Deneault: Salvare il mondo dalla mediocrità si può

Lui si chiama Alain Deneault, classe 1970, nato nel Quebec. Di professione fa il filosofo. Un po' di giorni fa è stato in Italia per presentare il suo libro

Lui si chiama Alain Deneault, classe 1970, nato nel Quebec. Di professione fa il filosofo. Un po’ di giorni fa è stato in Italia per presentare il suo libro “La mediocrazia”, uscito un anno fa e ormai divenuto un longseller internazionale.

Il messaggio è chiaro: sembra abbiano vinto i mediocri, impossessatisi del mondo. Forse partendo da questo principio si possono spiegare tanti successi ed insuccessi distanti da coloro che sono dei geni veri, spesso classificati come incompresi.

ll filosofo ne ha davvero per tutti, dalla politica, alla religione del brand, oltre a quel dover essere di buonumore a tutti i costi. Punta l’attenzione su quelli che ormai sono “tic verbali” come “stare al gioco, sapersi vendere, essere imprenditori di se stessi” e tutto questo, con annesso ciò che racchiude in se. Per Deneault, i mediocri hanno preso il potere.

Lo dice lui stesso in una intervista rilasciata al quotidiano La Stampa: esiste un malessere sociale condiviso da molti, ma questo suo libro è ben distante da voler fare la morale o puntare il dito verso qualche categoria in particolare.

Esiste una pressione sociale che incoraggia le masse a restare “persone qualunque“. Sembra deluso, il filosofo delle poche critiche ricevute in merito al suo lavoro, ma come lui stesso dice “nell’era della mediocrazia, non si discute più e si preferisce ricevere notizie che confortino“.

La meritocrazia va temuta perché “fa male, fa soffrire“. Si chiede a persone che si occupano del servizio pubblico di gestirlo come se fosse qualcosa di privato, che quindi incontrano un conflitto perché è l’etica diversa che entra in gioco; come quando si chiede a ingegneri di fabbricare cose che si rompano presto affinché possano essere celermente sostituite, oltre che la vera manipolazione dei consumatori da parte di quella macchina chiamata marketing.

La mediocrazia è perversa” – dice il filosolo – “perché mira a dissolvere quella che è l’autorità delle persone facendo in modo che la mettano da parte, la interiorizzino, comportandosi poi come se fosse la loro volontà“.

Si dovrebbe immunizzarsi da un certo lessico che parla costantemente di progresso, innovazione, eccellenza.  Va bene che si utilizzino i social, la tecnologia e i colossi del web, a patto che si faccia attenzione all’impatto che hanno sul pensiero, sulla morale e sulla politica. Anche le stesse campagne elettorali che utilizzino i social network mirano a “manipolare” il popolo.

Il contrario del mediocre non è dunque il supereroe; il vero antidoto – per Deneault – è il pensiero critico, perché smaschera l’ideologia, che è un discorso di interessi che però si nasconde dietro la parvenza della scienza. Perché spesso ci vogliono ficcare nel cervello alcune cose che sembrano utili ma alla fino non lo sono.

Non serve dunque essere pessimisti, perché qualunque impegno sociale e politico resta a metà strada tra lo scoraggiamento e la speranza, e quando la situazione è scoraggiante, che ci vuole più coraggio.

Imparare allora a pensare con la propria testa, ad informarsi senza seguire le masse, mettendo a fuoco le reali necessità, valutando le prospettive, incuriosendosi su alcuni argomenti senza lasciarsi convincere a primo acchito da pubblicità ingannevoli, credere nel sapere e nel confronto.

Forse così ci si salverà dalla mediocrazia, parola di Deneault.

 

 

 

 

Simona Stammelluti

Scrittrice prestata al giornalismo, vivo in bilico tra la notizie in tempo reale e la necessità di raccontare storie. Sempre con la valigia pronta. La vita mi ha concesso così tanto, che forse dovrei voltarle il resto.

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