Mille splendidi soli: Hosseini e la silenziosa epica femminile al tempo di guerra

Dieci anni fa veniva pubblicato 'Mille splendidi soli' di Hosseini, eppure la sua attualità è ancora bruciante: esso è dedicato a tutte le donne arabo-islamiche e a tutte quelle donne prigioniere, eroine silenziose di una battaglia epica quotidiana e millenaria contro la società, la violenza e il pregiudizio

Jalil non la chiamava mai harami. Jalil diceva che lei era il suo fiorellino. Gli piaceva prenderla in braccio e raccontarle storie, come la volta in cui le aveva detto che Herat, la città dove Mariam era nata nel 1959, un tempo era stata la culla della cultura persiana, la patria di scrittori, di pittori e di sufi. «In questa città non si poteva stendere una gamba senza dare una pedata in culo a un poeta» le aveva detto ridendo. Jalil le aveva raccontato la storia della regina Gauhar Shad, che nel XV secolo aveva eretto i famosi minareti, come un’ode alla sua benamata Herat. Le aveva descritto i campi verdi di grano che circondavano la città, i frutteti, le vigne cariche di floridi grappoli, gli affollati bazar dai soffitti a volta.

Così racconta Khaled Hosseini, straordinario scrittore statunitense di origine afghana (reso celebre dal romanzo Il cacciatore di aquiloni) in una delle prime pagine del romanzo Mille splendidi soli (2007).

Mille splendidi soli racconta la storia di due donne, Miriam e Laila, diverse per estrazione sociale e culturale, eppure unite da un destino di infelicità, comune alle donne ridotte al silenzio e alla schiavitù, e da un’amicizia, nata per caso, che salverà la vita ad una delle due per merito dell’altra, con il sacrificio compiuto in nome della libertà.

Ambientato principalmente a Kabul, durante i numerosi conflitti che si sono susseguiti negli anni fino ad oggi, l’autore affermò che l’ispirazione per tale romanzo gli giunse dai versi del celebre poeta siriano del ‘600 Saib-Tabrizi  in una nota poesia dedicata proprio alla città di Kabul (sebbene conosciuta attraverso la traduzione inglese) che nei versi finali recitava: «Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri». Tale meravigliosa metafora allude alla condizione femminile, bellezza abbagliante in potenza, nascosta dietro i muri e i meravigliosi mashrabiya in legno intagliato, sistema antico di ventilazione che consente a chi sta dentro di vedere senza esser visto.

Credits photo: architetturaecosostenibile.it

Tali versi vengono pronunciati non a caso, all’interno del romanzo, dal padre di Laila, Babi, professore universitario di Kabul, uomo colto e di vedute aperte, soprattutto relativamente alla condizione femminile. Amava profondamente la figlia e la obbligava a stidiare con assiduità perchè credeva che non vi sarebbe stato futuro per il suo popolo senza istruzione per le donne e per questo motivo, era anche un simpatizzante del movimento comunista, all’interno del quale riteneva possibile una maggiore libertà femminile. Questa condizione familiare ci aiuta ad intuire come Laila sia cresciuta in una famiglia colta, benestante e aperta culturalmente, sebbene l’amore smisurato della madre peri figli maschi, perduti poi nei conflitti, (e motivo del suo successivo esaurimento nervoso e depressivo) a discapito di quello per l’unica figlia (per questo più legata al padre) segnerà la sua crescita emotiva. Laila perderà i due genitori sotto un bombardamento, e dovrà rinunciare all’amore della sua vita, suo promesso sposo, Tariq, con il quale aveva consumato il rapporto, rimanendone incinta, che venne allontanato da lei, attarverso un piano ordito da Rashid, il suo salvatore. Rashid che la chiederà in sposa come seconda moglie (Laila era molto bella e dai capelli biondi e dagli occhi verdi, una rarità per i paesi mediorientali) sarà un uomo viscido, irrascibile e violento, nonché marito di Miriam.

Miriam è invece una harami, cioè una figlia illegittima nata da suo padre Jalil, uomo distinto e benestante ma vittima della moglie che gli impedisce di riconoscere la bambina, e una serva Nana. Mirian non ha dunque una vita normale, come le sue coetanee, ma vive quasi nascosta dal mondo e da occhi indiscreti, e l’unico “contatto” con l’esterno, fino ai quindici anni, rimane il padre che viene a trovarla, manifestandole il suo affetto segreto. La figura della madre è piuttosto controversa, perché Nana incarna il simbolo di una femminilità mutilata nella libertà di donna e di essere umano. Il suo carattere fragile, l’educazione e le esperienze negative della sua vita (di cui la stessa figlia illegittima Miriam rappresenta la più grande conseguenza) le hanno insegnato l’etica della sottomissione all’uomo-padre-marito. Il più grande insegnamento che lascia in eredità alla figlia, prima del suoi suicidio, è infatti lo spirito di sopportazione, riassumibile dalla massima che esprime la sua filosofia di vita:

“Come l’ago della bussola segna sempre il nord, così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna a cui addossare la colpa”

Miriam, dopo il suicidio della madre vivrà con Jalil, vittima di un complesso eterno generato dal rifiuto di un padre che non sarà più in grado di perdonare, neanche anni dopo, prima di morire. Sarà quindi data in sposa a Rashid, calzolaio di Kabul e diverrà vittima delle sue violenze soprattutto dal momento che non sarà in grado di dargli figli, a differenza di Laila, la seconda moglie. Tuttavia la vita in città sotto il dominio talebano diviene sempre più difficile e a causa di un incendio Rashid perderà la sua bottega e duqnue il suo lavoro, trascinando nella fame la sua famiglia. Laila sarà costretta a portare la sua primogenita (figlia in realtà del suo vero amore Tariq) in orfanotrofio dove, un giorno, durante una visita, rincontrerà Tariq, venendo a conoscenza di come fosse stato vittima dell’allontanamento forzato da parte di Rashid. Al ritorno a casa il bambino più piccolo, figlio effettivo del marito, racconterà al padre di quell’incontro.

Rashid allora, accecato dalla rabbia e dalla gelosia, percuoterà Laila con l’intenzione di ucciderla ma interverrà Miriam e le due donne tenteranno di opporsi alla furia dell’uomo finché Miriam, ribaltando la sua lunga vita impegnata ad assecondare il marito violento, lo ucciderà. A quel punto, deciderà di assumersi tutte le colpe del delitto, accettando la condanna a morte e liberando, con il suo sacrificio, l’amica e collega di sventura Laila che potrà finalmente sposare l’uomo che ha sempre amato, fuggendo da Kabul con i suoi bambini verso il Pakistan.

Tuttavia, anche Laila troverà il modo di riscattarsi dal sacrificio dell’amica, ritornando poi in città per collaborare alla ristrutturazione di quell’orfanotrofio, occasione imprevedibile alla loro “liberazione”.

Questo romanzo è dedicato da Hosseini a tutte le donne del suo paese e a tutte quelle donne prigioniere, nel mondo, come variopinti e meravigliosi uccelli, nella gabbia dorata delle apparenze, della società, della violenza, dietro il muro domestico e sociale del silenzio:

Distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori dalla finestra.
Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente.
“A ricordo di come soffrono le donne come noi” aveva detto. “Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso”.

(Khaled Hosseini, dal libro “Mille splendidi soli” 2007)

Credits photo: spondasud.it

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

0 Commenti

Nessun Commento!

Non ci sono ancora commenti, ma puoi prima commentare questo articolo.

Lascia una risposta


Warning: Illegal string offset 'note' in /home/caffecar/public_html/newsandcoffee.it/wp-content/themes/dialy-theme/functions/filters.php on line 223
<

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.