Anto(nino) non aver paura

L'ennesima "cassanata" del nostro talento più puro. Fantantonio non si ritirerà, fondamentale l'intervento della società

Antonio Cassano è l’eterno incompiuto, l’emblema del genio e sregolatezza. Il rappresentante di tutti noi che a scuola “può ma non si applica”. Negli ultimi 20 anni (almeno) non c’è stato un solo giocatore italiano che sia riuscito quantomeno ad eguagliare la sua tecnica e la sua fantasia. Probabilmente il più grande rimpianto di allenatori e fantallenatori.

In molti hanno provato a domarlo eppure lui, Fantantonio, è rimasto ancorato alla sua personalità senza arretrare di un centimetro. E noi lo amiamo per questo, quel giocatore assente per 89 minuti, ma che in trenta secondi può inventare la giocata della vita.

Stampato in mente abbiamo tutti quel goal, abbiamo le sue giocate e le sue cassanate. Le conferenze stampa e la pelliccia. Cassano non si può odiare e quanto avvenuto ieri ci mostra un lato di lui che forse ancora non era emerso: Antonio Cassano è fragile, innocente e costantemente in bilico tra realtà e fantasia: la sua, in campo.

Sembrava l’ennesimo capitolo della sua sicuramente mai noiosa carriera. Capitolo in cui come al solito si gira, volta le spalle, e manda all’aria l’ennesima occasione che qualcuno gli ha donato. Poi la conferenza stampa, come riportato dal Corriere.

Le parole di Cassano

“Non intendo ritirarmi, volevo soltanto staccare un attimo, è stato solo un momento di debolezza: continuo con il Verona. Voglio continuare a giocare, voglio vincere questa scommessa. Tante volte ho ragionato con la pancia, anche questa volta stavo sbagliando: grazie a mia moglie e ai miei figli e alla tenacia del direttore Fusco, di mister Pecchia e del presidente Setti stavolta non sbaglio.

Se mi fossi ritirato, avrei fatto una caz… clamorosa. Siccome sono stato un anno e mezzo a casa con la famiglia, sereno e rilassato, mi era venuta la nostalgia: ricominciare con un ritiro è stato difficile, ora voglio fare una stagione super. Il miracolo l’ha fatto la società facendo venire mia moglie e i miei figli qui in ritiro, anche se non si può. La decisione che ho preso è fortemente voluta: posso ancora dare tanto, sono qui per rimettermi in gioco. Alla gente posso solo dire: non irritatevi, che con due giocate faccio dimenticare tutto. Quest’anno ci divertiremo”

Antonio ha avuto paura, si è sentito solo nonostante orde di tifosi ad acclamarlo. Ha sentito la mancanza di quel calore materno che solo la sua famiglia sa dargli, e che l’Hellas ha saputo con astuzia riconsegnargli in poco tempo.

Antonio non aver paura, noi siamo qui ad applaudirti.
Cassano è questo, lo sia ama anche per questo. Con quella faccia da schiaffi che ci ricorda quando, da bimbi, combinato l’ennesimo guaio andavamo tremolanti tra le braccia di nostra madre. E lei alla fine ci perdonava, sempre.

Tommaso Calascibetta

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