Digital detox o non digital detox, è questo il problema?

Con gli smartphone siamo sempre più connessi, ma paradossalmente più estranei a chi ci è più prossimo. Vero o falso?

All’ipotetica domanda “la disturba il trillo, la suoneria o il vibrare di ogni notifica?” il Raniero dell’indimenticabile “Viaggi di nozze” risponderebbe sicuramente con il suo proverbiale “no, non mi disturba affatto”.

Biasimeremmo la versione 3.0 del dottore del film di Verdone senza renderci conto di quanto siamo diventati tutti più simili al personaggio in questione, negli ultimi anni. È inevitabile. Oggi il telefono è diventato un organo vitale, per quanto esterno. Probabilmente vivremmo con meno disagio senza un rene, piuttosto che senza smartphone.

Vero è che lo smartphone ha sostituito anche la torcia. Per cui in realtà lo accendiamo per una serie di utilità, tra cui controllare l’orario, seguire un video in diretta streaming, piuttosto che per inviare o leggere una mail, oltre che per monitorare i social network. Ma i dati non lasciano scampo. Nel 2016, organismi come Audiweb e StatCounter – che monitorano l’audience di internet – rilevano anche in Italia lo storico sorpasso sui pc dell’accesso a internet da smartphone. E quando navighiamo da smartphone, ci destreggiamo soprattutto tra le correnti dei maggiori social network.

Quando questa nostra attività quotidiana diventa dipendenza? Esistono parametri standard per tutte le età e le professioni, o per diverse aree geografiche?

È ancora presto per poterne parlare con dovizia di dati e analisi. Ma il fenomeno è sotto gli occhi di tutti e non sfugge ad educatori, sociologi e psicologi. Figuriamoci se non colgono l’opportunità di cavalcare l’onda del digital detox brand ed imprese, chi proponendo campagne griffate di disintossicazione, come Amstel e Coca Cola, chi offrendo soggiorni, vacanze o esperienze varie  senza campo e senza strumenti per provare ad intercettarlo.

L’uso consapevole di qualsiasi strumento a nostra disposizione è necessario per garantire la nostra ed altrui incolumità.Non si discute se sia opportuno leggere il display del telefono mentre si guida o scorrere l’indice sui post fino a perdere le coincidenze per il lavoro. Non ci sarebbe storia.

Se discutiamo della libera scelta di impiegare il proprio tempo libero sui social o di utilizzare i social in maniera strategica per il nostro lavoro la partita cambia. La comunicazione social non è altro che l’evoluzione di modi e mezzi per comunicare. Semplificando al massimo, quando non avevamo il pc bruciavamo interi pomeriggi a scrivere lettere. Poi le lettere sono diventate mail, con buona pace delle Poste Italiane. Infine messaggi.

Di cosa stiamo parlando allora?

Di vivere il proprio tempo, ognuno con gli strumenti a propria disposizione, facendone l’uso che maggiormente soddisfa i propri interessi o il raggiungimento di determinati obiettivi. Di provare a trovare la soluzione a un dilemma, la risposta ad una domanda, il posto giusto per una birra insieme, o un’occasione di lavoro fin lì, dove prima non che fosse impossibile arrivare, ma si arrivava in modo diverso. Se lo si voleva. La domanda giusta quindi non è con quale mezzo, ma più esattamente dov’è che vuoi arrivare?

Toni Augello

Blogger quando arriva l'ispirazione, scrittore senza contratto e appassionato di nuovi media come della vita, perchè in realtà profondamente attratto dalle dinamiche relazionali. Mi occupo di cultura e social innovation. Seguo con interesse il mondo del digital e delle startup.

0 Commenti

Nessun Commento!

Non ci sono ancora commenti, ma puoi prima commentare questo articolo.

Lascia una risposta


Warning: Illegal string offset 'note' in /home/caffecar/public_html/newsandcoffee.it/wp-content/themes/dialy-theme/functions/filters.php on line 223
<

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.