Melania Trump: apologia di una donna che potrebbe ribaltare il mondo intero (se lo volesse)

Sempre più americani ormai provano pena per la first lady, umiliata dalle continue cadute di stile del marito. E se invece lei stessa decidesse di prendere la situazione in mano?

“L’uomo è la testa, la donna il collo; la testa guarda dove gira il collo”, recita un proverbio (neanche a farlo apposta) russo. Ma Donald Trump, l’Uomo Americano per antonomasia – imprenditore di se stesso, dal pugno duro e il tweet facile – sembra ancora completamente ignaro del fatto che la bellissima moglie Melania Trump potrebbe decidere da un momento all’altro di farlo precipitare nel cimitero dei reietti, classe verso cui gli Stati Uniti non spiccano certo per generosità.

In un mondo dove il caso Weinstein ha scatenato la furia dello star system prima e dell’intero universo femminista poi, dando origine a un movimento (il “Time’s up“, “tempo scaduto”) ricordato per aver coperto di nero il red carpet dei Golden Globes, per metà dell’opinione pubblica americana e non Melania Trump è la vittima più esposta ai media: vittima dei tradimenti, della rudezza e della volgarità del marito, la subalternità (sicuramente economica, forse anche psicologica?) nei suoi confronti imprigiona la first lady in una gabbia d’oro – e di lusso sfrenato.

Al contrario, per l’altra metà dell’opinione pubblica Melania è l’esatto corrispettivo di Donald al femminile: arrivista, meschina, ha scelto di vivere all’ombra del marito sopportando di veder calpestata la propria dignità di donna dividendo il letto con l’uomo più potente (e imbarazzante) del mondo, in cambio di un tenore di vita particolarmente gratificante.

Sebbene negli ultimi tempi gli indici di gradimento della first lady non abbiano fatto altro che aumentare, in maniera inversamente proporzionale alle infelici uscite del marito (non è Melania che diventa sempre più simpatica, insomma: è Donald che la tratta in modo sempre più penoso), è ancora difficile riuscire a farsi un quadro completo del personaggio. Avevamo appena rinnovato la nostra solidarietà femminile all’indomani dell’ultima, imbarazzante confessione di una coniglietta di Playboy che ha confermato di aver avuto una relazione con il Tycoon, ed ecco che esce la notizia di come l’essere diventata Mrs. Trump abbia contribuito a far ottenere l’altrimenti sudatissima Green Card ai genitori dell’ex modella. Per quanto allora il presidente americano sia difficile da sopportare, forse tutto sommato non è che Melania se la passi tanto male.

D’altra parte se, sposando Trump, Melania aveva deciso di basare la propria vita sul compromesso – vendendo il proprio orgoglio di donna ai privilegi che l’essere Mrs. Trump avrebbe comportato – perché non recitare la parte fino in fondo, mandar giù l’amaro boccone e incantate la folla con un sorriso smagliante? Per quanto poco nobile o ortodosso, sarebbe comunque un atteggiamento indicativo: uno sdoganamento delle ipocrisie. Donald Trump ha bisogno della donna-oggetto da sfoggiare all’occorrenza? Melania accetta la sfida, entra nel ruolo e, impeccabile come sa di essere, fa quello che le viene chiesto di fare – se poi suo marito si rivela il solito maleducato, sa anche di non poter avere troppe pretese: non solo non ha una faccia da perdere, ma può sperare anche nell’empatia del pubblico. Nel frattempo però si gode la vita tra New York, Washington e Mar-a-Lago, con tutti i vantaggi che ciò comporta. E bando ai benpensanti: c’è chi sceglie l’amore, chi i soldi. Melania Knauss, nata a Novo mesto in Slovenia (poco più di 20 mila abitanti), si è ritrovata davanti uno degli uomini più ricchi del mondo e, con una freddezza che – nel caso sia veramente andata così – farebbe onore alla migliore realpolitik traslata al livello sentimentale, ha scelto i soldi.

Può darsi. O può darsi che, al momento di scegliere, non fosse ancora consapevole di che tipo di uomo avesse davanti – né, a quanto pare, avrebbe immaginato che sarebbe diventato il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Per quanto si possa speculare sulla rettitudine di spirito di Melania Trump, sta di fatto che oggi si ritrova ad essere la moglie di uno dei presidenti più rozzi della storia americana.

Eppure, “la testa guarda dove gira il collo”: forse neanche Melania si rende ancora conto di quanto l’atteggiamento del marito, combinato al ruolo che l’essere first lady le garantisce, possa diventare il detonatore di un’esplosione già innescata da tante micce (la più vistosa delle quali è proprio lo scandalo Weinstein) che, da quando hanno preso fuoco, corrono inesorabili verso il punto di non ritorno. Se Melania si ribellasse, se anche lei si risolvesse per un gesto esemplare che vada oltre il vestirsi di bianco (in ricordo delle suffragette? O solo perché esalta la sua bellezza?) o il negare la mano al marito quando scendono dall’Air Force One, cosa resterebbe di Trump? Dopo che un uomo viene colpito al livello personale, domestico, per altro presumibilmente a ragione, di quanta credibilità potrebbe godere ancora?

Melania può farlo: può affossare il marito e, così facendo, dare il colpo di grazia ad una società ancora troppo maschilista. È l’esempio perfetto di come la lotta debba partire anzitutto dalle donne, e non solo: deve partire da quelle agiate, belle, magari pure bianche, che questa società maschilista potrebbero sfruttarla a proprio favore con un semplice battito di ciglia. Deve partire, insomma, da chi potrebbe tranquillamente accettare di ridursi a donna-oggetto (con tutti i pro che, tutto sommato, questa scelta comporta): ma non lo fa.

Liliana Farello

Aquilana, classe '93, attualmente studio Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma. Nel mio futuro mi piacerebbe vedere cosa c'è dall'altra parte del mondo, ci sto lavorando.

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