Ancelotti o Guardiola: chi è il migliore allenatore del mondo?

Le vittorie di Carletto e il paradosso di Pep.

Le vittorie di Ancelotti

Non è per fare sofismi, per carità. Ma quanto accaduto in questi giorni nel mondo degli allenatori non può passare inosservato e merita una riflessione. Con il tennistico 6-0 rifilato al Wolfsburg in trasferta, grazie al concomitante pareggio a reti inviolate del Lipsia contro l’Ingolstadt, il Bayern Monaco di Carlo Ancelotti si è laureato campione di Germania con tre giornate d’anticipo. Lasciando stare i panegirici per la corazzata bavarese, arrivata al quinto titolo consecutivo, mi concentrerei sul tecnico di Reggiolo: il buon Carletto, con la vittoria di oggi, si ritaglia un posto nell’empireo dei più grandi allenatori della storia. Ha vinto il titolo nazionale in quattro diversi Paesi e nel quinto (la Spagna) ha conquistato la Coppa dei Campioni (oltretutto la decima, che ha un valore simbolico più elevato delle altre nove dei blancos).

La classifica de L’Équipe

Ma il prestigioso quotidiano francese L’Équipe ha nominato allenatore dell’anno Pep Guardiola, quest’anno sulla panchina del Manchester City. Trenta giornalisti della redazione del giornale hanno messo in fila i migliori 50 tecnici in attività e hanno stilato una classifica che vede, appunto, al primo posto il catalano, davanti ad Antonio Conte e a Diego Simeone. Ancelotti è posizionato un gradino sotto il Cholo e uno sopra lo Special One, José Mourinho.

Pep Guardiola per la prima volta da quando siede su una panchina concluderà la stagione senza portare a casa nemmeno un trofeo: il premio assegnatogli, quindi, potrebbe sembrare paradossale o provocatorio, soprattutto se confrontiamo la stagione del catalano con quella del nostro connazionale. A mio modo di vedere, invece, il quotidiano francese vuole aprire uno spiraglio in un mondo del calcio che è sempre più legato al risultato a tutti i costi, alla competitività esasperata e senza regole che deve portare per forza di cose a una vittoria; emblematico, da questo punto di vista, fu il famoso elenco di Mourinho che enumerava i suoi colleghi di Serie A secondo il parametro dei titoli conquistati. Quello era il trionfo della filosofia del “zero tituli”; quello de L’Équipe, invece, è il sasso nello stagno, il messaggio lanciato al football odierno in cui si dice che ciò che conta non è sempre e solamente vincere.

Ancelotti conquista la Bundesliga (Immagine da goal.com)

Il migliore anche se non vince?

Uno dei ritornelli che Zeman ama ripetere più spesso è: il risultato è causale, la prestazione no. Il discrimine tra vincere o non vincere un campionato può essere molto sottile e legato a molteplici fattori (non sempre tutti prettamente di campo, oltretutto); il modo di giocare di una squadra, invece, la filosofia con cui un gruppo esprime il suo modo di stare in campo, dipende solamente dall’allenatore e dalla sua capacità di trasmettere i propri concetti e i propri valori ai suoi ragazzi. Nulla di legato al caso o a fattori esterni, quindi, ma solo al duro lavoro settimanale sul campo e fuori. Ecco perché Guardiola può diventare il migliore del mondo proprio nell’anno in cui non vince nulla: perché ciò che conta, o meglio dovrebbe contare, è la semina, la passione e l’abnegazione con cui si coltiva: il sapore del frutto può essere rovinato dalla grandine o dalla siccità. E su quelle il contadino non ha alcun potere.

 

Emanuele Giulianelli

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