Smart working, lavorare ovunque e da nessuna parte

Fare smart working significa agevolare in modo univoco ambo le parti di un lavoro: chi lo svolge e chi lo deve ricevere

Da nessuna parte e ovunque, come la rete, per cui fu coniata l’espressione nowhere everywhere. Una “connessione” forte, quella tra smart working e l’internet. Omogeneità concettuale, identica attitudine alla dematerializzazione delle infrastrutture e forte proiezione al raggiungimento dell’obiettivo. Senza internet, di smart working non se ne sarebbe mai parlato. In questi anni, per alcune professioni in particolare, il concetto di sede di lavoro ha perso progressivamente significato fino a scomparire. La rivoluzione informatica, che sta mettendo continuamente in discussione orari e modalità di lavoro, è dunque al centro di questo processo tutto orientato al risultato.

Succede così che anche in Italia il lavoro agile, o smart working, viene finalmente regolamentato da una legge, la recentissima 81/2017, grazie alla quale il lavoratore può finalmente lavorare fuori dall’ufficio sulla base di norme certe. La legge regola il lavoro agile sia nel settore privato che in quello pubblico, rappresentando, in questo settore, una novità assoluta.

Elemento cardine del provvedimento la parità di trattamento economico e normativo con gli altri lavoratori. L’accordo tra le parti deve essere scritto e la prestazione deve esser svolta entro i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale previsto dal CCNL. L’accordo può essere a tempo indeterminato o determinato, deve contenere la disciplina dell’esecuzione della prestazione lavorativa al di fuori dei locali aziendali e le modalità di controllo della stessa, nonché il rispetto del diritto alla disconnessione per il lavoratore. Per gli accordi a tempo indeterminato il recesso è possibile con un preavviso di almeno 30 giorni (90 per i lavoratori disabili) o in presenza di un giustificato motivo.

Credit photo: BiMag

La ratio della norma è nobilissima: favorire la conciliazione vita-lavoro. Un traguardo raggiungibile solo attraverso una certa flessibilità organizzativa. Flessibilità che può far riferimento all’orario di lavoro o allo spazio dove questo viene svolto, o a entrambe le cose. La norma diventa quindi un volano per quel welfare aziendale utile (a volte indispensabile) ai lavoratori che siano anche genitori o comunque impegnati in forme di assistenza familiare non altrimenti delegabili e funzionali alla creazione di un clima lavorativo ottimale.

I benefici consequenziali diventano molteplici: riduzione dei costi (risparmio sui canoni di locazione, utenze, ecc.), incremento della produttività e contenimento dei tassi di assenteismo per le aziende; benessere delle risorse e miglioramento della qualità di vita per tutti quei soggetti che non dovranno più sopportare spostamenti giornalieri e traffico cittadino per raggiungere la sede di lavoro. Con un ulteriore effetto indiretto, ma non meno significativo, la riduzione dell’inquinamento a favore dell’ambiente.

Insomma una legge moderna, che prova a portare il lavoro al passo coi tempi. Nella conferenza stampa di Palazzo Chigi, la Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, e la Ministra per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, hanno parlato di sfida culturale che mette al centro il lavoratore. Una sfida importante, soprattutto per la Pubblica Amministrazione, che si appresta ad entrare in uno scenario inedito. Sempre secondo le parole della Ministra, il progetto tende a scardinare la cultura della procedura per spalancare finalmente le porte sulla cultura del risultato, nell’ottica di una riforma complessiva della p.a.

E se è vero che finalmente non contano più solo le ore lavorate, ma l’obiettivo da raggiungere, questa volta speriamo che i risultati siano di segno assolutamente opposto a quelli raggiunti in altro momento e su altri fronti con i voucher.

Toni Augello

Blogger quando arriva l'ispirazione, scrittore senza contratto e appassionato di nuovi media come della vita, perchè in realtà profondamente attratto dalle dinamiche relazionali. Mi occupo di cultura e social innovation. Seguo con interesse il mondo del digital e delle startup.

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