Questo non è tifo, perché tifare è un’altra cosa

Roma, Pescara e Genova sono solo alcuni esempi di un calcio che ha bisogno di ritrovare i suoi valori

Con questo articolo non pretendiamo di insegnare a tifare, con questo articolo pretendiamo di farvi notare che questo non è tifare. Un passo indietro, nella notte tra il 4 e il 5 maggio, un gruppo di ultras laziali ha appeso, sulla passerella pedonale di via degli Annibaldi, a due passi dal Colosseo, uno striscione e lasciato penzolare dal ponte tre bambole gonfiabili con un cappio al collo e le maglie di Salah, De Rossi e Nainggolan. Lo striscione recitava: “Un consiglio, senza offesa…Dormite con la luce accesa!”.

Quando la stampa ha dato la notizia, si sospettava che i colpevoli potessero essere gli stessi tifosi della Roma che, reduci dalla sconfitta nel derby di domenica, desideravano terrorizzare i giocatori. Un video ha poi svelato che gli artefici di questa pagliacciata, passateci il termine, erano tifosi della Lazio. Tifosi che, notando il clamore che l’accaduto ha scatenato, hanno pensato di rilasciare un comunicato che, a nostro avviso, non fa altro che peggiorare le cose:

Il comunicato

“Meravigliati e stupiti da tanta ottusità, dal sensazionalismo misto all’allarmismo che anima il giornalismo italiano. Con la seguente nota, gli Irriducibili della curva Nord Lazio, rivendicano la natura dello striscione apparso questa notte e chiariscono che il tutto va circoscritto nel sano sfotto che genera il derby capitolino. Nessuna minaccia a nessun giocatore della Roma, le bambole gonfiabili, rappresentano una metafora che vuole rimarcare lo stato depressivo in cui versano i tifosi e i giocatori dell’altra sponda del Tevere. Si tratta della continuazione e non della fine, di un sano sfottò che si protrae già da tre Derby, l’invito alla luce accesa è per evitare che di notte gli incubi possano disturbare i loro sonni, come accade dal 26 Maggio 2013. Non riteniamo scusarci con nessuno in quanto, seppur di cattivo gusto per alcuni, rientra tutto nel sano diritto a deridere l’avversario calcistico di sempre. Questo comunicato nasce dall’esigenza di rispondere e tutelarci, da una stampa attenta a strumentalizzare, allarmare e mistificare piuttosto che limitarsi a fare un’informazione chiara e corretta…
Arrivederci al prossimo incubo….
IRRIDUCIBILI LAZIO CURVA NORD”

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fonte: gianlucadimarzio.com

Al di là della metafora delle bambole gonfiabili, definite dalla stampa ‘manichini’, che rientra in quello che i tifosi in questione definiscono “sano sfottò”; a sorprendere è l’utilizzo di cappi e delle maglie dei giocatori, che più che al tifoso medio, potrebbero far pensare a dei fantocci, quindi ai giocatori in questione. Qualcuno dovrebbe spiegare l’ambiguità a questi tifosi, perché, evidentemente, la ignorano. O magari la sfruttano.

Tutto in una settimana

Proprio nel giorno del derby, i tifosi della Curva Sud hanno colpevolmente abbandonato la propria squadra nel momento del bisogno. Arrivando a minacciare coloro che, vista la situazione di svantaggio, avevano deciso di mettere da parte la protesta. Perché? La causa del silenzio della Sud è da attribuire a delle misure cautelari assunte nei confronti di alcuni tifosi che avevano ricevuto il daspo (per aver aggredito un turista svedese ndr), costretti a rimanere a casa per le ventiquattr’ore dei giorni in cui si svolgono le partite della Roma. Solidarietà, direte voi. Solidarietà un corno. L’aggressione al turista svedese si è verificata perché ‘colpevole’ di indossare una maglia della Lazio.

Sempre nel corso dell’ultima giornata di campionato, in occasione di Cagliari-Pescara, alcuni tifosi della squadra di casa hanno riservato a Muntari dei cori razzisti. Nessun provvedimento per i tifosi, una giornata di squalifica a Muntari, che, già ammonito, ha deciso di abbandonare il campo senza l’autorizzazione del direttore di gara.

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fonte: gianlucadimarzio.com

Potremmo parlare di Firenze, di Genova, di Torino, ecc. I casi citati sono solo degli esempi volti a segnalare che in Italia qualcosa non va. Quel che è peggio è che stiamo facendo riferimento a ciò che è accaduto solo negli ultimi 5 giorni. Sono davvero gli impianti il problema del nostro calcio? Siamo arrivati al punto di confondere lo sfottò con la violenza verbale, e non solo. Gli ultras, e i tifosi in generale, esistono perché esistono le squadre, eppure sembra che per quella che con orgoglio viene definita “mentalità ultras” ci si dimentichi il vero scopo di questi gruppi.

Sono stati persi di vista dei valori. Tifare non è questo. Perché tifare è un’altra cosa. Dev’esserlo per forza.

Felice Ragona

Ventun anni, siciliano dislocato nella Capitale. Aspirante giornalista, disponibile in tutti i negozi di elettrodomestici.

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