The Handmaid’s tale – “non lasciare che i bastardi ti schiaccino”

La nuova serie “The Handmaid’s tale”, in onda su Hulu, piattaforma di streaming on demand principale concorrente di Netflix in America, è una storia di resistenza silenziosa e di forza

“Nolite te bastardes carborundorum.”

“Non lasciare che i bastardi ti schiaccino.”

Questa non è una frase qualsiasi. La scritta in latino maccheronico, intagliata su un muro, è il grido silenzioso  di ribellione di una donna che vive in un mondo in cui le è proibito leggere e scrivere, il mondo in cui è ambientato “The Handmaid’s Tale”.

“Il racconto dell’Ancella”, questo il titolo tradotto dall’inglese,  è una serie TV ideata da Bruce Miller e mandata in onda dal 26 Aprile 2017 su Hulu, piattaforma di streaming on demand principale concorrente di Netflix in America. Se non ne avete già sentito parlare, è perché non è ancora stata stabilita la data ufficiale in cui la serie TV sarà rilasciata in Italia. Ecco, quindi, per giocare d’anticipo, un paio di cose da sapere nell’attesa che sbarchi sulla TV italiana (e per i più curiosi ed impazienti lo streaming con i sottotitoli è online).

 

La trama

In un futuro distopico, dopo un colpo di stato, un movimento fondamentalista religioso ha instaurato un regime totalitario teocratico in quelli che prima erano conosciuti come Stati Uniti e che ora, invece, sono chiamati “Gilead”.

Per poter sconfiggere l’infertilità e l’inquinamento -le due principali piaghe che affliggono il pianeta-, il nuovo governo, formato esclusivamente da uomini, ha deciso di dimezzare la popolazione scartando gli omosessuali e le donne sterili e di asservire le restanti fertili, trasformandole in vere e proprie incubatrici che camminano.

A “Gilead” vige un grande rigore morale, il sesso deve avvenire esclusivamente al fine riproduttivo ed il piacere, qualsiasi genere di piacere, è proibito a tutti. Solo i comandanti sembrano avere acceso ai lussi che invece sono negati alle donne e agli uomini di classe inferiore. Vivendo in un clima di asfissiante terrore, le persone possono interagire tra di loro poco e sottovoce, poiché continuamente controllate dagli ‘Occhi’, spie incaricate di scovare i trasgressori alle regole.

La mortificazione e sottomissione della donna

Quando June, narratrice e protagonista della vicenda, si ritrova ad indossare per la prima volta il lungo abito rosso, colore simbolo di fertilità, che da quel momento in poi indosserà ogni giorno della sua vita, è ancora sotto shock. Tutto a un tratto, il mondo come lo conosceva è considerato il “prima”: lei vive invece nel “dopo”, dove del mondo com’era un tempo si può parlare solo bisbigliando, meglio ancora non parlarne affatto.

Adesso il suo nome è “Offred” che, tradotto, significa “di Fred”, ovvero il comandante a cui appartiene. Adesso, lei è “un’Ancella”. Il suo corpo e quello di tutte le le donne fertili come lei, verrà messo una volta al mese al servizio della patria e, dunque, alla mercé del comandante, al fine di ripopolarla.

Tutte le donne sono sottomesse al volere degli uomini e considerate esseri inferiori: nessuna di loro può leggere o scrivere, intraprendere una carriera lavorativa né utilizzare il proprio nome di battesimo.

Sono fondamentalmente delle schiave, anche se in maniera diversa a seconda della categoria a cui appartengono. Infatti, ci sono ‘le Mogli’, ‘le Zie’, ‘le Marte’ e ‘le Ancelle’. Tutte loro hanno un ruolo ben preciso, un compito stabilito da portare a termine e da cui non si può scappare. Pena: la morte.

 

Perché è così attuale?

Così come avvenne nel 1985 per l’omonimo romanzo scritto da Margaret Atwood da cui la storia è tratta, “The Handmaid’s tale” ha avuto un successo strepitoso negli USA, al punto che, dopo la messa in onda di soli tre episodi, è stata rinnovata per una seconda stagione. Sia il libro che il suo adattamento televisivo sono stati pubblicati in un clima conservatore in cui la donna è mal vista se vuole esercitare il suo diritto a non essere madre. All’inizio di quest’anno, infatti, il presidente americano Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che ripristina un provvedimento introdotto dal presidente Reagan proprio nel 1985, che vieta i finanziamenti alle organizzazioni internazionali che praticano o forniscono informazioni sull’aborto.

Come per “Orange is the new black”, questo è un racconto che mostra una delle qualità della donna, ma anche di tutti gli esseri umani (e non) che soffrono, che non è mai cambiata nel corso del tempo: la resilienza. “The Handmaid’s tale”  è una storia di resistenza silenziosa e di forza. Sopravvivere per resistere, resistere per sopravvivere.

Oggi più che mai, come nel 1985, la realtà distopica dal sapore orwelliano raccontata attraverso questa mini-serie di dieci episodi, sembra non essere poi così distante da noi. Oggi più che mai, “The Handmaid’s tale” è un monito ad essere consapevoli e a non dare per scontato ogni diritto conquistato. È una preghiera che esorta a lottare per l’uguaglianza e la giustizia, senza fermarsi mai. Bisogna insistere e resistere, perché basta un attimo per perdere tutto ciò che si è guadagnato. Quindi, “Nolite te bastardes carborundorum”. 

 

 

Chiara Giovannone

Laureanda in Editoria e Comunicazione, grande lettrice, allieva attrice e "binge watchatrice" seriale.

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