Nuovo Governo, al via il cambiamento?

La coalizione gialloverde si è formata e presentata ma sale ora l'attesa verso le promesse di Di Maio e Salvini in un clima poco sereno

90, la paura. È la somma quasi esatta dei giorni nei quali l’Italia intera è rimasta unita con il fiato sospeso. Il calcio questa volta non ha nulla a che vedere con la tensione creata. Colpi di scena, conferme e smentite, andate e ritorni, denunce e quasi manifestazioni culminate finalmente nella giornata del 1 giugno con il giuramento del nuovo Governo. È la politica insomma ad essere stata protagonista assoluta in questi lunghi giorni. Un periodo lunghissimo che ha dato i suoi frutti ma che al momento risultano tutt’altro che maturi. Già perché questo Governo del cambiamento ha creato molte attese e ora che il gioco si fa duro, la speranza è che davvero i duri comincino a giocare per la salvezza dell’immagine dell’Italia e non solo.

E l’opposizione?

La democrazia oltre a permettere di far eleggere chi viene scelto e votato dal popolo, permette anche che lo schieramento opposto a quello vincitore possa avere un posto comunque nella Cosa Pubblica. Al momento anche questo aspetto rimane acerbo: sappiamo delle spaccature all’interno del PD ma quello che ancora non sappiamo è come queste si porranno ora, alla luce del nuovo corso politico. Per il momento l’attenzione è tutta rivolta ai protagonisti del governo giallo-verde e le poche dichiarazioni sembrano allineate verso una retorica di pronto usa e getta.

Nuovo corso ma non ancora

Fin dalle prime ore di questo Governo, l’impressione comune è stata quella che gli attori della campagna elettorale siano gli stessi entrati nei palazzi romani. Continuano insomma a dare l’impressione di voler aumentare consensi a proprio favore, a prescindere da dove siano arrivati. Salvini continuava per esempio a postare episodi di cronaca sui quali tessere le sue contromisure, mentre Di Maio era sempre collegato in diretta Facebook. È come se volessero sottolineare che per loro non è cambiato nulla, almeno al momento attuale, per cui finché non metteranno le mani in pasta, il loro atteggiamento e la loro natura non cambierà. Per qualcuno è sintomo di debolezza, dell’assetto politico e non solo, per altri semplicemente un modo di comunicare a prescindere da tutto.

Je suis…il mio voto conta

Dalla prossima settimana l’Italia sarà ricca di palcoscenici e attori nuovi, appuntamenti importanti non solo in casa ma anche all’estero. Il primo certo è il voto della fiducia in Parlamento e poi in Senato, ma per il nuovo premier Conte si prospettano il G7 e il Consiglio Europeo. È qui dunque che prendarà il via il cambiamento tanto annunciato. Ma è anche vero che sono già iniziate le polemiche su alcune dichiarazioni di neo ministri che, a tracciare la novità come solco, si sono perfettamente inseriti nel clima dei due vice primo ministro.

Reddito di cittadinanza, lotta alla legge Fornero, al Jobs Act, clandestini. Sono ormai nelle orecchie di tutti. Ma come sarà il passaggio dagli slogan della campagna elettorale ai banchi di prova istituzionali ai quali presto si siederà chi quegli slogan li ha ideati e promossi? Il cambiamento suscita polemiche, opposizioni, discussioni ma i nuovi volti che prenderanno in carica le promesse fatte, saranno in grado di non imporsi e di proporre anzichè bocciare? Finora hanno abituato a tutt’altro, ora è il momento di dimostrare fino a dove e come spingersi.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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