Pjanic: un tuffo dove l’acqua è più blu, niente di più

Miralem Pjanic potrebbe vincere il suo primo scudetto proprio a Roma

In quel “niente di più”, di battistiana memoria, è racchiusa tutta la serenità con cui Miralem Pjanic ha deciso di dare una svolta alla sua carriera, senza però screditare chi l’ha fatto crescere.

La storia di Pjanic in Italia comincia con la Roma di Luis Enrique, nella stagione 2011/2012. Senza far trapelare nulla, Sabatini si assicura le prestazioni del centrocampista del Lione, già sugli scudi nelle uscite europee della squadra francese. In una stagione fallimentare per i giallorossi, si rivela uno dei più positivi, per questo la società americana decide di puntare su di lui anche per la stagione successiva. Chi invece sembra non vederlo è Zdenek Zeman, del tutto convinto di poter portare Zemanlandia nella Capitale escludendo due come De Rossi e Pjanic. Il bosniaco risponderà all’esclusione con un gol da centrocampo, poco dopo il suo ingresso dalla panchina, nel derby contro la Lazio (vinto dai biancocelesti per 3-2, ndr).

Pjanic

fonte: pagina ufficiale Miralem Pjanic

Rudi Garcia

Un discorso a parte lo merita la sua storia con Rudi Garcia, che gli affida da subito le chiavi di quel centrocampo che si piazzava di diritto tra i più forti d’Europa: composto da De Rossi e Strootman prima e da Nainggolan poi. Con il belga, complice anche il forfait di Strootman, s’instaura subito un rapporto d’amicizia che va oltre i campi da calcio.  Con l’allenatore francese, Pjanic, conquisterà due secondi posti consecutivi.

A scuola da Juninho

Abbiamo menzionato prima il gol da centrocampo nel derby, con Zeman in panchina, ma non abbiamo specificato che si trattava di un calcio di punizione, ignoriamo per un attimo la follia di Marchetti in quel frangente. Mire, questo il diminutivo ufficiale del suo nome, in Francia ha avuto l’opportunità di crescere sotto l’ala protettiva di Juninho Pernambucano, che, insieme a Pirlo, era forse il giocatore più temuto sui calci da fermo. Parabole imprevedibili, capaci di abbassarsi da un momento all’altro. Una maledetta in salsa carioca. Complice un destro fatato, Miralem impara a calciare le punizioni come il suo maestro e le rende immediatamente il suo marchio di fabbrica. Nella stagione 2015/2016, iniziata con Garcia e terminata con Spalletti, Mire sembra il Chris Kyle di American Sniper con addosso il completino giallorosso. Un colpo, un morto. O meglio, un gol.

Pjanic

fonte: asroma.com

Allegri(a)

Dopo un terzo posto non troppo entusiasmante, il bosniaco si trasferisce alla corte di quello che, per anni, è stato il suo nemico giurato. La Juventus paga la clausola rescissoria del giocatore, da molti definita irrisoria visti i prezzi che girano, e, dopo un giugno di passione, Pjanic si veste di bianconero. Un inizio di stagione claudicante, con alti e bassi, fanno risaltare l’importanza di un team come la Juve: Miralem non è più il campione tra tanti ottimi giocatori, ma diventa uno dei tanti ingranaggi di quella macchina perfetta chiamata Juventus. I suoi gol non sono gli stessi dei trascorsi giallorossi, complice anche il cambio di ruolo pensato da Allegri e che mai l’aveva visto brillare a Roma. Se nella Capitale a lui spettava l’ultimo passaggio, a Torino è invece quello che l’azione la fa partire.

Pjanic

fonte: juventus.com

Vincere a Roma

“Sorrentino non avrebbe fatto un ciak migliore”, decontestualizzando Guè Pequeno. All’Olimpico alla Juve basterà un punto per portare a casa il sesto scudetto consecutivo, quello della leggenda. Miralem sarà lì, con i biglietti per Cardiff già in tasca, a combattere chi prima proteggeva. Scenario inimmaginabile soltanto un anno fa. Pjanic potrà vincere a Roma. Dopotutto, l’ha sempre sognato.

 

 

Felice Ragona

Ventun anni, siciliano dislocato nella Capitale. Aspirante giornalista, disponibile in tutti i negozi di elettrodomestici.

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