USA vs Cina: è iniziata la guerra dei dazi

Mentre Trump rilascia dichiarazioni positive, le borse soffrono e la Cina reagisce

Lo aveva anticipato e così è stato: Donald Trump ha iniziato la guerra dei dazi, in particolare contro la Cina. Una scelta, quella del presidente, che si trascina non poche polemiche su più fronti ma che non ha lasciato la Cina indifferente. A distanza di poche ore infatti, il presidente cinese Xi Jinping ha risposto con la stessa moneta, ricambiando insomma il favore. Queste mosse politiche rivelano quanto in realtà l’economia sia sempre il fulcro delle scelte e delle proposte di Trump, ma non solo. Il problema che alla lunga potrebbe porsi è la risposta dei mercati internazionali.

Dazi, storia di vecchie abitudini

Il dazio è sostanzialmente una imposta indiretta sui consumi di mirati prodotti ovvero della loro circolazione da un Paese all’altro. Una misura adottata nei tempi anche fra comuni e che ha radici antichissime. Una scelta che, visti i tempi presenti, suona persino anacronistica. Sappiamo tutti che mamma Cina produce a prezzi molto bassi una quantità di prodotti di uso quotidiano. Colpire questi traffici potrebbe persino rivoltarsi controproducente per le iniziali intenzioni di Trump e la Deutsche Bank riguardo a questo ha fatto i compiti.

La matematica è un’opinione

I calcoli sui quali si basa la presa di coscienza americana sono, come dire, parziali. I dati della bilancia commerciale, metro di giudizio, non presentano infatti quelli relativi ai beni che vengono prodotti in Cina: per citare due casi emblematici, le autovetture di General Motors e gli iPhone. Si calcola che in Cina circolino la bellezza di 310 milioni di iPhone e che la GM abbia venduto nel 2017 più auto in Cina che negli States. È chiaro che il dislivello commerciale fra le due super potenze economiche c’è nel momento in cui si valutano solamente le esportazioni. E che dire del fatto che la Cina sia ad oggi il maggior creditore al mondo degli Stati Uniti, dato che detiene ben 1.168 miliardi di titoli di Stato Usa?

Acciaio vs maiale

Da una parte la tassa del 25% di Trump sull’acciaio importato e del 15% sull’alluminio, dall’altro l’aumento del 25% dell’aliquota tariffaria di otto prodotti statunitensi importati in Cina, tra cui la carne di maiale e i rottami di alluminio. È chiaro che queste sono le prime mosse e che sicuramente se gli attori non dovessero cambiare, lo scenario futuro si prospetta decisamente preoccupante e parecchio mutevole. A quanto pare sono in arrivo nuove tornate di dazi, fasi distinte per così dire, che la Casa Bianca è pronta a distillare nel tempo.

La guerra commerciale quindi mossa da un imprenditore, mostra delle falle. Wall Street non ha certo apprezzato tali decisioni, anzi la reazione è stata pessima e questa atmosfera di instabilità sappiamo essere decisamente controproducente per gli investimenti. In crollo i titoli americani, in ribasso le borse europee. Non tutti sono concordi nel definirla una guerra commerciale ma è chiaro che quasi nessuno si aspettava questa mossa da parte di Trump. Nel frattempo però la Cina ha fatto ricorso all’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto), mossa da non sottovalutare.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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