Zuckerberg aprirà un laboratorio di neuroscienze

Si chiamerà Center for Marketing Science Innovation e accoglierà diverse collaborazioni: una sfida verso un futuro (di marketing) non troppo lontano

Facebook continua la sua corsa verso l’innovazione. Nonostante la bufera di polemiche nata dall’inchiesta del Guardian pubblicata con gli ormai famigerati Facebook files, il social network corre con decisione verso nuove idee e soprattutto nuovi studi. A breve, ma ancora non è dato sapere esattamente quando, il colosso di Zuckerberg inaugurerà un centro di neuroscienze per lo studio del marketing. Un laboratorio nato dalla maturazione del social network verso orizzonti più concreti e soprattutto remunerativi.

Dica 33

Sorgerà a Manhattan e non avrà nulla a che fare con le sedi di Facebook dove domina il blu e con quella parete all’ingresso ideata per scattare foto da postare su Instagram. L’idea è quella di finanziare e entrare a far parte di questi studi più approfonditi su un tema molto in auge e soprattutto dal quale possono nascere maggiori ricavi e non solo per quelli di Facebook. L’intento è quello di non accostare la propria immagine di social network con questo centro che avrà più che altro l’aspetto di uno studio medico.

credits photo: businessinsider.com

Center for Marketing Science Innovation

Si chiamerà Center for Marketing Science Innovation e sarà un luogo in cui verranno condotti studi neuroscientifici di ricerca che aiuteranno pubblicitari, editori, aziende e compagnie tecnologiche a comprendere più nel profondo che tipo di contenuti risultano più efficaci attraverso piattaforme e device. La sperimentazione si baserà sull’osservazione di utenti posti in varie situazioni, simulando quindi la visione attraverso diversi livelli di esperienza includendo quella su pc, su uno smartphone o un grande schermo di una televisione. Ma non solo: ad aggiungersi ci saranno anche stanze fra loro diverse grazie alla ricostruzione di salotti, conference room o luoghi più standardizzati. Questo tipo di organizzazione verrà affidato a una terza parte, una compagnia esterna che darà quindi un ulteriore contributo in termini di esperienza.

Il tempo è denaro

A rivelare gli intenti principali di questi studi è il direttore della pubblicità e della ricerca di Facebook, Daniel Slotwiner: l’intuizione è quella di monitorare e misurare i dati biometrici degli utenti per carpire informazioni non tanto su quanto ma su come spendono il loro tempo sulle piattaforme digitali. Espressioni facciali, battito cardiaco, skin response sono solo alcuni dei parametri che verranno presi in esame durante i test: tutti segnali che dovranno spiegare a livello scientifico come sono relazionati con il nostro comportamento. Slotwiner spiega infatti: “Molto di quello che non comprendiamo è dove vanno gli occhi degli utenti quando sono sulla nostra piattaforma.[…] Sappiamo oggi quanto tempo le persone spendono sulla piattaforma ma così sapremo come questo tempo viene speso e cosa cercano sul nostro prodotto”.

Daniel Slotwiner

credits photo: Gnip.Blog.com

L’importanza di chiamarsi Facebook

È la prima volta che Facebook apre un laboratorio di questo tipo ma non è certo la prima volta che Zuckerberg impegna risorse in studi che riguardano i contenuti. Lo scorso mese per esempio sono stati pubblicati degli studi dove si evidenziava quanto potere abbiano le immagini rispetto alle parole: gli ads più attraenti risultano quelli associati proprio alle immagini. L’idea di una partnership con media center, agenzie di pubblicità, aziende ed editori dimostra quanto le intenzioni siano quelle di allargare lo studio a più punti di vista, così da mappare gli utenti sotto diversi lati di indagine e averne un resoconto dettagliato e filtrabile a seconda delle proprie esigenze.

Dallo studio tecnologico dell’intelligenza artificiale si è tornati quasi allo studio primordiale sull’uomo, sulle sue capacità, sulle sue modalità di ricezione di immagini, messaggi, stimoli. Si ritorna quindi all’umano pensiero, alle radici dell’intelligenza puramente umana per trovare risposte a un piano che dovrebbe essere superiore, quello appunto artificiale. Tutto questo progetto che Zuckerberg andrà a creare e a far crescere è per scopi puramente pubblicitari: rendere Facebook un contenitore sì di storie personali, libero e globale ma anche una vetrina vera e propria.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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