Trump festeggia il primo anno di presidenza con lo shutdown

Un compleanno poco felice e all'insegna delle divisioni che però non sembrano turbare il presidente

Happy birthday Mr. President! Nessun Marylin potrà augurare tanto a Donald Trump che festeggia il suo primo anno da presidente in un momento poco felice per la politica americana. È passato un anno ma l’atteggiamento del tycoon non è affatto cambiato, anzi, si è rafforzato culminando in un evento eccezionale come lo shutdown degli uffici pubblici amministrativi. Nelle ultime ore infatti il mancato accordo in Senato sul provvedimento per finanziare le attività del governo ha causato la chiusura degli uffici federali con il rischio che i dipendenti non percepiranno lo stipendio. Un’emergenza non da poco.

Trump dei record

Il sondaggio Gallup segna un record storico negativo: la percentuale di gradimento del presidente è scesa al 38%, la percentuale più bassa mai registrata nella storia recente americana. Un segnale forte ma non abbastanza. Già perchè a maggior precisazione di quella netta divisione fra ricchi e poveri, Trump ha deciso di festeggiare il suo primo compleanno da presidente con una festa a Mar-a-Lago in Florida nel suo club. I biglietti per la serata variano da 100.000,00 dollari a coppia fino ai 259.000,00 dollari per sedere a un tavolo per il quale l’avvento prevede la visita del tycoon.

Tutti contro Trump o Trump contro tutti?

In questo lungo primo anno, le polemiche non sono mancate, anzi. Eppure Trump sembra sempre in battaglia, anzi in guerra contro chi la pensa diversamente e contro i detrattori, anticipandone le mosse, prendendosi beffe della storia recente e in sostanza portando avanti quell’atteggiamento presuntuoso che lo ha contraddistinto per anni. Dai primi minuti del suo insediamento però in molti hanno abbassato le serrande del buon senso, cadendo nel tranello forse cosí ben costruito dal presidente, iniziando ad attaccarlo e criticarlo alle volte anche preventivamente. Un gioco sporco che al momento ha portato solamente alla divisione del Paese.

Il problema del razzismo

Alcuni analisti hanno esaminato la storia pubblica di Donald Trump e il ritratto che ne viene fuori è costellato di momenti esagerati, di prese di posizione decisamente condite per la stampa. In molti credono che la sua vittoria sia stata una rivincita per i razzisti del Paese che hanno dovuto sorbirsi il successo di Obama per ben due legislature. Se però il suo atteggiamento lo ha portato tanto in alto, è anche vero che dal punto di vista internazionale, le cose iniziano a scricchiolare come il podio sul quale si è più che adagiato. Un Paese non unito in questo momento, non può certo ergersi a leader mondiale e dettare legge se per primo non è in grado di costruire e condividere.

L’impronta negativa che sta lasciando il presidente americano non è da poco. Parlare di eredità è ancora decisamente troppo presto ma non lo è per parlare di elezioni di midterm e delle prossime nel 2020 per le quali sicuramente ci sarà da combattere e non poco. I repubblicani al momento sembrano allo sbraraglio: hanno i numeri ma non un leader in grado di gestirli. E ancora una volta quell’atteggiamento di sufficienza nei confronti dei democratici non aiuta, anzi fomenta la divisione che al momento ha portato allo shutdown. Quale può essere il futuro politico di un personaggio cosí controverso e che sta lasciando voragini di distruzioni di conquiste maturate e sudate dalle precedenti amministrazioni?

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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