Scontri in Venezuela: sale il numero delle vittime

Alta tensione nel paese tra le opposizioni e il presidente Maduro. A che punto è la situazione e cosa fanno gli Stati uniti

È stata definita “la madre di tutte le marce di protesta” dai leader dell’opposizione in Venezuela. Per il presidente Maduro, invece, si tratta solo di un tentativo di colpo di stato a cui rispondere con la forza. Dopo oltre venti giorni di scontri il bilancio per ora è di sette vittime, di cui tre solo nella giornata di mercoledì scorso: un ragazzo di 17 anni (Carlos Moreno, studente al primo anno di economia, ucciso da un colpo esploso da un gruppo pro-governativo durante gli scontri a Caracas), una ragazza di 23 (Paola Andreina Ramírez Gómez, uccisa in Plaza San Carlos a San Cristóbal, nello stato del Tachira) e un sergente della guardia nazionale venezuelana (Niumar Jose San Clemente Barrios, raggiunto da un proiettile a Los Salias, a sud della capitale), secondo quanto riportano la stampa locale e osservatori di gruppi per i diritti umani.
L’escalation di violenza sembra destinata a salire: domenica 16 Maduro ha dispiegato contingenti militari, il mercoledì seguente ha accusato Julio Borges, leader dell’Assemblea Nazionale, di essere a capo del “colpo di stato” e di non lamentarsi quando la leggere seguirà il suo corso, secondo quanto riportato dalla CNN. Nella stessa giornata il Mud (la coalizione delle opposizioni, che controlla l’Assemblea Nazionale) aveva organizzato una protesta capillare, con cortei in 26 punti della città che si sono riuniti davanti la sede dell’ufficiale governativo per i diritti umani. Stesso copione giovedì scorso. Ma ormai è quasi un mese che la violenza regna per le strade, aizzata da gruppi di “colectivos”, uomini a volto coperto che cercano di far disperdere i cortei dell’opposizione con gas lacrimogeni, proiettili di gomma e altre armi.
Lo scontro tra il presidente e l’opposizione parlamentare ha ormai portato il caos nell’intero Paese. Da quando, il 29 marzo, la Corte Suprema del Venezuela ha tentato di dissolvere l’Assemblea Nazionale, concentrando il potere legislativo nelle mani delle forze presidenziali, a nulla sono valsi i tentativi dell’Organizzazione degli Stati Americani e dell’intera comunità internazionale di scongiurare il ricorso alla violenza. Il Venezuela era sull’orlo del baratro da anni: la svolta autoritaria di Maduro è stata la miccia che ha scatenato una popolazione già disperata per la grave crisi economica e sociale. L’inflazione ha gonfiato i prezzi dei beni di prima necessità, rendendoli così alti che per molti l’unico modo per sopravvivere è rovistare tra la spazzatura; farina, uova, medicine, sono ormai accessibili solo ad una ristretta fascia di agiati. A causa dei debiti accumulati nei confronti della comunità internazionale, il Venezuela è stato espulso dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Il Mud chiede dunque nuove elezioni generali per spodestare un governo che, invece, sembra orientato verso tutt’altra direzione: le ultime elezioni locali e un referendum per chiedere nuove elezioni presidenziali sono stati bloccati, facendo valere per Maduro l’accusa di deriva dittatoriale – secondo gli analisti, infatti, difficilmente Maduro potrebbe sperare un una rielezione. Quando poi, il 7 aprile, il governo ha interdetto per 15 anni da qualsiasi carica politica il capo dell’opposizione Henrique Capriles (il principale sfidante di Maduro durante le elezioni del 2013), le accuse sono aumentate di pari passo con la violenza per le strade. Gruppi armati pro-governativi si fronteggiano con i manifestanti, armati di molotov.
Elezioni generali dunque, ma anche la liberazione dei prigionieri politici e la possibilità per i legislatori di scrivere le leggi: queste sono le richieste dell’opposizione, appoggiate dalla comunità internazionale che segue con preoccupazione l’evolversi della situazione. Maduro ha puntato il dito anche contro gli Stati Uniti, accusandoli di sobillare le proteste per giustificare un intervento armato nel Paese: ma nella riunione dei Paesi dell’Organizzazione degli Stati Americani del 29 marzo gli USA hanno lasciato il posto di leader al Messico, proprio per non alimentare polemiche. Tuttavia la tensione non si placa e lo scenario potrebbe cambiare da un momento all’altro: “il governo di Maduro sta violando la sua stessa Costituzione e non permette all’opposizione di far sentire la propria voce, né di organizzarsi in modo da esprimere il punto di vista del popolo venezuelano”, ha dichiarato il segretario di stato americano Rex Tillerson dopo le proteste di mercoledì scorso.

Liliana Farello

Aquilana, classe '93, attualmente studio Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma. Nel mio futuro mi piacerebbe vedere cosa c'è dall'altra parte del mondo, ci sto lavorando.

1 Commento

Lascia una risposta


Warning: Illegal string offset 'note' in /home/caffecar/public_html/newsandcoffee.it/wp-content/themes/dialy-theme/functions/filters.php on line 223
<

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.