Body Modification: come i tatuaggi incidono sulla cultura

Il tattoo attraverso la storia, la geografia e la cultura del mondo

La storia del Body Modification è un percorso attraverso lo spazio ed il tempo che attraversa innumerevoli sfumature culturali, tutte molto differenti tra loro. Con il termine Body Modification si vogliono indicare tutte quelle pratiche atte alla modifica del proprio corpo, non a fini medici. Alcune di queste pratiche sono la chirurgia plastica, la biforcazione della lingua, l’infibulazione e la circoncisione ed infine i piercing ed i tatuaggi. A riguardo, i tatuaggi sono una pratica ormai molto diffusa anche in occidente, ma che hanno origini antichissime.

Origini dei tatuaggi: antico Egitto

Il primo popolo a sviluppare la pratica dei tatuaggi fu quello egizio, salvo le prime forme di tatuaggi/rituali della preistoria. La cultura egizia era molto propensa alla diffusione della pratica dei tattoo ed in generale alla Body Modification. Questo popolo, infatti, considerava il corpo una base destinata ad arrivare alla perfezione proprio tramite queste modifiche. Il tatuaggio all`epoca aveva la funzione di esporre un certo grado sociale. Molte mummie infatti sono state scoperte con tatuaggi ed altre modificazione corporee. Un esempio fra tutti: il faraone Tutankamon utilizzava dei dilatatori per i lobi delle orecchie.

Antica Roma

Dall`antica Roma arrivano testimonianze di varia natura riguardanti la pratica del tattoo. I soldati, ad esempio, cominciarono a tatuarsi il nome dell’imperatore sotto l’influenza dei britanni. Gli schiavi e i criminali venivano marchiati, i primi con le iniziali del padrone, i secondi per il crimine commesso. I cristiani, invece, si tatuavano simboli religiosi a scopo di riconoscimento. Tutto questo  andò avanti in piena legalità fino al 325 a.c. quando l’imperatore Costantino, convertitosi al cattolicesimo, li proclamo illegali in quanto “deturpazione di ciò che fu creato da Dio”.

Africa

In Africa il tatuaggio ha più che altro una funzione estetica, ma possiede anche una grande rilevanza nell`ambito della comunicazione non verbale. Infatti i tatuaggi, come anche la pittura, la scarnificazione e le acconciature particolari, avevano la funzione di identificare l`etnia di provenienza e la condizione del portatore.

Oceania

Le tribù Maori vantano fin dalla loro origine tatuaggi la quale fattura è arrivata fino ai giorni nostri. Per questa particolare popolazione indigena il tatuaggio aveva un significato molto personale. Infatti, i tatuaggi maori dovrebbero rappresentare le esperienze vissute da coloro che li portano. Anche la posizione del tatuaggio altrettanto importante, infatti, i tattoo sulla parte frontale del corpo rappresentano il futuro, mentre quelli sulla parte posteriore il passato. Tra i tipi più importanti di tatuaggi che questa cultura ci ha regalato ci sono il moko ed kirituhi. Il moko era un tipo di tatuaggio riservato agli appartenenti alla stirpe maori che veniva inciso sul volto. La sua funzione, per i guerrieri era appunto quella, non solo di incutere paura nel nemico, ma anche quella di portare con se le battaglie che aveva combattuto. Il kirituhi, invece, era un tipo di tatuaggio che chiunque poteva portare senza il rischio di mancare di rispetto alla cultura maori. Pur rappresentando il puro significato estetico, il kirituhi, con la sua combinazione di simboli e curve ha una personalizzazione alquanto infinita di significati, anche se di base è un omaggio alla nascita, alla rinascita e al culto della vita. Per fare un esempio, un kirituhi è quello che porta sul petto e sul braccio sinistro l’attore americano Dwayne Johnson.

Giappone

Attualmente in Giappone i tatuaggi hanno uno strettissimo legame con la Yakuza, la mafia giapponese. In passato, però essi aveva tutt’altro valore e significato. La pratica del tatuaggio in Giappone si espande durante il periodo Edo, con l’affermarsi di una corrente artistica detta Ukiyo-e (mondo fluttuante). Durante quel periodo la pratica del tatuaggio ricopriva tutto il corpo di coloro che appoggiavano questa pratica, per lo più persone della nuova borghesia. A tatuarsi erano per lo più individui che svolgevano lavori gravosi, come pompieri e giocatori d’azzardo, per comunicare il proprio valore. A differenza della società occidentale dove i tatuaggi avevano una funzione di omologazione ad individui dello stesso gruppo, in Giappone il tattoo era utilizzato per distinguersi. Fino all’epoca successiva, si era soliti tatuare tutto il corpo, ma con il dominio dei Tokigawa, il tatuaggio fu proibito, entrando in clandestinità sotto i vestiti. È proprio in questo periodo che avvenne l’associazione tutt’ora persistente tra tatuaggi e Yakuza.

I tatuaggi oggi

Al giorno d’oggi, che sia sulla pelle di un ragazzino di 15 anni o su quella di una signora di 70, i tatuaggi continuano a resistere e riproporsi attraverso le culture. Nonostante tutto, ancora oggi però, c’è anche in Italia chi discrimina o ha pregiudizi su qualcuno solo perché possiede un tatuaggio. Ogni tatuaggio ha una storia, che sia stato fatto per non dimenticare un momento, un’emozione, per segnare la fine di un brutto periodo e l’inizio di uno migliore, che rappresenti una passione, un amore, o anche che abbia un puro fine estetico o sia fatto per moda. Ogni tatuaggio ha una storia e va rispettata.

Mario Rotolo

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