Buone notizie dal mondo del lavoro, o quasi

Positivi i dati diffusi dall'Istat a gennaio, ma il problema permane

Nuovo record storico degli occupati in Italia registrato dall ‘Istat nel mese di novembre.
Il tasso di disoccupazione è sceso all’11% e la percentuale dei giovani senza lavoro si attesta al 32,7%, il minimo da gennaio 2012.
La stima delle persone in cerca di lavoro è diminuita a novembre per il quarto mese consecutivo.
Il calo della disoccupazione interessa entrambe le componenti di genere e si concentra nelle fasce d’età più giovani. Segno positivo per il numero degli occupati che cresce su base annua dell’1,5%, pari a +345.000, registrando un tasso di occupazione al 58,4%.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti si dice soddisfatto per i risultati ottenuti in quattro anni, che hanno creato oltre un milioni di posti di lavoro.
Parole di soddisfazione anche dal segretario del Pd, Matteo Renzi, che parla di ”un risultato storico”. Ottimismo dal mondo della politica, da cui prendono le distanze i sindacati.
Di tutt’altra opinione è infatti Susanna Camusso, portavoce della CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) che parla di un ennesimo boom dei contratti a breve termine.
L’ottimismo sul fronte lavoro si attenua nelle parole del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
I dati diffusi nel mese di gennaio dall’istituto nazionale di statistica sono positivi, ma il problema permane. Il tasso di occupazione in Italia continua ad essere il più basso d’Europa, un problema che affligge il nostro paese da almeno vent’anni, sottolinea Padoan.
Secondo il ministro si è venuta a creare una profonda spaccatura tra gli inclusi , coloro che sono inseriti nel mercato del lavoro e beneficiano di garanzie, e coloro che ne sono privi, gli emarginati, i disoccupati.

Possiamo quindi tornare a guardare al mercato del lavoro con speranza, salutando definitivamente la lunga crisi economica? Solo in parte forse, trattandosi di dati parzialmente positivi.
Osservando la composizione della qualità della crescita occupazionale e le fasce di età interessate, i numeri diventano meno incoraggianti.
L’incremento del tasso di occupazione è quasi interamente imputabile al boom dei contratti a tempo determinato, di bassa qualità, ma meno onerosi, in termini economici, per le aziende che assumono, mentre calano gli indeterminati. Circa il 90% dei nuovi occupati ha infatti un contratto a breve termine.
Inoltre l’Istat considera occupato anche chi lavora una sola ora retribuita. Non sono tutti posti di lavoro insomma. La crescita dell’occupazione si è concentrata in larga misura sui più giovani, ma la classe di età compresa tra i 35 e 49 anni ne è rimasta praticamente esclusa. Non si potrà parlare di risultati positivi fino a quando non riguarderanno i cittadini tutti.

”Preoccupa la lettura per fasce d’età che emerge dai dati diffusi dall’Istat. L’aumento dell’occupazione, che si conferma inferiore a quello medio europeo, continua ad essere trainato dalle fasce d’età più anziane, delle persone cioè che non escono dal mondo del lavoro a causa dell’innalzamento dei limiti d’età per l’accesso alla pensione”. Queste le parole di Maria Cecilia Guerra, capogruppo al Senato di Articolo 1 Mdp-Liberi e Uguali.
I più anziani faticano a raggiungere il meritato riposo, mentre i più giovani sono costretti a lottare per un posto di lavoro, spesso precario e sottopagato o che non rispecchia ciò per cui hanno studiato.

La disoccupazione giovanile è scesa, ma è ancora in aumento tra gli over 35 che non beneficiano di alcun incentivo, ma anche tra gli ultracinquantenni che stentano a trovare una ricollocazione nel mercato del lavoro.
Restano aperte le questioni degli incentivi per le assunzioni stabili dei giovani e la piena attivazione dell’assegnazione di ricollocazione per aiutare le persone che perdono il lavoro a trovare una nuova occupazione. Lunga la strada anche per una conciliazione che assicuri la possibilità di non dover scegliere tra maternità e lavoro, che argini il problema della denatalità in Italia.

Federica Antonecchia

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