Un bilancio della Riforma Madia

La Riforma Madia si trova ad un punto di snodo fondamentale: terminata la scrittura della legge, ora tocca alle norme attuative

La riforma della pubblica amministrazione (c.d. Riforma Madia), avviata dal governo Renzi e continuata dall’attuale governo Gentiloni, ha il suo primum movens nella legge n. 124 del 2015 (la c.d. Legge Madia); si tratta di una legge che contiene un numeroso corpo di deleghe al governo per riformare ampi settori dell’amministrazione pubblica. Nello specifico contiene 14 deleghe legislative, di cui alcune esercitate attraverso più decreti attuativi che, nel complesso, ad oggi sono 20. La legge si divide in quattro sezioni, la prima rivolta principalmente a cittadini e imprese per semplificare e facilitare il loro rapporto con gli amministratori pubblici, la seconda e la terza parte, invece, sono rivolte alle amministrazioni stesse con la finalità di riformare organizzazione e funzionamento di alcuni settori pubblici (come le camere di commercio, gli enti di ricerca o le forze armate) ma anche di incidere sul pubblico impiego e quindi direttamente sul personale (proprio oggi è stato approvato dal Consiglio dei ministri il decreto sul pubblico impiego), infine, l’ultima sezione della legge conferisce deleghe di semplificazione normativa ad esempio in materia di processo contabile.

Dopo quasi due anni di lavoro, l’attività normativa della riforma può dirsi sostanzialmente terminata. Tuttavia, ora, inizia una fase molto delicata, ossia l’attuazione delle norme. In questa seconda parte il legislatore ha un ruolo di accompagnatore e facilitatore rispetto agli attuatori della riforma, ossia coloro che lavorano nelle amministrazioni.

Cosa vuol dire attuare una riforma?

Gli strumenti sono tanti, così come le modalità. Volendo tracciare un quadro di sintesi si può dire che le misure sono sostanzialmente: di formazione e informazione sia per i dipendenti della amministrazioni sia per cittadini e le imprese, di monitoraggio dell’attuazione, di organizzazione amministrativa e di adeguamento tecnologico.

In queste direzioni si sta muovendo anche il Dipartimento della Funzione Pubblica che della riforma è uno dei maggiori responsabili. Particolarmente rilevante, rispetto alle misure attuative, è il progetto Terzo tempo lanciato proprio da Marianna Madia, Ministra per la per la semplificazione e la pubblica amministrazione, che consiste in un piano di ascolto della società civile (nelle sue diverse anime e articolazioni) attraverso il quale proprio la Ministra e il Sottosegretario Rughetti incontreranno e ascolteranno direttamente tutti i portatori di interesse e i soggetti che a vario titolo si relazionano con le amministrazioni, al fine di avere un confronto e uno scambio sull’andamento della riforma. Questo progetto, con la sua chiara connotazione di disintermediazione tra livello di governo e cittadini e imprese, denota la chiara responsabilità che proprio la Ministra si assume anche nel seguire l’attuazione della legge che porta il suo nome. Interessante è anche che gli incontri potranno essere richiesti solo attraverso il Registro Trasparenza che contiene anche le agende pubbliche dei vertici del Ministero, un modello già sperimentato anche dal Ministro Calenda e che da poco è stato esteso a Palazzo Vidoni.

Altre misure più specifiche che il Dipartimento della Funzione Pubblica sta portando avanti riguardano l’adozione del FOIA, attraverso le linee guida operative per le amministrazioni, che sono anche state oggetto di consultazione pubblica (essendo un atto interno alle amministrazioni non è prevista consultazione, tuttavia la società civile durante uno dei momenti di incontro con la Ministra Madia nell’ambito del progetto Open Government Partnership, ha chiesto e ottenuto che si aprisse una fase consultiva anche sulle linee guida).

Infine, in materia di semplificazione amministrativa, sono da poco stati adottati moduli unici standardizzati, così come previsto da uno dei decreti della Riforma in materia di Segnalazione di inizio attività (SCIA) ed è stato avviato un ciclo di webinar aperto a tutti dove vengono discussi i punti principali delle misure di semplificazione presenti nella riforma, si tratta quindi di un progetto di formazione a livello nazionale.

La strada per il cambiamento è sicuramente ancora in salita perché nell’amministrazione pubblica, più che per altri settori, le novità hanno sempre un tempo di sedimentazione lungo. Tuttavia, la rotta tracciata sembra essere quella giusta e sicuramente il piano capillare che si sta mettendo in atto per attuare e monitorare la riforma potrà aiutare anche a definirla sempre meglio, attraverso un confronto diretto delle previsioni normative con la realtà. Restano però alcune incognite: quale sarà il destino della riforma a fine legislatura? Si riuscirà a tenere una rotta comune anche in presenza di livelli di governo e amministrazioni tanto eterogenee come quelle del territorio italiano? Queste sfide sono davvero le più difficili, ma sono anche gli elementi sui quali si dovranno costruire gli indicatori per monitorare e valutare gli effetti della riforma Madia. Il bilancio, quindi, è ancora tutto da costruire.

 

Erika Munno

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