“Non ci sono clandestini ma solo destini”

Giusi Nicolini riceve il Premio per la Pace dell’Unesco insieme all’ong francese Sos Mediterranèe. Ma la tragedia nel Mediterraneo non si ferma

In un momento in cui c’è chi chiude le frontiere e alza i muri in nome di un’invasione che non c’è, la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini riceve il Premio per la Pace dell’Unesco insieme all’ong francese Sos Mediterranèe.


Mediterraneo, mare “spinato”, frontiera mobile che spaventa chi si mette in viaggio, perché si sa di esser vivi alla partenza, torturati, violentati, ma non all’arrivo. Perchè in viaggio puoi morire di fame, di sete, ustionato, annegato e, se sopravvivi, sei chiamato a testimoniare la morte del tuo compagno di traversata.

È un riconoscimento significativo al soccorso e alla buona accoglienza che arriva in un momento in cui di spinato, in Europa, non c’è solo il mare. Ci sono le barriere metalliche anti-migranti che si estendono per 300 chilometri, come al confine fra Bulgaria e Turchia.
Migranti e rifugiati che se non ci fossero bisognerebbe inventarli, perché utili ai Governi che impostano le loro campagne elettorali sulla sorte degli ultimi, trasformati in pericolo per la sicurezza.

È un riconoscimento che si schiera in difesa delle Ong che prestano soccorso in mare, accusate di agevolare la tratta umana, come se i morti venissero meno con l’assenza di chi cerca di ridurne il numero.
Con l’ultima tragedia del ponte del 25 aprile, davanti alle coste di Lesbo, supera i mille il bilancio delle persone morte o disperse nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno.

Le partenze non possono essere fermate dalle barriere fisiche ai confini, gli arrivi non possono essere ostacolati da quelle ideologiche.
Il muro anti-migranti è nella testa prima ancora che davanti agli occhi.
Muro che si traduce, per esempio, in un attacco nei confronti dei Sindaci impegnati nella promozione della micro-accoglienza diffusa attraverso i progetti Sprar, da parte di chi non capisce che è l’unico strumento utile ad arginare le concentrazioni di esseri umani e di “interessi”.
La sicurezza in nome della quale si vorrebbe respingere, passa innanzitutto da una buona accoglienza.

Buona accoglienza sistemica, in risposta a un fenomeno strutturale quale è l’immigrazione che non può trovare soluzione nell’estensione della rete dei Centri di identificazione ed espulsione (Cie), che cambiano nome come previsto dal Decreto Minniti ma non la sostanza, in merito alla quale gli ultimi 20 anni raccontano il fallimento del sistema di detenzione amministrativa.

Detenzione a cui seguiranno i rimpatri forzati, frutto di accordi bilaterali con Paesi in cui la violazione dei diritti umani è quotidianità.

La repressione del fenomeno migratorio in un’ottica emergenziale, che vede la riduzione di diritti e garanzie del sistema d’accoglienza italiano, non è la soluzione, anzi rafforza l’idea di un’Europa inaccessibile e convinta di implodere sotto la pressione di coloro che, nel salire su un barcone che taxi non è, trovano l’unica via di fuga che non è detto sia di salvezza.

Non ci sono clandestini, ma solo destini“, dice Erri De Luca a bordo della nave Prudence, dall’ultimo gradino della quale ha visto spuntare “una per una le facce di chi risaliva dal bordo di un abisso“.

Marta Ecca

0 Commenti

Nessun Commento!

Non ci sono ancora commenti, ma puoi prima commentare questo articolo.

Lascia una risposta

<

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.