Cammino di Santiago: il pellegrinaggio che piace a tutti, anche ai non pellegrini

Quasi ottocento chilometri sulle tracce delle spoglie dell'apostolo Giacomo: il cammino di Santiago non ha mai perso il suo fascino

Chiunque abbia deciso di passare le ferie facendo il cammino di Santiago, dovrebbe prepararsi ad augurare “Buen Camino!” a tutti i camminatori che potrà incrociare su quei sentieri. Un vero pellegrino, infatti, si riconosce anche da questo. In caso contrario, zaino in spalla e scarpe da hiking saranno solo vezzi da “turigrini”: il neologismo è un po’ cacofonico, ma è il modo in cui i veterani della sacra via si rivolgono ai tanti turisti travestiti da pellegrini che, negli ultimi anni, si riversano su quel cammino che, in principio, fu caro ai devoti dell’apostolo Giacomo il Maggiore intenzionati a venerarne le spoglie nel santuario di Santiago de Compostela.

Ottocento chilometri grossomodo, da Roncisvalle a Santiago appunto, a cui i più coraggiosi possono aggiungere il breve, viste le distanze già percorse, tratto verso Finisterre, là dove un tempo finiva il mondo conosciuto. In mezzo alcune tappe obbligate, anche se quello che si dimentica fin troppo spesso è che un vero cammino di Santiago non esiste: le vie per Santiago, infatti, erano un tempo molteplici, diverse per difficoltà e insidie. Qualcuno così parla ancora di una via francese, una inglese, una portoghese e via dicendo: sono appellativi che finiscono per indicare, però, percorsi alternativi, più o meno adatti all’abilità fisica del camminatore e che non fanno che alimentare il grande inganno di un cammino di Santiago unico, per tutti, letteralmente alla portata di tutti.

Alcuni numeri danno il senso di quello di cui si sta parlando: oltre trecento mila sono stati gli arrivi stimati a Santiago de Compostela nell’ultimo anno. Almeno un pellegrino su tre, però, ha cominciato il suo cammino da città come Sarria che si trovano a poco più di cento chilometri dall’ambita meta. Qualcuno, così, ha azzardato l’ipotesi che, già da anni, il cammino di Santiago abbia perso la sua anima spirituale e sia diventato una meta vacanziera pop, come tanti altri posti dentro e fuori l’Europa. Tanto più che dalla Via Francigena del Lazio, all’umbra Via di Francesco, passando per la Magna Via Francigena siciliana, se c’è un trend di questi anni è la riscoperta dei cammini nostrani. Che sia verso le forse false reliquie dell’apostolo Giacomo o alla scoperta dei posti che convertirono il pagano Francesco nel Santo d’Italia, insomma, i cammini attraggono oggi tantissime persone. Il seminarista in crisi mistica, il cristiano fervente, il quarantenne che non sa più o non sa ancora cosa fare delle sua vita, la quasi sposina lasciata sull’altare, il non credente alla ricerca di Qualcosa, il malato che era malato e ora non lo è più, i gruppi scout: sui sentieri del cammino di Santiago o delle tante alternative nostrane si ritrova oggi praticamente qualsiasi tipo di viaggiatore, condotto al cammino da qualsiasi motivo, spirituale e non.

C’è chi ha provato, così, a spiegarsi il recente successo di questo tipo di esperienza di viaggio. Nel caso di Santiago potrebbe aver contribuito in maniera non indifferente la nomina a patrimonio dell’UNESCO e una sapiente strategia di marketing territoriale. Non solo albergue comunali e ostelli dei pellegrini: con i grandi numeri sulle vie verso il santuario di Santiago sono arrivate, infatti, anche le strutture prettamente turistiche, attrezzate per soddisfare le esigenze di un turista appunto più che di un pellegrino, wi-fi in primis. Rispettando sempre la logica del buon mercato, s’intende: se può non valere la regola dell’offerta libera per l’accoglienza ricevuta, nella maggior parte degli alloggi sul cammino di Santiago bastano ancora, in altre parole, poche decine di euro per procurarsi vitto e alloggio. Non a caso c’è chi ha visto in questa economicità una delle ragioni del successo di Santiago e di tutte le mete simili: come a dire, i cammini sono diventati mete vacanziere pop perché sono innanzitutto mete vacanziere cheap. Adatte, in questo senso, anche a un tipo di target ben preciso: chi si è abituato a cercare nel viaggio soprattutto la dimensione esperienziale ed emozionale,; chi ha fatto delle mete alternative e dei tempi slow il suo personalissimo manifesto del viaggiare; chi è sempre alla ricerca di un qualcosa, quel Qualcosa che lo segni.

Non c’è da stupirsi, insomma, se ai sandali in cuoio i “turigrini” preferiscono ora scarpe funzionali e dai tessuti hi-tech, contapassi o qualsiasi altro tipo di dispositivo intelligente in grado di tener traccia dei loro sforzi lungo il cammino di Santiago. Né se, alla faccia del raccoglimento, del silenzio, della meditazione che dovettero accompagnare i pellegrini medievali, quello verso Santiago è diventato anche un viaggio a portata di social, fatto di selfie condivisi a ogni momento, tag, geolocalizzazioni. Un altro numero viene in aiuto: 27mila, e forse di più, i post con hahstag #camminodisantiago solo su Instagram e verosimilmente riferibili ai soli camminatori italiani. Il cerchio è chiuso, i piani sono invertiti, la condivisione analogica di un intenso pezzo di vita si è fatta sempre più e quasi solo share, in una spettacolarizzazione di cui siamo tutti oggetto e protagonisti.

Se camminatori insomma lo siamo sempre stati e c’è chi continua a leggere nel nostro pellegrinare il bisogno atavico di spostarsi, camminatori sulla via di Santiago e co. lo siamo diventati soprattutto attratti dal mito, dalla leggenda, dai significati profondi di cui abbiamo sempre fame e che sempre andiamo cercando in qualcosa che sia altro da noi.

Ultreya, suseya” del resto pare fosse il grido scambiato da sempre dai veri pellegrini medievali sul cammino di Santiago: “più oltre, più su” letteralmente, quasi a sottolineare il bisogno di trovare nell’andare la stessa ragione dell’andare.

Virginia Dara

Ha sempre più parole di quelle che dice: è la descrizione migliore che abbiano mai potuto fare di me. Sarà perché tutto quello che non dico lo scrivo, da quando ero piccolissima e credevo di voler fare la giornalista e invece forse volevo solo fare la giornalaia. Così, in Rete mi trovate scrivere di comunicazione e di digitale (per lavoro), di libri (per passione) e di varie ed eventuali (un po' per necessità). Quando non scrivo leggo: qualsiasi cosa, dai bugiardini dei farmaci alle etichette delle bottiglie, tranne i gialli. Quando non leggo probabilmente sto pensando al mare: sono pur sempre un'isolana.

0 Commenti

Nessun Commento!

Non ci sono ancora commenti, ma puoi prima commentare questo articolo.

Lascia una risposta

<

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.