Paradise Papers, i 13 (scomodi) milioni di documenti che imbarazzano

Ad essere coinvolti ci sono Bono Vox, Louis Hamilton e perfino la Regina Elisabetta

A far tremare alcune fra le personalità più conosciute del mondo finanziario e non solo, sono i Paradise Papers, nome altisonante dietro il quale si nasconde una mole impressionante di documenti fiscali. Oggetto di queste 13 milioni di carte sono le attività offshore sparse per il mondo dei paradisi fiscali e dietro alle quali si celano i nomi di molti personaggi conosciuti, da Bono Vox per esempio alla Regina Elisabetta.

I Panama Papers 2.0

Chiamateli pure Paradise Papers piuttosto che Panama Papers 2 la vendetta, ma la sostanza non cambia. Succede che questa mole di documenti provenienti da due società diverse, arriva nelle mani del Süddeutsche Zeitung, una testata giornalistica tedesca che a sua volta per dovere morale, inoltra anche all’International Consortium of Investigative Journalists. Da qui la vera apertura del vaso di Pandora. Tecnicamente le attività offshore non sono illegali: io azienda italiana decido di investire in fondi esteri, magari in un Paese che agevola fiscalmente il mio investimento, per esempio le Isole Cayman. Il problema è che sono un ottimo strumento per non pagare le tasse che andrebbe pagate.

Danni d’immagine

Il problema di questi files sta nei nomi cui appartengono e le attività loro collegate: è chiaro che se Bono si fa promotore della lotta all’evasione fiscale e poi investe su società off-shore, beh qualche imbarazzo non glielo nega nessuno. Simile discorso per la Regina Elisabetta: le leggerezze si pagano con l’immagine. E anche il principe Carlo non ne esce indenne: dietro una di queste attività su cui gli asset privati del principe avrebbero investito milioni di sterline, ci sarebbe quella di un amico di famiglia.

S.O.S. Washington

Ma è soprattutto Washington ad avere qualche problema più grosso dell’immagine. Secondo i documenti infatti Wilbur Ross, ministro al commercio di Trump, avrebbe intrecciato rapporti d’affari con Putin e chi gli sta intorno. Ennesima polemica, ennesimo problema per l’amministrazione repubblicana, costretta a indagare ora su quanto sia realmente accaduto. In una fase già così delicata per la Casa Bianca, ai minimi storici quanto a indice di gradimento, l’affaire Russiagate si compone di un nuovo elemento.

Oltre ai cyber attack, incubo dei Governi di tutto il mondo, l’altro problema che preoccupa le politiche contemporanee sta proprio nella diffusione di questo tipo di informazioni. La finanza si sa, è una materia difficile, ma quando arrivano nomi come Madonna, Bono, Paul Allen (co-fondatore di Microsoft), Louis Hamilton e i membri di Buckingham Palace, la stessa diventa materia pop, popolare e meritevole dell’interesse della massa. Un problema quindi che va ben oltre il danno d’immagine in sé.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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