Trump perde contro Obama ed è caos fra i repubblicani

L'Obamacare è salvo ma lo stesso non si può dire per la coesione nazionale e a pensarci ci sono LeBron James e i suoi colleghi

Le promesse sono importanti, soprattutto se fatte in campagna elettorale. Soprattutto se sulle quelle promesse basi la tua intera battaglia per vincere le presidenziali. Negli Stati Uniti le promesse elettorali valgono molto, quasi come una parola d’onore. Uno dei principali mantra di Donald Trump era “guerra all’Obamacare”. Ebbene in questi giorni l’impegno per eliminare l’Obamacare e riformare così il sistema sanitario, sembrerebbe accusare i colpi di una opposizione inaspettata: quella dei repubblicani.

I traditori

Al voto contro l’Obamacare tre sono stati i protagonisti che hanno ostacolato il successo  dell’operazione: John McCain, Rand Paul e a sorpresa la senatrice Susan Collins. La motivazione che ha spinto la senatrice Collins a votare contro l’abolizione di una delle colonne portanti degli otto anni di presidenza Obama, sarebbe stata nella valutazione del Congressional Budget Office (Cbo). Secondo l’organo bipartisan la vittoria dei repubblicani avrebbe causato la perdita della copertura sanitaria per “milioni” di americani (dato non ben quantificabile). Trump è subito passato al contrattacco diffamatorio ma contro McCain poco può visto che il veterano gode di ottima rispettabilità nel Paese.

fonte foto: thedailybeast.com

LeBron James contro l’innominato

Le polemiche contro il presidente sono vertiginosamente aumentate quando quest’ultimo ha deciso di mettere il naso in un affare molto serio per gli americani: lo sport. Al fine di richiamare l’attenzione sulle discriminazioni e sulle disuguaglianze razziali e sociali e sulla brutalità delle forze dell’ordine, nei confronti della popolazione afroamericana, in molti hanno deciso di inginocchiarsi durante l’inno nazionale. Per Trump si tratterebbe di un affronto ma in molti si sono schierati a favore dell’iniziativa. Dulcis in fundo LeBron James, un volto decisamente noto dell’NBA, ha rincarato la dose dichiarando: “Il Paese è degli individui, non di una persona che governa, e sicuramente non è suo”.

fonte foto: nbareligion.com

E poi è la volta della disfatta di Luther Strange: il candidato in Alabama supportato da Trump ha perso contro Roy Moore, supportato invece da Steve Bannon e da Sarah Palin. E cosa dire dell’accusa contro Facebook: “È sempre stato contro di me” che sembra più stizza che rabbia, da riversare a caso sul primo che passa. L’ultima decisione che farà discutere è quella di ridurre il numero dei rifugiati ammessi negli Stati Uniti a 45 mila. Inevitabile pensare che prima o poi l’insoddisfazione degli Americani, che secondo gli ultimi sondaggi è preoccupantemente aumentata, sfocerà in un dissenso difficile da arginare.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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