Anna Bolena: la donna che cambiò l’Inghilterra

Il 19 Maggio del 1536 Anna Bolena, seconda moglie del re d'Inghilterra Enrico VIII, dichiarata colpevole di adulterio e alto tradimento, viene giustiziata per decapitazione: muore così una delle donne più influenti della storia. Ripercorriamone la biografia e il mito

Anna Bolena (Anne Boleyn) la cui data di nascita è tutt’oggi incerta (si pensa tra il 1500/1507) è stata la seconda moglie del re inglese Tudor Enrico VIII, il cui matrimonio fu causa dei grandi sconvolgimenti politici e religiosi all’origine dello scisma anglicano dalla Chiesa di Roma.

Figlia di sir Thomas Boleyn, dal 1529 I conte del Wiltshire, e di lady Elizabeth Howard, la giovane Anna aveva anche una sorella Mary e un fratello George, a cui era particolarmente legata. Per parte materna, i giovani vantavano di essere imparentati con una delle famiglie più nobili e potenti d’nghilterra, il padre era stato, invece, un abile uomo politico e per la sua notevole conoscenza delle lingue aveva svolto diversi incarichi diplomatici all’estero, garantendo non solo per il sovrano ma anche per se stesso e la sua famiglia, notevoli e importanti amicizie. Grazie ai rapporti intessuti da sir Thomas, infatti, la giovane Anna e sua sorella poterono recarsi in lunghi soggiorni all’estero, nei Paesi Bassi prima (dove Anna Bolena fu damigella d’onore di Maria D’Asburgo), in cui le giovani inglesi poterono godere di un’attenta istruzione, cosa molto rara per le donne all’epoca, e successivamente anche in Francia, a Parigi, presso la corte di Maria Tudor (sorella del sovrano inglese e consorte del re di Francia) e poi della successiva sovrana Claudia di Valois-Orléans, presso le quali Anna poté godere del privilegio di svolgere il ruolo di damigella d’onore.

Qui, alla corte francese, Anna Bolena affinò la sua cultura e venne educata all’arte, alla musica, alla poesia, alla filosofia e alla letteratura, apprendendo la lingua francese. Probabilmente grande merito nella sua educazione è da attribuire a  Margherita d’Angoulême (sorella del re Francesco I di Francia), mecenate di umanisti e riformatori, nonché poetessa e scrittrice lei stessa.

Nel frattempo la sorella di Anna, Mary era divenuta amante di Enrico VIII che era profondamente angosciato dall’idea di non avere eredi maschi, la moglie infatti, la regina Caterina D’Aragona era riuscita a dargli soltanto una figlia femmina (Maria, la futura bloody Mary) al cui parto seguirono poi numerosi aborti. All’epoca la moglie era già piuttosto provata a livello di salute ed era ormai in età non più fertile, il sovrano sperava dunque in un nuovo nascituro bastardo che potesse salvare il trono inglese dalla guerra civile. Infatti si ritiene che il primo figlio avuto da Maria fosse proprio del re, nonostante egli non l’abbia mai ufficialmente riconosciuto. Tuttavia la lieson con quest’ultima sarebbe stata destinata ad una fine precoce, come d’altronde tutti i numerosi rapporti di Enrico VIII con le sue amanti, l’unica che seppe invece tenere in scacco il re fu proprio Anna Bolena.

Credits photo: wikipedia.it

Il sovrano Tudor aveva già da tempo notato la giovane figlia di sir Thomas per l’audace comportamento, l’intelligenza, la grazia e l’acume, era difatti una donna che non passava inosservata, pur nel suo metro e sessanta, perché dotata di uno spirito caparbio e un temperamento vibrante. Tuttavia, Anna non era propensa a rimanere nell’ombra, data anche l’esperienza della sorella, non mirava pertanto a divenire una delle innumerevoli amanti del sovrano, la sua ambizione la guidava al contrario verso l’adozione di un’atteggiamento più cauto, per conquistare definitivamente non solo il cuore del re ma un posto al suo fianco.

Iniziò così la lunga strategia del diniego messa in atto dall’astuta Bolena che, non concedendosi al re, reclamava la necessità di garanzie in merito al mantenimento del suo “buon nome” e la certezza che i figli che lei avesse eventualmente donato al re non sarebbero stati “marchiati” come bastardi. Anna pretendeva insomma che la sua figura venisse ufficialmente riconosciuta, così che concedendosi al re, non sarebbe stata additata come sua concubina e, allo stesso tempo, per far sì che anche i suoi figli venissero ufficialmente riconosciuti, non c’era altro modo se non quello di divenire regina a sua volta.

Le pressioni del desiderio e della mancanza di eredi cominciarono ad esercitare un forte controllo su Enrico VIII che chiese aiuto ai suoi consiglieri affinché trovassero un escamotage ulteriore (oltre a quello di non avergli dato alcun erede di sesso maschile) che gli consentisse di allontanare la regina dal trono. Un appiglio venne rinvenuto nella presunta mancata verginità della sovrana al momento del matrimonio con Enrico (ella era stata infatti moglie del fratello sovrano che, tuttavia, era deceduto prematuramente circa quattro mesi dopo il matrimonio ed era stato confermato che i due sposi non avessero ancora consumato le nozze), se fossero riusciti a dimostrare tale accusa il matrimonio poteva essere prosciolto. Caterina D’Aragona, naturalmente, sicura della propria innocenza, seppe ben difendersi dalle accuse infamanti, anche perché aveva dalla sua parte l’appoggio di alcuni membri del consiglio (soprattutto alcuni vescovi cattolici), del popolo (che l’adorava) e soprattutto del Papa.

Anna Bolena aveva intuito che la battaglia per la vittoria sarebbe stata lunga e complessa e quella con il re divenne una questione di stato, e mentre la giovane promessa sposa non si accontentava del semplice allontanamento da corte della regina in un convento, i due nuovi sovrani si sposarono in segreto, ricevendo immediatamente il mancato riconoscimento della loro unione da parte della Santa Sede, e ben presto la notizia della gravidanza di Anna fornì al re nuova carica per sferrare “l’attacco finale”. In quel periodo la Bolena aveva infatti probabilmente persuaso il sovrano della necessità di ridimensionare l’apporto della Chiesa nelle questioni di Stato, anche perché quest’ultima esercitava inoltre una notevole pressione fiscale, attraverso la riscossione delle decime, sul bilancio inglese.

Questo condusse Enrico VIII, sempre meno paziente e ormai cosciente dell’impossibilità di prosciogliere il suo matrimonio per mezzo delle accuse mosse alla regina, a scrivere personalmente una missiva al Papa con cui chiedeva l’annullamento del suo precedente matrimonio e il riconoscimento di quello nuovo con Anna Bolena. Di fronte all’ennesimo rifiuto il Parlamento inglese, nel quale era stato nel frattempo eletto come primo ministro per nomina regia Thomas Cromwell , iniziò ad emanare a partire dal 1532/1533 una serie di atti tra cui l’Atto di successione, che garantiva ai futuri figli di Anna Bolena il riconoscimento come eredi al trono, e soprattutto,  il più importante di questi L’Act of Supremacy (1534) o Atto di Supremazia, con il quale il sovrano Enrico VIII  veniva riconosciuto come capo della Chiesa d’Inghilterra. Era avvenuto lo scisma anglicano, in nome di un’unione, quella tra il re e Anna Bolena, che avrebbe cambiato il volto dell’Inghilterra per sempre.

Enrico VIII e Anna Bolena a caccia

Credits photo: blog.i.ua

Eppure le invidie non tardarono a manifestarsi. La nuova regina che aveva adesso acquisito anche un potere politico notevole, mostrò da subito le sue straordinarie doti diplomatiche, soprattutto nei confronti dei rapporti con la Francia che si auspicava intensificassero, intervenendo attivamente in tal senso. Mostrò di essere inoltre molto perspicace, particolarmente volitiva e lungimirante negli affari di stato, tanto quasi, si dice, da superare lo stesso sovrano, su cui aveva d’altronde un forte ascendente, tanto che i maligni parlarono di sue particolari doti da cortigiana o, accusa ancora più grave all’epoca e condivisa dal popolo, che lei lo avesse in qualche modo stregato, con un maleficio, in quanto solo a lei in quanto “figlia di Satana” si poteva attribuire il motivo della rottura con la Chiesa di Roma.

Iniziarono così a circolare voci sulla sua presunta “natura di strega” e gli stessi rapporti con il re, da sempre piuttosto burrascosi per il carattere fiero di lei e la gelosia nei confronti delle numerose amanti del sovrano, entrarono in crisi quando Anna dette alla luce il primo (e unico) figlio: una bambina dai capelli rossi che chiamò Elizabeth (la futura grande sovrana Elisabetta I). L’ennesima figlia femmina non era una notizia felice per il sovrano che in nome di quel matrimonio aveva persino ottenuto la scomunica dal Papa e aveva cambiato la fisionomia del regno inglese. Alla prima gravidanza ne seguirono altre due circa, entrambe finite in aborti spontanei, anche se ufficialmente si parla di un’unica ulteriore gravidanza terminata prematuramente con la perdita di un figlio maschio. Quest’ultima notizia allontanò definitivamente Enrico VIII che aveva già in progetto un nuovo matrimonio, il terzo, che poteva avvenire solo allontanando Anna Bolena ripudiandola.

Gli ultimi studi hanno presentato l’ipotesi sempre più realistica dell’identificazione di Thomas Cromwell come il fautore dell’intero piano per sbarazzarsi della sovrana, divenuta ormai scomoda ( si parla di una mancata corrispondenza di intenti tra lei e Cromwell, ad esempio nella proposta della regina di destinare le decime ormai confiscate alla Chiesa e i suoi beni ad attività caritatevoli e indirizzate all’istruzione e la cura degli orfani, mentre il primo ministro preferiva andassero a rifornire le dissestate finanze delle casse reali). Non sarebe bastato dunque un semplice “allontanamento”, era necessario che Anna Bolena (e l’influenza da lei esercitata sulla corte) fosse del tutto eliminata. Iniziarono così a circolare voci sulla presunta infedeltà della regina, tra i cui amanti annoverava anche il fratello George. Tutti i sospettati vennero arrestati e torturati, fino alla condanna a morte per almeno cinque di loro, compreso George Bolena che fino al momento della sua esecuzione pubblica si dichiarò sempre innocente.

La regina dunque venne incriminata di alto tradimento (perché sospettata di aver tramato con i suoi amanti una congiura per deporre il re), di adulterio e addirittura d’incesto. Nonostante per tutta ladurata del processo ella si dichiarasse più volte innocente, manifestando la sua devozione e il suo amore per il re-consorte, venne comunque dichiarata colpevole e condannata a morte.

La sua esecuzione pubblica per decapitazione avvenne proprio la mattina del 19 Maggio 1536, il re aveva ordinato che questa avvenisse per mezzo di una spada (sia perché molto più degna ad una regina, sia perché molto più efficace e immediata come arma di offesa). Prima di morire si racconta che la regina pronunciò, con alterità, con “un bel viso sorridente” queste parole:

Buon popolo cristiano, sono venuta qui a morire secondo la legge, poiché dalla legge sono stata condannata a morte, e quindi non mi opporrò. Non sono qui per accusare alcuno, né per dire niente a riguardo delle accuse e della condanna a morte, ma per pregare Dio affinché salvi il re e gli consenta di regnare a lungo su di voi, perché mai vi fu un principe più dolce e misericordioso di lui: e con me egli è sempre stato un sovrano buono e gentile. E se qualcuno interverrà nella mia causa, io gli chiedo di giudicare al meglio. E così prendo congedo dal mondo e da tutti voi, e desidero vivamente che tutti voi preghiate per me. O Signore, abbi pietà di me, a Dio raccomando la mia anima. 

(Christopher Hibbert, Tower Of London: A History of England From the Norman Conquest, 1971.)

Moriva così Anna Bolena, una delle figure storiche più interessanti e la donna che aveva cambiato per sempre il volto dell’Inghilterra. La sua rivincita sarà rappresentata dalla figlia, Elisabetta I (1533-1603), futura grande sovrana d’Inghilterra che inaugurò la Golden age, la regina vergine che regnò a lungo, promuovendo le arti e con la stessa fermezza, intelligenza, diplomazia, lungimiranza e forza che aveva ereditato dalla madre.

Sembra dunque che la storia d’Inghilterra sia stata fatta e sia tutt’ora legata, forse più di ogni altra, a grandi figure di donne, da Anna Bolena, a sua figlia Elisabetta I, fino all’attuale regina Elisabetta II (che vanta il regno più longevo della storia), passando per il primo ministro Margaret Thatcher “the iron lady”.

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

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