Di Francesco, quando l’avversario più ostico è il pregiudizio

La Roma di Eusebio Di Francesco sabato affronterà il Verona. In casa Roma, però, manca serenità. Ecco tutti i dubbi su Di Francesco

A leggere rassegna stampa e commenti di alcuni opinionisti, Di Francesco sembrerebbe a un passo dall’esonero. Critiche, dubbi sul modulo e sulla personalità del tecnico, commenti negativi. Fermiamo il mondo per un attimo, però. Due giornate di campionato, una di Champions. Il bilancio reale qual è? Di Francesco sta davvero andando così male? La risposta è no. Tempo non manca, quindi analizziamo la situazione, partendo dall’inizio.

Il paragone con Spalletti

Diciamo le cose come stanno: molti tifosi non sono convinti del tecnico perché non è Luciano Spalletti. Esatto, la sua colpa è sostanzialmente non essere l’ex tecnico della Roma.

Amato da una parte di tifosi, “sopportato” (come ha detto lui stesso) da un’altra parte. Spalletti ha spaccato la tifoseria, spesso usando la Roma come un mantello dietro il quale muovere i propri fili, quelli dei propri interessi. Nulla di strano, Spalletti è un professionista, è libero di scegliersi la propria nuova squadra. Senza rancore. Era colpa di Totti? No, certamente no. Totti ha smesso, ora è un dirigente. Se il problema fosse stato lui, allora sarebbe stato tutto risolto a fine giugno. Nonostante un addio “ambiguo”, tormentato e pieno di polemiche (fino a rimpiangere l’esser ritornato), alcuni tifosi rimpiangono Spalletti. Lecito, buonissima stagione quella appena scorsa, ma questo è un problema dei suddetti tifosi, non può e non deve esserlo dell’attuale tecnico della Roma.

Eusebio Di Francesco è un allenatore giovane, emergente, che si è imposto nel calcio italiano ottenendo risultati storici con il Sassuolo. E’ alla prima vera esperienza importante. Niente di clamoroso, tutti hanno iniziato da qualche parte. Conte è arrivato alla Juventus come una vera e propria scommessa, idem Allegri e Sarri a Milan e Napoli. A Roma, però, è tutto un po’ diverso. Roma è una città unica e tra le varie peculiarità della città eterna c’è quella della mostruosa e sproporzionata pluralità di fonti d'”informazione” (quando va bene). Ogni radio, giustamente, ha i propri interessi, la propria linea editoriale, le proprie teste. Così ogni quotidiano sportivo, così ogni singola tv. Ognuno è libero di sentire chiunque e farsi la propria opinione. E’ giusto così.

Nainggolan fuori ruolo (?)

Il problema, però, arriva quando questi mezzi di informazione diventano tritacarne o ricettacoli di informazioni false e tendenziose. L’ascoltatore medio dovrebbe filtrare ogni notizia, ma a volte è un “lavoro” vero e proprio e non sempre può avvenire. “Nainggolan è un trequartista e con Di Francesco gioca fuori ruolo“. Falso, falsissimo. Il belga ha giocato la prima stagione alle spalle di una punta la scorsa stagione, con Spalletti. Prima del toscano, Nainggolan ha sempre e solo giocato sulla linea dei mediani, al massimo come centrocampista centrale. Eppure, Di Francesco è colpevole di aver snaturato il belga, di schierarlo fuori posizione. Sembrerebbe una follia, ma questa è una delle colpe del tecnico. Voi direte: ma come, una stagione su nove (in Serie A) le ha giocate sulla mediana e il suo ruolo è quello di trequartista? Così è, se vi pare.

A proposito di ruolo e interpretazione (aspetto che conta davvero): guardate il movimento del centrocampista al minuto 2:14. Poi riguardate i gol di Pellegrini con la maglia del Sassuolo e lo score. E poi si può riparlare di schema e ruoli.

Eusebio lo Zemaniano/Integralista

Altro giro, altra corsa. Altro luogo comune, altra battaglia da combattere per il tecnico della Roma. “Di Francesco gioca solo con il 4-3-3“, sentite in ogni angolo di Roma e non solo. Costretti a ripetere: come se contasse il modulo e non l’interpretazione e i reali movimenti dei giocatori. E’ davvero così, però? No, neanche in questo caso. Andiamo a vedere nel dettaglio. Atalanta 0-1 Roma: gara iniziata con il 4-3-3, modulo di partenza. La squadra cala nel secondo tempo, ovviamente la forma fisica è quella di inizio stagione, così “l’integralista” passa a praticamente a 5, nonostante non avesse terzini di ruolo (B. Peres uscito per infortunio). Entra Pellegrini, che gioca largo a destra.

Contro l’Inter, però, mancano terzini. Il popolo unanime: “deve passare a 3“. Il mister della Roma, invece, schiera Jesus terzino destro, perché in difesa non avrebbe abbastanza centrali da essere coperto in caso di problemi fisici a partita in corso. Partita sfortunata, l’Inter vince 1-3, aiutata dal palo e favorita da un arbitraggio che a distanza di tre settimane fa ancora infuriare il capitano della Roma, De Rossi. Rimanendo sul modulo: a gara in corso, sotto di un gol, Di Francesco passa al 4-2-3-1. Terzo modulo in due partite.

Roma-Atletico Madrid, 0-0, gara che poteva essere vinta e poteva essere persa. Un palo e miracoli di Alisson salvano la Roma, Oblak, errori sotto porta e due rigori negati invece proteggono l’Atletico Madrid. La Roma parte con il 4-3-3, fa il proprio gioco, non ancora quello che vorrebbe il mister giallorosso. Nel secondo tempo serve un cambio per contenere Griezmann e i diavoli di Simeone: ecco che ritorna la difesa a 3, quasi a 5. Di nuovo un cambio di modulo.

Di Francesco deve cambiare modulo, deve passare a 3, è un integralista che a Roma non potrà imporsi, è debole di carattere. Però di Sarri si elogia la tenacia con cui porta avanti il 4-3-3, con Milik, Mertens o chi per loro. Il modulo e poi gli interpreti. E’ così per tutti, a meno di defezioni importanti, perché poi l’aspetto fondamentale è l’interpretazione. Il 4-3-3 di Zeman è diverso dal 4-3-3 di Guardiola. Il 3-5-2 di Conte è diverso dal 3-5-2 utilizzato da Spalletti. E’ così, il calcio è bello per questo, perché nessuno s’inventa niente e ognuno s’inventa qualcosa. Roma, però, è la città dei dogmi e dei luoghi comuni, i quali come un buco nero inglobano ogni certezza o dubbio, per poi esplodere in un grande abbaglio di luce, che stordisce e confonde.

E il vice Salah? Schick non è adatto al 4-3-3!

Altra colpa di Di Francesco. Voi direte: ma come, Di Francesco ha detto neanche una settimana fa che per Schick cambierà qualcosa dal punto di vista tattico, come fa questo a essere un problema? Eppure è così. La Roma ha dovuto cedere Mohamed Salah, una cessione dolorosa, l’egiziano sta mostrando il proprio talento in Premier e in Europa. La Roma ha provato a sostituirlo con Riyad Mahrez, asso algerino del Leicester. Non è stato possibile, così i Giallorossi hanno strappato Schick a Juventus, Inter e Napoli. “Però non è adatto al 4-3-3 dell’integralista Di Francesco“. Problema -> quesito all’allenatore della Roma -> risposta. “Con Patrik apporterà delle modifiche tecnico-tattiche, non spostando tantissimo quello che è il mio sistema di gioco, l’interpretazione però potrebbe essere differente“. QUI potete ascoltare.

Questione di tempo, di lavoro. Non hanno aiutato contro l’Atletico Madrid i lunghi giorni di stop dall’ultima gara, come non hanno aiutato (lo ha ammesso il tecnico) i viaggi fatti in estate dalla Roma. Servono, hanno uno scopo, ma Di Francesco ha fatto capire a più riprese di non apprezzare le tournèe estive. Contro ogni critica e pregiudizio, in ogni caso, la Roma è stata l’unica squadra italiana a fare punti in Europa. Brutto tracollo della Juventus di Dybala (un boomerang la volata mediatica sull’inesistente e insostenibile paragone Messi-Dybala) a Barcellona (3-0 per i Blaugrana), male il Napoli di Sarri che ha perso 2-1 contro lo Shaktar, rischiando anche il tracollo sul 2-0. Respira la Roma, che torna a farsi valere in Champions dopo la rovinosa batosta rimediata dalla truppa di Spalletti contro il Porto (1-1/0-3), avversario battibilissimo, che è costato l’accesso alla scorsa fase a gironi della Champions League.

Eusebio Di Francesco non ha mai chiesto di essere proclamato nuovo Guardiola. Ha chiesto solo del tempo. La fiducia sulla parola non è toccata neanche a Gesù Cristo, figuriamoci se può spettare a un allenatore. Al tecnico della Roma serve fiducia, in primis dalla propria società (e ce l’ha), poi dai propri tifosi. Serve tempo, è normale, è un nuovo progetto, c’è da lavorare. Lo sa la Roma, lo sa Eusebio Di Francesco. Il tempo sarà giudice e magari, spera il tecnico (e i tifosi della Roma), galantuomo.

Matteo Vitale

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