Fake news, la posizione di Google e del Parlamento Europeo

Combattere la cattiva informazione sapendo cosa si sta leggendo. È solo una delle cautele messe in atto da Google e dal Parlamento Europeo

Un tempo si raccomandava di non dar retta agli sconosciuti per strada. Oggi, se queste parole le si dovessero applicare alla rete, si dovrebbe dubitare di qualsiasi contenuto, anche di quelli provenienti da siti autorevoli. Ma viene fatto? Si dubita davvero o si crede letteralmente al primo sito della pagina di ricerca?

Ormai non vi è più distinzione tra notizie digitali e notizie reali (intese come provenienti da testate giornalistiche cartacee o telegiornali), seppur le seconde mantengono ancora una certa autorevolezza. È, infatti, sempre più difficile esser certi di aver ricevuto una giusta informazione, anche dal punto di vista interpersonale e la rete, purtroppo, aiuta fin troppo nello sviluppo di questa piaga informativa.

Nascono quotidianamente siti, applicazioni, guide sotto forma di articoli ad elenco (es. I 5 passi per) per creare notizie ad hoc ai fini di trollare i propri amici o guadagnare like per la visibilità. Il clickbait non è più una novità: l’imbattersi in titoli particolari e che fanno leva sulla curiosità, sullo stupore, sulla preoccupazione o su altre emozioni, in modo da spingere l’utente a cliccare sull’articolo per poi ritrovarsi in un contenuto scadente, o di intensità nettamente inferiore rispetto alla titolazione o, ancora, totalmente differente rispetto a quanto avesse richiamato la nostra attenzione.

Da dove nasce una fake news?

Ormai esistono siti creati appositamente per elaborare notizie fake. Ce ne sono alcuni che permettono di creare la notizia bogus anche in base al sesso della vittima, avvalendosi talvolta di guide apposite che spiegano il procedimento passo per passo. Le applicazioni permettono invece di ricreare la prima pagina dei quotidiani più famosi, dando la possibilità di modificare il titolo di intestazione e la foto principale. A tutto ciò si aggiunge la facilità di ricerca di tali prodotti. In un certo senso il fenomeno delle fake news talvolta fuoriesce dalla sua accezione tradizionale, se si fa riferimento alle cosiddette “bufale mediatiche” relative all’informazione riguardante la cronaca rosa, nera, gialla e calcistica. Si tratta, infatti, di pratiche utilizzate anche per finalità volte al bullismo. Il fatto che siano così accessibili rende l’intera attività più leggera e divertente per chi l’architetta, a scapito del soggetto cui è destinata. Quasi ogni settimana si viene a conoscenza di atti di bullismo cibernetico che spingono giovani, e talvolta anche adulti, ad atti estremi.

Tuttavia negli ultimi tempi qualcosa si sta smuovendo. Google viene incontro all’utente fornendogli un’arma di protezione attraverso il Project Owl; il Parlamento Europeo punta invece sull’avvertimento e la messa in guardia, fornendo un video elencante 5 principali step per riconoscere delle fake news.

Fake news, la posizione di Google e del Parlamento Europeo

Search Engine Land

Nel primo caso si tratta del miglioramento di un algoritmo di Google che avrà lo scopo di ridurre la presenza di notizie inventate e/o che mostrino un atteggiamento ostile, istigante, offensivo. Nello specifico verrà introdotto un nuovo form per lasciare feedback relativi al contenuto della pagina, un nuovo form per valutare pertinente o meno lo snippet in primo piano (ossia la parte di testo all’interno di una pagina in cui risulta la parola chiave da noi immessa nella query di ricerca) e si darà maggiore rilevanza ai siti ritenuti attendibili e autorevoli. In questo modo l’utente potrà comunicare la sua esperienza inerente quel determinato sito segnalandolo a Google. Va specificato che quest’ultimo sta anche creando un team di valutatori umani in modo da garantire un’analisi più semantica delle segnalazioni riportare. C’è da tener conto, però, che dei feedback negativi non incideranno sul posizionamento del sito nella ricerca, bensì solo sulla sua reputazione; ciò non toglie che essa potrebbe cambiare se l’affluenza di visite diminuisse.

Per quanto riguarda il caso del Parlamento Europeo, quest’ultimo ha pensato di combattere la cattiva informazione con la buona informazione. Scelta strategica sottile, ma efficace. Il video in questione, come già anticipato, dà delle direttive basilari su come individuare delle fake news ed è così articolato:

Fake news, la posizione di Google e del Parlamento Europeo

www.europarl.europa.eu

  1. Controllare la testata del sito – Che tono usa? È finanziato? Controllare altre fonti;
  2. Controllare l’autore – È una persona autorevole? Che tipi di articoli/lavori ha alle spalle? Usa il proprio nome?;
  3. Controllare le fonti – Usa fonti? Sono certe? Eventuali citazioni sono di persone autorevoli e reali?;
  4. Pensare prima di condividere – Anche se il titolo è accattivante, analizzare bene il contenuto prima di diffonderlo. Confrontare con altre fonti, anche con i media tradizionali;
  5. Segnalare le fake news – Sensibilizzare i propri contatti e aggiornarsi su come combattere il fenomeno.

Nello specifico viene consigliato di seguire @EUvsDisinfo, @StopFakingNews, @DFRLab.

Solo per la visibilità in rete o perché magari in base al numero di visualizzazioni o click determinati individui ne ricaveranno qualcosa non è fare informazione. Non è un gioco o un passatempo; sull’informazione si basa la quotidianità delle persone e non andrebbe alterata per ottenerne dei tornaconti personali. Per cui, è fondamentale essere scettici nella consultazione delle informazioni online ed è importante tenere a mente queste realtà per cercare di contrastarle.

Annalaura Ruopolo

Maniaca dello scrivere corretto, intercettatrice di punteggiatura allo sbaraglio, ormai ho capito che il cambio di rotta è sempre in agguato. Motto? Certezze sempre da capovolgere, perché quando pensi che sarà A invece è M!

2 Commenti

  1. Avatar
    Ilario Gobbi Maggio 31, 2017

    Grazie mille per la menzione Annalaura, e per l’approfondimento sulle considerazioni da svolgere per decidere sulla veridicità di un contenuto.

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    • Avatar
      Annalaura Ruopolo Maggio 31, 2017

      Dovere, anzi grazie a te per il commento!

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