Mattarella ha sciolto le Camere: inizia il tutti contro tutti per la corsa a palazzo Chigi

Quella che è stata considerata da molti la peggiore legislatura è finita. Anche se quella che verrà non promette tanto meglio

Giovedì il presidente della Repubblica  Sergio Mattarella ha sciolto le Camere, ponendo fine alla XVII legislatura.
Si è quindi aperta la campagna elettorale in vista delle elezioni politiche che si terranno il 4 marzo 2018.
Da molti considerata la peggiore legislatura di sempre, il timore che adesso si presenta per gli italiani è che quella che verrà forse non sarà tanto meglio. O almeno le premesse fino ad ora non sono proprio delle migliori.
Il centrodestra non ha ancora un candidato premier.
Berlusconi non vuole arrendersi al tempo che passa e torna sulla scena politica più che carico che mai.
I pentastellati continuano a portare avanti la loro crociata di paladini della giustizia, soli contro tutti.
Il PD invece, ma quale PD? Dopo lo scandalo Etruria il partito democratico è ormai definitivamente collassato su se stesso.
E poi abbiamo l’innumerevole scia di partitini e  gruppetti, anche loro in pole position per aggiudicarsi un posto in quel campo di battaglia che ormai è il Parlamento ma di cui noi italiani, francamente, non abbiamo proprio bisogno.

Con la nuova legge elettorale, il Rosatellum, approvato definitivamente in Parlamento il 26 ottobre scorso e che verrà applicato per la prima volta nelle elezioni politiche di marzo, è poi probabile che nessuno schieramento politico riuscirà ad ottenere la maggioranza per costruire un nuovo governo.
Le elezioni che verranno sembrano inoltre suscitare uno scarso coinvolgimento da parte dei cittadini e si teme che il livello di astensionismo possa raggiungere una percentuale elevata in un paese in cui ormai la politica è diventata una barzelletta.

Non c’è dubbio su quelli che si presentano invece come i protagonisti di queste elezioni che ci aspettano nel 2018, ossia Renzi, Berlusconi e Di Maio, tutti immersi nella stessa impresa: conquistare consensi.
Ma a fare da cornice resta la percentuale degli indifferenti, ed è proprio a loro che puntano i partiti.
Il PD si presenta infatti con Matteo Renzi, il movimento cinque stelle ha confermato come candidato premier Luigi Di Maio, mentre nel centrodestra la situazione è meno chiara, soprattutto per le difficoltà di raggiungere un accordo tra Salvini e Berlusconi.
Nel frattempo è iniziato il tutti contro tutti nella spasmodica corsa alla poltrona e gli eserciti-partiti sono già pronti a combattere a suon di tweet e finti buonismi.

Berlusconi accusa ripetutamente i grillini di massacrare il ceto medio e si dice convinto che una vittoria dei cinque stelle sarebbe più pericolosa rispetto ad una vittoria della sinistra. I grillini replicano e accusano Berlusconi di essere un bugiardo. Salvini non trova un accordo con Berlusconi e il PD affonda, sotto il colpo mortale dello scandalo Etruria, in cui Renzi si è schierato sempre in prima fila nella difesa di Maria Elena Boschi, una situazione che sicuramente ha giocato un ruolo di primo piano nell’erosione del consenso al partito.

La sinistra è ormai data per spacciata, incapace di fare da collante tra le tanti fazioni. Inoltre non è ancora chiaro quale sia il programma elettorale portato avanti dal Partito Democratico.
Renzi ha dichiarato apertamente che non concluderà nuovamente un’alleanza con Forza Italia di Silvio Berlusconi, così da lasciare il ricordo del Nazareno sotto il tappeto.

Il movimento cinque stelle punta a presentarsi ancora una volta come forza antisistema, di rottura con i partiti tradizionali, da sempre contrario ad ogni accordo con altre forze politiche.
Intanto la Lega si presenterà con un nuovo simbolo alle elezioni politiche, non più la parola ‘nord’, al posto della quale compare la scritta ‘Salvini premier’.
A fare da ago della bilancia tra i due nel centrodestra sembra essere Giorgia Meloni, candidata premier per Fratelli d’Italia.
Poi il ritorno sulla scena di Massimo D’Alema, candidato a Liberi e Uguali, nome della nuova formazione unitaria della sinistra dopo la scissione dal PD, con premier Pietro Grasso, e chi più ne ha più ne metta.

Intanto all’orizzonte non si vedono coalizioni e leadership certe. Si moltiplicano le piccole formazioni e costruire una grande maggioranza è ormai impresa sempre più ardua.
Molto probabilmente la vera partita si giocherà dopo il voto.
Nel frattempo a farla da padrona è la confusione che regna sovrana e l’alta probabilità che dalle urne non uscirà una maggioranza di governo. Insomma molti esultano per la fine di una legislatura davvero infelice, ma forse il peggio deve ancora venire.

 

Federica Antonecchia

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