Riina, è polemica sulla possibile scarcerazione

La Cassazione apre al differimento della pena

L’eventuale scarcerazione del boss di Cosa Nostra, Salvatore Riina, ha acceso le polemiche. Arrestato il 15 gennaio 1993, è stato condannato secondo l’articolo 41 bis, comunemente noto come carcere duro. Il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha il compito di prendere una decisione sulla richiesta di differimento della pena del difensore di Riina; richiesta che, fino ad ora, è sempre stata respinta.

Al centro della questione vi è il diritto a morire dignitosamente. Un diritto che va assicurato ad ogni detenuto.

Chi è Salvatore Riina

Salvatore Riina, detto Totò, oggi ha 86 anni e diverse gravi patologie, trattate sia chirurgicamente sia farmacologicamente. Inizia la sua carriera criminale negli anni ’40, come un piccolo delinquente. Una rapida ascesa lo porta a divenire il leader di Cosa Nostra. Feroce, spietato e senza scrupoli, ha macchiato le sue mani del sangue di almeno 100 persone. Fra gli omicidi che più hanno scosso l’opinione pubblica, si annoverano quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Non solo. Il boss della Mafia ha condannato a morte anche i familiari e la scorta dei due giudici e il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. La sua crudeltà non lo ferma neanche davanti agli occhi di un bambino, che scioglierà disumanamente nell’acido.

Viene incarcerato all’età di 63 anni, dopo una lunghissima latitanza.
I processi cui viene sottoposto, gli infliggeranno 14 ergastoli.

La polemica

La richiesta di differimento della pena ha acceso la polemica. Come può, chi ha vissuto nella più totale criminalità lasciando una scia di orrore e disperazione, pretendere dalla legge il rispetto dei propri diritti? Merita di avere clemenza dalla legge, colui che gli altrui diritti non ha mai rispettato? Può. Può perché la legge è chiara, perché viviamo in uno stato di diritto. La vendetta non è contemplata. La pena ha valore rieducativo: è l’art.27 della nostra Costituzione a difendere questo diritto.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte

Ciò non significa la cancellazione del 41 bis, né equivale a dimenticare le atrocità commesse durante la sua vita.
Quello che l’opinione pubblica si aspetta è che non vi siano sconti, né arresti domiciliari.

Una chiara distinzione, però, risulta fondamentale: l’applicazione della legge dipende dalla Costituzione e dai Codici, la morale e il sentimento costituiscono una sfera che può affiancare, ma non sostituire, il diritto.

Quello di Riina non è il primo episodio. In materia di detenzione disumana, un caso analogo è quello di riguardante Anders Breivik, autore delle stragi nel centro di Oslo e dell’isola di Utoya nel 2011. Nell’aprile 2016 il tribunale, in prima istanza, gli diede ragione. Lo Stato però, rifiutandosi di arrendersi, presentò appello.

 

 

Deborah Talarico

Sono nata a Torino l'ultimo giorno d'estate del 1990 e da quando, per la prima volta, ho preso in mano una penna non ho mai smesso di scrivere. Da sempre affascinata dalle parole, sogno un futuro nel loro mondo: fra i libri, il giornalismo, la comunicazione e la filosofia. Sul blog personale deborahtalarico.wordpress.com racconto pensieri, momenti e persone.

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