Santiago Maldonado, sul suo corpo mille battaglie

Il cadavere del giovane attivista è stato ritrovato sul letto del Río Chubut

Il corpo di Santiago Maldonado è stato ritrovato il 18 ottobre nel Río Chubut, nella Patagonia argentina, 78 giorni dopo la sua scomparsa. Prima però di ripercorrere gli ultimi passi terreni di Santiago, quelli che lo hanno condotto sul letto del fiume, bisogna fare un salto indietro nel tempo, precisamente al 1991, anno in cui Carlo Benetton decise di investire una somma ad oggi ancora sconosciuta per acquistare dal governo una serie di appezzamenti di terreno nel sud dell’Argentina dell’estensione totale di 900 mila ettari, poco meno della superficie dell’isola di Cipro. Il latifondo è stato poi sfruttato per l’allevamento ovino, che fornisce il 10% di tutta la lana utilizzata dal marchio Benetton.

Parte di quel territorio, tuttavia, è stato rivendicato dai membri della comunità Mapuche, divisa geograficamente tra Cile e Argentina, in base al diritto riconosciuto ai “popoli indigeni” dalla Costituzione argentina del 1994: stando all’articolo 75, infatti, ai popoli indigeni è riconosciuto il diritto di possesso e di proprietà delle terre occupate tradizionalmente, oltre a tutta una serie di altri diritti riguardanti il bilinguismo, l’inclusione dei membri delle comunità nella gestione e amministrazione delle risorse e il rispetto dell’identità.

Nel 2007, Rosa e Atilio Curiñanco, due membri della comunità mapuche, furono i primi ad occupare una piccola porzione dei terreni Benetton, promettendo la costruzione di un nuovo “stato” mapuche, il quale, secondo la tradizione di questo popolo, dovrebbe spaziare “da mare a mare”. Adesso la comunità si sta lentamente allargando, arrivando a salutare anche dei nuovi nati e coprendo un’estensione di circa 500 ettari. I Benetton, d’altra parte, dopo una prima fase più conciliante, rifiutano ora il riconoscimento di questo diritto, accusando i membri della comunità mapuche occupante – che ora gode dell’appoggio di alcune organizzazioni come Resistencia Ancestral Mapuche e di una buona parte dell’opinione pubblica – di aver scavalcato la frontiera dal Cile solo nell’ultimo decennio, di essere insomma degli immigrati e di non poter vantare pretese di possesso sulle terre tradizionali mapuche.

Questo conflitto, che affonda le proprie radici nelle antiche contraddizioni latinoamericane intorno alla proprietà privata, alla cittadinanza, al riconoscimento delle identità indigene e delle frontiere, è stato ulteriormente polarizzato dal dibattito politico in Argentina, anche in vista delle elezioni che si sono tenute il 22 ottobre, per il rinnovo di parte dei membri del Congresso. Cristina Kirchner, ex Presidenta e attuale capo dell’opposizione, ha puntato il dito contro il Presidente in carica e avversario politico Mauricio Macri, accusato di essere un fiero membro dell’oligarchia, naturalmente collocato dalla parte dei latifondisti e delle multinazionali straniere (altro storico problema argentino), contro gli interessi del popolo.

Il corpo senza vita di Santiago Maldonado è stato, ed è, l’amaro teatro di molte battaglie diverse e lo spettro della parola desaparecido aleggia su tutta questa faccenda. La ferita delle sparizioni forzate è ancora in via di guarigione in Argentina, e il ritrovamento del cadavere 78 giorni dopo il presunto “arresto” – mai confermato ufficialmente – da parte della Gendarmería Nacional non fa che peggiorare le cose. Santiago è stato visto salire non spontaneamente su una camionetta delle forze dell’ordine dopo una protesta a favore dei diritti dei popoli indigeni lungo la Ruta 40. L’opinione pubblica, appoggiata anche da Amnesty International, si è subito largamente mobilitata affinché il ventottenne bairense riapparisse vivo.

Il Governo argentino dovrà ora rispondere a numerose domande spinose sulla morte di Santiago, legate alle circostanze peculiari in cui è stato ritrovato il corpo, 300 metri a monte rispetto al punto in cui era stato visto dai suoi amici, in un tratto di fiume quasi secco che rende poco probabile l’ipotesi di annegamento, senza tracce di percosse o di torture, con ancora il passamontagna calato in testa. Ma soprattutto domande in merito alle indagini: perché queste sono cominciate solo quindici giorni dopo la denuncia della scomparsa? Perché il Governo ha cercato di minimizzare l’accaduto?

Risposte più certe si avranno in seguito ai risultati dell’autopsia, che giungeranno nei prossimi dieci giorni, esame che verrà svolto sotto l’egida del Minnesota Protocol, uno strumento predisposto dalle Nazioni Unite affinché si possano rintracciare segni di esecuzioni extragiudiziarie sui corpi rinvenuti. Nel frattempo l’Argentina trattiene il fiato e la lotta mapuche non si ferma.

Camilla Eva Trotta

Dal 1993 con furore, sulla mia tomba scriveranno "Qui giace colei che non era d'accordo".

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