Emergenza idrica, caos trasporti: Roma, cronaca di una Capitale lasciata a se stessa

I problemi di cui il resto d'Italia legge sui giornali si toccano con mano anche solo durante l'attesa di un autobus

Il sole di un assolato primo pomeriggio di luglio picchia forte su Roma. Il caldo umido si sopporta a fatica, fermi e in piedi attorno alla pensilina. C’è già una piccola folla in attesa. Cattivo segno: per essere così tanti, da quanto tempo non passa un autobus? Meglio non chiederlo, meglio non far scattare tutta l’esasperazione latente tra i volti affaticati di chi aspetta l’autobus da prima di te.
Aspettiamo. È estate, ci sono meno corse. Ma perché, in effetti? Come mai è così difficile far partire una corsa ogni tot minuti? È vero allora quanto affermato da Bruno Rota, direttore generale dell’Atac da marzo fino allo scorso 21 luglio (o fino a tre giorni fa, secondo l’amministratore unico 5 Stelle Fantasia: altra questione controversa), che dalle colonne del Corriere della Sera è finalmente esploso e ha descritto senza mezzi termini la crisi dell’azienda di trasporto pubblico della Capitale.

Un debito che, da dieci anni, è andato aumentando come una palla di neve che più va verso valle più diventa una valanga, assestandosi sul miliardo e 350 milioni di euro (e no, “Purtroppo conta poco che negli ultimi dodici mesi non sia aumentato ulteriormente. Quando hai 1.350 milioni di debito sedimentato nel tempo, non hai risolto il problema quando non sale”). A margine dell’enorme debito, il caos tra i dipendenti: obblighi di timbratura farlocchi (“Non si timbra, malgrado le regole dicano altrimenti, e si prendono salari su orari di lavoro presunti. È intollerabile sia nei confronti di chi fa il proprio mestiere, sia di coloro che un lavoro non riescono ad averlo”) e nessuno in grado di porre rimedio all’assenteismo che ne deriva.

Intanto dalla fermata ancora non si vede nessun autobus all’orizzonte. Le dichiarazioni di Rota hanno scatenato reazioni da destra a sinistra, passando per i 5 Stelle: è già partito un esposto alla Procura di Roma per approfondire le accuse mosse dal direttore generale dell’Atac, soprattutto quella lanciata su Facebook in risposta alle dichiarazioni di Enrico Stefàno, presidente della commissione Trasporti di Roma Capitale: a Rota era stata data carta bianca, un’occasione unica per agire, era stata la posizione di Stefàno; “Più che di dirigenti da cacciare, lui, e non solo lui, mi hanno parlato di giovani da promuovere. Velocemente. Nomi noti. Sempre i soliti. Suggerisco a Stefàno, nel suo interesse, di lasciarmi in pace e di rispettare chi ha lavorato”, la risposta di Rota.


Il luglio romano non perdona. Fa caldo, da oltre quaranta minuti non passa un autobus, ma lì in fondo alla strada c’è un nasone da cui ancora zampilla acqua fresca. Allontanarsi dalla fermata, col rischio che l’autobus passi proprio ora, o resistere e continuare ad aspettare? Dilemma presto risolto: tra il sopportare il caldo stando fermi sotto al sole e il sopportarlo camminando verso l’acqua, molto meglio la seconda ipotesi. E, se neanche arrivati alla fontanella sarà passato l’autobus, tanto vale proseguire a piedi. Magari gli autobus non passano, ma almeno nell’attesa ci si può dissetare.
Neanche questo è detto: i cosiddetti “nasoni” sono stati le prime vittime della crisi idrica per cui verrà ricordata l’estate 2017. Consumano (ormai è una cifra entrata bene nella testa di ogni romano) l’1,1 % del totale delle acque servite da Acea, ma iniziare con il chiudere quelli è sembrata comunque la mossa più sensata da parte dell’amministrazione Raggi per far fronte alla crisi. Si parlava di chiuderne 30 al giorno da inizio luglio; di fatto, già dopo la prima giornata di operazioni solo in tre hanno cessato di regalare acqua. Eppure, per uno ancora in funzione che se ne trova, non si sa mai: meglio riempire una bottiglietta d’acqua. In quante altre capitali europee è data una possibilità del genere?

Già. E in quante altre capitali europee si arriva a parlare di razionamento dell’acqua? Il rischio è stato scongiurato all’ultimo minuto di venerdì scorso dal presidente della ragione Lazio Nicola Zingaretti: entro la mezzanotte, infatti, salvo ripensamenti, un’ordinanza della Regione aveva disposto il blocco della captazione dal lago di Bracciano. Il ripensamento invece c’è stato, Zingaretti stesso ha dichiarato di assumersene “tutta la responsabilità” e, dunque, almeno fino a settembre non si parla più di turni di otto ore per l’utilizzo dell’acqua da parte dei romani. Piuttosto sono stati disposti limiti ai prelievi, rispettivamente di 400 litri al secondo fino al 10 agosto e di 200 litri al secondo fino a settembre (finora Acea ha prelevato intorno ai 900 litri al secondo).

Colpa dell’estate rovente, di sicuro; ma colpa anche di chi, per quell’8% dell’acqua totale in entrata a Roma, è arrivato a provocare un serio rischio di disastro ambientale a Bracciano. All’inizio dell’anno, infatti, Acea prelevava dal lago circa 1200 litri al secondo; acqua che poi, per il 67% (altra cifra scolpita a sangue nel cuore dei romani), andava persa durante il suo tragitto lungo tubature troppo spesso fatiscenti. L’ultima volta che il lago di Bracciano ha sofferto così tanto è stato durante l’altrettanto torrida estate del 2003: non sono bastati quattordici anni per mettere a punto un piano di sfruttamento del lago più razionale.

Inutile ormai sperare nell’arrivo dell’autobus. Con la bottiglietta piena di preziosissima acqua, meglio avviarsi a piedi fino alla fermata più vicina, magari qualche altra linea utile passa più frequentemente. Dopotutto, Roma è ancora abbastanza splendida per meritarsi una passeggiata – anche sotto al sole di fine luglio. Lo è anche se, abbandonata a sé stessa, sta crescendo sempre più selvaggia. Lo è per le migliaia di turisti che, miracolosamente, continuano a restarne estasiati. Lo è perché una Città Eterna non crollerà certo per un’estate con poca acqua o un’azienda del trasporto pubblico sull’orlo del fallimento. Oltre ad essere sempre abbastanza splendida per una passeggiata, Roma lo è anche per sopravvivere.
Ma, nel frattempo, quanto potenziale sta sprecando?

Liliana Farello

Aquilana, classe '93, attualmente studio Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma. Nel mio futuro mi piacerebbe vedere cosa c'è dall'altra parte del mondo, ci sto lavorando.

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