Attilio Bertolucci: “Portami con te”

Una poesia che si nutre di parole semplici e di quotidianità, quella sposata da Attilio Bertolucci

Contrario alla complessa poesia pura di ispirazione ermetica, Attilio Bertolucci (1911-2000) sposa la linea poetica inaugurata da U. Saba e definita antinovecentismo proprio per le sue caratteristiche opposte alla tradizione vigente.

Più noto forse nella sua veste di padre di due tra i più celebri registi italiani (Bernardo e Giuseppe), Attilio Bertolucci è, invece, considerato ufficialmente come uno dei più importanti poeti del ‘900, pur essendo anche un noto traduttore, critico, sceneggiatore e documentarista.

Fu un uomo poco incline alla mondanità e molto legato alla sua dimensione privata. La sua poesia che, potremmo dire, rispecchia molto la sua persona, è caratterizzata da versi semplici, ispirati dalla quotidianità della vita familiare e, nel caso specifico dell’autore, sempre dominati dal tema delle origini: la città natale, Parma, con le sue dorate campagne e la sua dimensione cittadina. Una poesia che si nutre di affetti, di calore umano, di ricordi e nostalgia, senza tuttavia cedere mai all’ovvio, conservando una sua purezza nella memoria delle immagini.

Eppure la semplicità di Bertolucci non coincide mai con la banalità dei temi, la sua è al contrario una poesia apparentemente semplice che, sebbene intima e colloquiale, cela invece una complessità notevole di fondo, rintracciabile nell’animo stesso del poeta.

La caratteristica che più spicca all’interno della poetica di Bertolucci, concorde alla linea antinovecentista, è la forte vocazione narrativa dei suoi versi, che lo porta, spesso, anche a rivolgersi direttamente al lettore come suo diretto interlocutore.

Ecco che scorrono fluidi i versi, come pennellate impressioniste, lasciando qua e là stralci di sogni imperfetti, mentre figure umane familiari si muovono in un mondo che non è più lo stesso dei ricordi ma che, allo stesso tempo, non ha perso ancora la sua naturale poesia.

Ma dal momento che nulla sa essere la migliore voce di un poeta se non i suoi componimenti, ne riportiamo forse uno tra i più belli: Portami con te, dalla raccolta Viaggio d’inverno (1971)

Portami con te nel mattino vivace
le reni rotte l’occhio sveglio appoggiato
al tuo fianco di donna che cammina
come fa l’amore,

sono gli ultimi giorni dell’inverno
a bagnarci le mani e i camini
fumano più del necessario in una
stagione così tiepida,

ma lascia che vadano in malora
economia e sobrietà,
si consumino le scorte
della città e della nazione

se il cielo offuscandosi, e poi
schiarendo per un sole più forte,
ci saremo trovati
là dove vita e morte hanno una sosta,

sfavilla il mezzogiorno, lamiera
che è azzurra ormai
senza residui e sopra
calmi uccelli camminano non volano.

 

Attilio Bertolucci, Portami con te (in “Viaggio d’inverno“)

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

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