Nuova strage in mare: “Straniero. Io non ti conosco”

A largo delle coste libiche l'ennesima catastrofe, costata la vita a decine di migranti. Cerchiamo di demistificare l'orrore della morte con una poesia inedita che commemora le centinaia di migliaia di vittime dall'inizio di questa lunga 'fuga per mare'

Ieri un barcone con a bordo almeno 500 persone si è rovesciato a circa 30 miglia dalle coste libiche. Le stime parlano attualmente di 34 morti tra cui molti bambini e numerosi dispersi.

É passato poco più di un anno da quel 19/04/2015, data luttuosa dell’ennesima ecatombe di enormi proporzioni in mare, di cui divenne simbolo la tragica immagine del corpo senza vita di un bambino, Aylan Kurdi, lasciato dalla risacca, lungo le coste sabbiose. Forse l’innata capacità di adattamento dell’uomo lo sta portando ad un’assuefazione al male per arginare la quale bisogna ricordare, ad ogni costo e con ogni strumento possibile.

Forse la poesia, con la sua rima, con le immagini di denuncia che emergono prepotenti attraverso le parole, può essere un monito, un ridondante pensiero che impedisce di fare l’abitudine al quotidiano bilancio di vite annegate per sempre in quel tratto maledetto di mare tra le coste Africane e la Sicilia.

Straniero. Io non ti conosco.

 

Credits photo: cielolibero.blog.kataweb.it

Straniero.
Io non ti conosco.
Questa terra odora di sale.
Gli occhi neri come lava che non ha padrone
e sopra il tuo petto una croce di legno.

Straniero.
Io non ti conosco.
Le braccia magre intorno al corpo.
La lingua arsa di sete
conchiglie bianche dietro labbra richiuse e segrete

Straniero.
Io non ti conosco.
Corri veloce di notte tra i campi per sfuggire alle luci delle volanti
La morte è signora del tuo cuore
gocciola sangue rosso come i vespri al tramonto
Straniero.
Io non ti conosco.
Tu che non hai mai visto il mare
la cieca paura te lo fa attraversare

Fuggi fratello.
Fuggi da un tempo marcio
da un mondo morto
dal tuo paese
da quelle anime nere

Straniero.
Io non ti conosco.
I piedi feriti dai rovi
La guerra tra poveri
La guerra tra signori
Il respiro affannoso come risacca
Questa notte il mare urlerà la tua disgrazia.
Non un fiore sulla tua tomba
Non un nome che ti distingua dalla massa
solo silenzio
Ogni uomo adesso taccia.

Straniero.
Io non ti conosco.
Ma con te, adesso,
giaccio sul fondo.

 

(Sara Fiore)

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

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