Champions League, la maledizione della finale colpisce ancora la Juve

Continua la maledizione della finale di Champions League per la Juve, castigata ancora una volta sul traguardo finale da una spagnola. Questa volta ad alzare la Coppa dalle grandi orecchie è stato il Real Madrid al termine di una partita vinta da galacticos e per 4 a 1 dagli uomini di Zidane.

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La partita

La Juventus di Allegri al Millenium Stadium di Cardiff era scesa in campo con il consueto 4-3-2-1 con Buffon tra i pali, Barzagli, Bonucci, Chiellini in difesa Alex Sandro e Dani Alves a spingere sulle fasce, Khedira e Pjanic a centrocampo e Dybala, Mandzukic, Higuain a comporre il tridente per il triplete.

Il grande ex della serata, Zizou Zidane si era affidato al 4-3-1-2 con Navas, Carvajal, Ramos, Varane, Marcelo, Kroos, Casemiro, Modric, Isco, Benzema, Ronaldo. James e Lucas in tribuna, Bale in panca.

Real Madrid in maglia viola, Juventus con la classica casacca a strisce bianconere. Parte bene la Juve con Higuain e Pjanic che si rendono pericolosi nei primi minuti, ma il Real non si lascia intimorire e dopo 20 minuti passa in vantaggio con, neanche a dirlo, Cristiano Ronaldo.

La Juventus è scossa ma reagisce rabbiosamente fino a trovare il pari dopo appena sette minuti con il suo uomo forse più rappresentativo in questa Champions, Mario Mandzukic, abile a sfruttare in rovesciata un assist al bacio di Higuain. Non immune da colpe Navas1 a 1 e palla al centro, fino alla fine di un primo tempo che non riserverà altre grandi emozioni. Partita equilibrata, risultato giusto.

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Tutta altra musica nella ripresa, a dirigere il Maestro portoghese, Cristiano Ronaldo. Urla ai suoi ad ogni azione, è sempre nel vivo del gioco e quando non è pericoloso lui mette in porta i suoi compagni di squadra.

A segnare però la rete del 2 a 1 è Casemiro, sotto gli occhi attenti di Gareth Bale che intanto a bordocampo scalpita per entrare davanti la sua gente, con un tiro da lontanissimo che beffa Buffon dopo una sfortunata deviazione di Khedira. Casemiro punisce ancora una volta un’italiana, dopo la splendida rete segnata al Napoli agli ottavi.

I bianconeri sembrano aver accusato il colpo e passano appena tre minuti e parte un’azione devastante di Modric sulla destra, cross e deviazione di Cristiano Ronaldo per il 3 a 1, con la doppietta e l’undicesima rete personale messa a segno dal portoghese in questa edizione della Champions League.

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Il Real Madrid sale in cattedra e la Juve scompare sempre più, esempio eclatante l’argentino Higuain non pervenuto nella ripresa. Ritorna a comparire nelle statistiche al minuto 84, quando il colombiano Cuadrado subentrato a Barzagli si fa ammonire per la seconda volta e va a fare anzitempo la doccia.

Non avrà il tempo di guardarsi dal campo la quarta rete del Real, messa a segno da Asensio, che sfrutta un assist di Marcelo.

Finisce la partita con il Real che batte la Juventus  per 4-1 e vince la dodicesima Coppa dei Campioni della sua storia, nessuno come lei.

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Nessuno neanche come la Juventus

Anche la Juventus, a modo suo, detiene come il Real un record personale legato alla Champions, è infatti la squadra ad aver perso più finali, con quella di stasera sette. tra Coppe dei Campioni e Champions. Colpa della maledizione che ebbe inizio a Belgrado, il 30 maggio 1973 contro i campioni d’Europa in carica da due anni dell’Ajax, decide Rep, la coppa va agli olandesi.

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Passano dieci anniMagath rinnova la maledizione segnando un gol pazzesco con un sinistro all’incrocio dei pali e nulla può la Juve di Zoff, Gentile, Cabrini, sul gradino più alto ci sale l’Amburgo.

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Di tedesca in tedesca, passano 14 anni e la maledizione non tarda ad arrivare. Questa volta la Juve di Lippi, campione d’Europa in carica, può fare il bis contro un Dortmund pieno di ex, come Reuter, Kohler, Paulo Sousa e Möller. Non ci riescono Zidane, Vieri e Boksic, perché a portare la Coppa in Germania sono il 31enne Riedle e il 19enne Ricken.

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La terza finale consecutiva di Lippi finisce con un’altra delusione, ad Amsterdam contro il Real Madrid meno forte della storia la Juve perde per 1 a 0 con un gol in fuorigioco di Mijatovic.

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Bisogna passare ai 2000 e precisamente al  28 maggio 2003 per ritrovare la Juventus in finale di Coppa. Questa volta l’appuntamento è storico, visto che è il primo derby in finale di Champions tra due squadre italiane. Di fronte il Milan e si gioca a Manchester. Finisce 0-0 dopo 120 minuti non memorabili, Trezeguet, Zalayeta e Montero sbagliano tre rigori, Sheva segna quello decisivo.

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La storia recente dice che nella notte di Berlino gli uomini di Allegri si arresero al Barcellona di Messi per 3 a 1. L’undici bianconero arrivò in Germania con lo stupore generale e uscì sconfitto solo nei minuti finali con le prodezze di Neymar e Suarez.

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Sembrava la fine di un incubo

E pensare che la vittoria ai quarti di finale contro il Barcellona sembrava aver spezzato da un incantesimo la Vecchia Signora che vedeva vicina la fine di un incubo durato sei finali. La vittoria in semifinale contro il Monaco l’ulteriore conferma.

Poi il triste epilogo per il popolo bianconero con la Coppa che continua a mancare da Torino dal 1996 quando la Juve vinse a Roma ai rigori contro l’Ajax e il Real Madrid che si laurea Campione d’Europa diventando la prima squadra a vincere la Champions League per due anni consecutivi. I blancos mettono in bacheca la coppa numero 12 della loro storia, la Juve  la settima medaglia d’argento.

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Oltre la beffa il danno

In serata oltre la beffa del risultato è arrivato il danno a Piazza San Carlo a Torino, che per l’occasione era stata rivestita di bianconero e invasa da migliaia di tifosi che si erano riuniti per vedere la partita sul maxischermo installato dal Comune. Sul terzo gol del Real è cominciato un fuggi fuggi generale, generato dal panico causato dallo scoppio di un petardo. Cede una ringhiera e sono oltre 600 i feriti che si contano a fine serata.

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Giovanni Arrotino

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