativa, attiva, passiva, preimprenditrice, copywriter, capiente, negoziatrice nata, sorridente, rimpiazza la pessima memoria con un ottimo istinto.

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