Rocco Hunt porta le periferie sui palchi d’ Italia, mentre il concertone è sempre più in declino

In un concerto del primo maggio in cui accade quello che non ti aspetti, che uno dei presentatori ringrazi la SIAE dal grande palco, Rocco Hunt è stata l'unica emozione nel pomeriggio del primo maggio

In un concerto del primo maggio in cui accade quello che non ti aspetti: che uno dei presentatori ringrazi la SIAE dal grande palco, proprio quell’ente tanto criticato perché diventato un organismo oligarchico e tecnicamente non più rappresentativo della maggioranza dei propri iscritti. In un contesto anomalo quindi per chi ricorda come è nato e cosa rappresentava il classico appuntamento del primo maggio, fosse anche solo per la proposta musicale di alto livello artistico e ideologico che un tempo proponeva, Rocco Hunt, che sul palco ritrova in veste di presentatore quel Clementino, fratellì di tante collaborazioni artistiche, è stata l’unica emozione del lungo pomeriggio che un tempo rappresentava non solo i lavoratori, ma tutti coloro che si riconoscevano nei principi che voleva difendere.

È partito da Pastena, dalla sua periferia, per raccontare nella sua musica i quartieri della sua Campania e di tutti i terroni, come provocatoriamente non perde occasione di chiamarli, quei giovani cresciuti in realtà meno fortunate, se volessimo usare un eufemismo.

23 anni non ancora compiuti, dimostra un’attenzione verso le proprie origini e la volontà di portarle alla luce di chi lo ascolta, senza dimenticare “gli amici” che lo hanno accompagnato sin dall’infanzia; e sul palco di questo primo maggio li porta tutti “e’ guagliun do’ quartiere” a presentare il suo nuovo singolo Kevvuò, in cui racconta ancora una volta le difficoltà di chi, vivendo nelle periferie in cui è ancora florido un sistema criminale che mostra ai giovani una superficie luccicante e attraente, è costretto ad impegnarsi il doppio per evitare e combattere quegli stessi contesti in cui è nato.

Rocco Hunt invece, dal suo mixtape di esordio A’ music è speranz, passando per la ribalta del palco di Sanremo, dove nel 2014 fu vincitore della categoria giovani proposte con Nu juorno buono, fino ad arrivare all’ultimo singolo Kevvuò, in cui non mancano citazioni dalla serie Gomorra a rafforzare la denuncia del suo messaggio, continua a lanciare messaggi di speranza rivolti ad una generazione che senza dubbio ha la possibilità di vivere in un’epoca in cui le difficoltà delle periferie, dei quartieri difficili, sono state svelate negli ultimi anni anche in linguaggi più vicini ai giovani.

Un giovane cresciuto in un contesto complicato, che lo ha riconosciuto e lo ha gestito al meglio a beneficio della sua crescita personale; un giovane che parla ai giovani che vivono in tutte quelle periferie di questo paese dove occorre ancora fare attenzione alle compagnie e ai “sistemi” criminali che le popolano, che ricorda nella sua musica che un’altra strada da scegliere c’è, ed è una strada che indossa i panni del futuro.

 

Redazione

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