Offseason NBA: i primi Top e Flop del mercato

Tre squadre della Western Conference le regine del mercato fino ad ora

La fine di luglio, oltre che per uno spritz in spiaggia, è un periodo perfetto per stilare una prima analisi sull’offseason NBA, dopo il draft e quando quasi tutti i free agent presenti sul mercato hanno trovato una sistemazione per la prossima stagione. Proviamo, quindi, a vedere quali sono le franchigie che si sono mosse meglio e quelle che hanno deluso di più i propri tifosi nell’atto di provare a rinforzare il roster nell’ottica della prossima stagione.

New York, Chicago e Cleveland; si poteva fare meglio

Tim Hardaway Jr.; 17 milioni per lui sembrano davvero troppi – fonte: Adam Hunger-USA TODAY Sports

Il podio dei flop della sessione di mercato se lo spartiscono i Knicks, i Bulls e, quasi sorprendentemente, i Cavaliers.
La squadra della Grande Mela, una volta disfatasi del guru Phil Jackson (che negli anni di dirigenza nuwyorkese ne ha imbroccate davvero poche), poteva puntare a ricostruire la franchigia, in una conference orientale sempre più povera di talenti, attorno a Carmelo Anthony e Kristaps Porzingis. Dopo la buona presa al draft (leggasi Frank Ntilikina), invece, i Knicks hanno deciso di impegnare oltre 17 milioni del proprio monte salari per quattro anni per Tim Hardaway Jr. giocatore che aveva lasciato la Grande Mela due anni senza creare mal di pancia ai tifosi blu-arancio. La dirigenza dei Knicks è poi riuscita a compromettere il legame con la stella Anthony spingendolo a considerare la migrazione verso altri lidi. L’orizzonte che attende i tifosi del Madison Square Garden non è quindi dei più rosei e tutto lascia presagire un’altra stagione lontana dalla post-season.

Capitolo Chicago; la volontà di partire di Jimmy Butler ha costretto la dirigenza dei Bulls a cercare pretendenti per la stella in maglia numero 21. Dopo giorni di trattative (nelle quali non sappiamo cosa sia stato effettivamente offerto a Chicago), l’affare si è concluso con i Minnesota Timberwolves segnando una pesante perdita per la franchigia della città ventosa. I Wolves hanno spedito alla corte di Fred Hoiberg due giocatori da back-court che, molto probabilmente, non faranno la fortuna della squadra sei volte campione NBA negli anni 90, e rispondono al nome di Zach Lavine e Kris Dunn, guadagnando, invece, uno dei primi venti giocatori della lega. I Bulls hanno infine completato la disfatta della post-season cedendo i diritti di una potenziale stella come Jordan Bell ai Golden State Warriors in cambio di nulla. A Chicago, quindi, resta solo un infelice Dwayne Wade a tirare la carretta che difficilmente basterà a trascinare la compagine rossonera ai prossimi playoff.

A completare il trio dei flop, troviamo la vicecampionessa NBA, i Cleveland Cavaliers di Lebron James. La grande pecca, per la dirigenza Cavaliers, è quella di non essere riuscita a concretizzare nessuno scambio che innalzasse la qualità del roster rossoblu. I tentativi per imbastire scambi che coinvolgessero Jimmy Butler o Paul George sono miseramente falliti, mentre il mercato dei free agent ha portato a vestire la canotta della squadra dell’Ohio, i soli Josè Calderon e Cedi Osman, due giocatori che difficilmente sposteranno gli equilibri in casa Cavs. A completare il quadro negativo di quest’estate si è aggiunta la vicenda Kyrie Irving; il play ha infatti chiesto la cessione, in cerca di un ruolo da protagonista distante dall’ingombrante ombra di James. Attualmente la soluzione alla vicenda non si è ancora trovata, ma difficilmente lo scambio che verrà imbastito avvantaggerà i Cavaliers. L’unica nota positiva è rappresentata da una Eastern Conference dal livello sempre più basso; in quest’ottica, anche senza Irving, l’accesso alle finali di Conference 2018 non sembra in discussione.

Sono anche altre le squadre ad aver parzialmente deluso fin qui nel mercato NBA: ad esempio San Antonio che pare prigioniera della sua storia recente o New Orleans che non è riuscita a costruire un progetto intorno alle due torri Cousins-Davis.

Le regine dell’offseason NBA: Oklahoma, Houston e Minnesota

Jimmy Butler, il colpaccio dell’estate di Minnesota

La presenza di tre franchigie della Western Conference sul podio delle squadre che meglio si sono mosse fin qui nel mercato estivo conferma lo spostamento degli equilibri della Lega sempre più verso Ovest.
Thunder, Rockets e Timberwolves si sono accaparrate una superstar ciascuna, imbastendo scambi particolarmente vantaggiosi e innalzando, non poco, la qualità dei propri roster.

Iniziamo dagli Houston Rockets; i texani si sono assicurati i servigi del miglior playmaker, inteso nel senso di direttore d’orchestra e non di Point Guard, della Lega: Chris Paul. I Rockets, pur firmando un giocatore che sarebbe stato free agents, hanno inviato ai Clippers un pacchetto di giocatori (tra cui Williams, Dekker e quattro altri) al fine di alleggerire il salary cap, nell’ottica di tentare l’assalto a Carmelo Anthony. La qualità media delle concorrenti per diventare la prima contender dei Golden State Warriors si è ampiamente innalzata e i Rockets, che possono continuare a contare su un super James Harden, potranno provare a recitare un ruolo da protagonista nella prossima stagione.

Per la seconda offseason consecutiva, sulle pagine social e i forum di settore si moltiplicano i messaggi che possono essere riassunti in “Occhio ai Timberwolves“. A differenza della scorsa stagione, la trade che ha portato alla corte di Tom Thibodeau Jimmy Butler unita alle firme di Jamal Crawford, Taj Gibson e Jeff Teague, può davvero far sognare i tifosi dei lupi che possono tornare a credere vivamente in un posto al tavolo che conta a partire dalla metà di aprile. Allo stesso tempo, la dirigenza dei Wolves si è liberata di alcuni contratti pesanti che non fornivano un apporto qualitativo pari all’esborso dell’ingaggio: da Ricky Rubio a Zach Lavine, passano per l’eterno infortunato Nikola Pekovic. In questo caso, il potenziamento delle rivali alla post-season potrebbe costringere i Wolves ad accontentarsi di un 7o/8o posto nella griglia playoff, mentre l’anno scorso le premesse sarebbero state da top-5.

A chiudere il terzetto delle promosse, troviamo gli Oklahoma City Thunder. La dirigenza dei Thunder è riuscita nell’arduo compito di affiancare una stella all’ultimo MVP della stagione; a far coppia con Russell Westbrook è infatti arrivato Paul George che, fino a pochi giorni prima della trade, sembrava destinato ai Los Angeles Lakers in questa o nella prossima stagione. L’ala piccola è arrivata dagli Indiana Pacers, ai quali sono andati Victor Oladipo e Domantas Sabonis, due giocatori per i quali i tifosi Thunder non si stracceranno le vesti. Se l’anno scorso i Thunder sono riusciti a raggiungere i playoff, forti dell’apporto del solo Westbrook, le chances di disputare una stagione positiva crescono smisuratamente con l’inserimento di Paul George nel roster biancazzurro.

Ad aver fatto bene in quest’off-season ci sono anche altre franchigie: avremo modo di analizzare la situazione definitiva ai blocchi di partenza con l’avvicinarci all’inizio della stagione, prevista per la metà di ottobre.

Enrico Ropolo

Torinese, 32enne, amante della sua città, dell'Italia, dell'Europa e del mondo. Interessi....tanti; passioni.....pure: attualità, sport, musica arte, etc. Laureato in Cooperazione Sviluppo e Mercati Transnazionale, giornalista pubblicista.

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