Donald Trump: il flagello di diplomazia e politica

Irrequieto e arrogante, il presidente americano sta facendo terra bruciata intorno a sé sia in casa che all’estero creando un futuro sempre più incerto

Donald Trump ne sa una più del diavolo, questo è ormai certo, ma ultimamente l’aspetto goliardico di certe sue uscite, sta lasciando posto a imbarazzo e gelo. Non è diplomatico, non si apre a una visione del mondo internazionale ma rimane ancorato al suo nazionalismo che guai a chi glielo tocca e non si preoccupa in alcun modo di essere quanto più antipatico possibile. Tutto questo però ha e avrà delle ripercussioni ed essere sempre il bastian contrario della situazione non potrà che stufare.

James Comey 1 – Donald Trump 0

Trump ha mentito su di me. E Mosca ha interferito sul voto americano” così James Comey ex direttore dell’Fbi ha dichiarato sotto giuramento davanti alla Commissione intelligence del Senato che sta indagando sulla presunta ingerenza della Russia durante le elezioni americane dello scorso novembre. Potrebbe essere ancora un risultato parziale ma comunque denota due cose: da una parte la pressione dei giornalisti che continuano a cercare di screditare Trump e che hanno incalzato Comey poche ore prima della sua testimonianza, dall’altra la presunta verità di un allontanamento forzato (chiamarlo licenziamento sarebbe poco) con l’intenzione di insabbiare il Russiagate. Il tutto velatamente e mai alla luce del sole.

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Business is business

La sfacciataggine e l’arroganza con cui Trump ha comunicato l’uscita dall’accordo di Parigi sul clima ha dell’orrido. L’atteggiamento con il quale ha dato la notizia denota un senso di superiorità che non eravamo certo abituati a vedere in un presidente di tale importanza e che fa crollare una collaborazione importante per un problema che ormai è emergenza e che impegna non a caso tutti gli abitanti del pianeta. Ma la questione è ben più complessa di come Donald Trump l’ha presentata: non si tratta solo di voler proteggere l’economia americana e i suoi spropositati consumi ed emissioni dalle ingerenze altrui. Sotto sotto è molto più semplice: basta solo spiegare che circa una ventina di senatori repubblicani, prima che Trump partisse alla volta del G7 di Taormina, sono stati molto chiari nel chiedere al presidente di uscire dall’accordo di Parigi solo perché sponsorizzati economicamente indovinate un po’ da chi? Dalle industrie petrolifere che si vedono ledere i propri profitti non appena si parla di energie pulite.

credits photo: green.it

A volte ritornano

Dovremo abituarci forse anche a questo, il ciclico parlare del travel ban. Dopo i recenti attentati di Londra, Trump ha rilanciato l’idea di introdurlo a suon di tweet, accusando la magistratura di non voler supportarlo nella scelta di proteggere il Paese. La versione da adottare sarebbe la prima secondo Trump, quella cassata dalla Corte Suprema, e che era fin troppo discriminante (il muslim ban) e non quella rivisitata e alleggerita dalla magistratura stessa. Di certezze in questo mondo ce ne sono ben poche ma sappiamo benissimo che questo sarà (insieme al muro per dividersi dal Messico il più fisicamente possibile) uno dei leitmotiv della sua presidenza.

credits photo: CBSnews.com

Trump vs Iran

Gli Stati che sponsorizzano il terrorismo rischiano di finire vittime della stessa malvagità che promuovono” come dire, chi è causa del suo mal pianga se stesso o chi la fa, l’aspetti. Solo che se a dirlo è Donald Trump all’indomani degli attentati che hanno coinvolto Tehran, non sono certo parole che passano inosservate. E infatti a rispondere poco dopo è stato il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif con una stoccata altrettanto caustica: “Gli iraniani stanno affrontando il terrorismo che è sostenuto dai clienti degli Usa“. Anche in Iran dunque gli spiragli di dialogo che si stavano aprendo grazie all’intermediazione di Obama, si stanno drasticamente chiudendo.

Tutto quello che si sta muovendo in questi giorni se non minuti, visto che il presidente Trump è un tipo molto social addicted, avrà inevitabili ripercussioni nei futuri più o meno prossimi. I semi piantati dalla precedente amministrazione non solo non sono annaffiati da altrettanta cura ma vengono continuamente calpestati persino a discapito di relazioni internazionali storiche.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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