Papa Francesco: le parole di un pontefice possono influenzare le scelte della politica?

La svolta impressa da Bergoglio riguardo ai temi del "fine-vita" e dell'attenzione ai poveri non solo pesa all'interno della tradizione cattolica, ma potrebbe indurre a un ripensamento delle proprie posizioni anche i partiti politici vicini a tale tradizione

Ieri la prima Giornata mondiale dei poveri, indetta da papa Francesco alla fine del Giubileo. La settimana scorsa, le parole sulla questione del “fine-vita” durante il Meeting Regionale Europeo della World Medical Association. Un messaggio importante, quello del Pontefice, secondo il quale definire esattamente i concetti di “fine-vita” e “accanimento terapeutico” è diventato sempre più difficile.

Avendo la medicina, con l’avanzare del progresso tecnologico, reso possibile “protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare”, per papa Bergoglio “gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute”. Dove fermarsi, allora? Qual è il limite oltre il quale non si parla più di cura del malato, ma di accanimento terapeutico? “Occorre un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona“.

Saggezza, dunque. Ecco il fattore discriminante quando si tratta di decidere della vita di chi non può più farlo per sé. Così papa Francesco ha fatto un passo (gigante) in avanti nell’ammettere una scala di grigi con cui valutare ogni fattispecie caso per caso, molto più elastica delle posizioni finora tenute dalla Chiesa. Di certo sono anche definizioni abbastanza fluide da lasciare un ampio margine di interpretazione: “Quando ci immergiamo nella concretezza delle congiunture drammatiche e nella pratica clinica, i fattori che entrano in gioco sono spesso difficili da valutare. Per stabilire se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale. Occorre un attento discernimento, che consideri l’oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti”.

Ad essere certo ora è tuttavia che un confine tra “cura del malato” e “accanimento terapeutico” esiste. I fattori da prendere in considerazione per valutare dove si trovi saranno pure molteplici, ma ecco dov’è il salto di qualità: con le parole del Pontefice, assume una nuova veste anche il ruolo dei singoli coinvolti nel compito di accompagnare il malato. “Questo è il luogo in cui ci vengono chiesti amore e vicinanza, più di ogni altra cosa, riconoscendo il limite che tutti ci accomuna e proprio lì rendendoci solidali. Ciascuno dia amore nel modo che gli è proprio: come padre o madre, figlio o figlia, fratello o sorella, medico o infermiere. Ma lo dia! E se sappiamo che della malattia non possiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura: senza abbreviare noi stessi la sua vita, ma anche senza accanirci inutilmente contro la sua morte“.

Si tratta di una nuova attenzione al malato, che resta sempre al centro del discorso ma nel considerare il bene del quale vengono ora inseriti nuovi elementi: primo fra tutti, il rapporto con le persone a lui più prossime – le stesse che, proprio in virtù di tale rapporto, hanno il dovere di accompagnarlo nella fase terminale della sua vita. Ammettendo la priorità di un rapporto del genere, quello di papa Bergoglio allora non diventa solo un enorme passo avanti: ma anche un passo verso il basso, in una dimensione più vicina all’Uomo, più umana in tutti i sensi. Un passo, dunque, che si inserisce perfettamente nel nuovo corso impresso da papa Francesco al mondo cattolico – all’insegna dell’umiltà.

Torna alla mente Eluana Englaro. Il Pontefice ha chiaramente specificato che un’apertura del genere riguardo al “fine-vita” non vuole essere una giustificazione all’eutanasia: “Non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte“. Mezzi sproporzionati: il nocciolo della questione si sposta, ma rimane.

Eppure si sposta. Un passo di cui bisognerà prendere atto anzitutto in Parlamento, anzitutto in Senato dove la legge sul biotestamento è ferma ormai da sei mesi. Le prese di posizione della Chiesa non possono non essere tenute in considerazione da parte dei partiti di matrice cattolica che, se finora si sono sentiti sicuri nel seguire una linea per lo più categorica, ora si vedono costretti a ripensare la proprie posizioni. Le implicazioni sottese alle parole del Papa saranno allora in grado di imprimere un cambiamento nelle alte stanze della politica?

A questo punto, dovrebbero: sia quando si parla di “fine-vita” e di quanto ne consegue, sia quando il Pontefice per primo indice una giornata apposita per sottolineare lo stato delle fasce meno abbienti, ovvero i poveri. Una Chiesa così inclusiva, come è quella intesa da Papa Bergoglio, appare sempre più scollegata dalle posizioni dei partiti che, soprattutto negli ultimi mesi, cercano consensi propugnando posizioni sempre più individualistiche. Accade per lo più tra le file del centro-destra, sebbene mantenere un legame col mondo cattolico risulta essere una strategia che, in Italia, tradizionalmente premia anche spostandosi leggermente più a sinistra (lo sa bene Matteo Renzi).

È presto allora per considerare le parole di Francesco rivoluzionarie. Se lo saranno state, potremo dirlo solo nel lungo termine: quando i cambiamenti a cui mirano saranno stati riconosciuti anche dal Parlamento e, dunque, avranno avuto effetto su tutta la popolazione – cattolica e non. Il Papa ha lanciato il messaggio: la politica lo raccolga.

Liliana Farello

Aquilana, classe '93, attualmente studio Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma. Nel mio futuro mi piacerebbe vedere cosa c'è dall'altra parte del mondo, ci sto lavorando.

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