Facebook Stories: non piacciono o non le sappiamo usare?

Troppe storie, pochi contenuti

Diamo per buono il presupposto per cui sono molto pochi gli utenti Facebook che non utilizzano l’omonima applicazione da smartphone o tablet. Di conseguenza dovrebbero essere molti utenti a visualizzare le Facebook Stories nella parte alta dell’applicazione, e quindi spinti a creare, a loro volta, i propri contenuti. Ma così non è, perché dopo alcuni mesi dall’introduzione della funzionalità, la stessa sa tanto di fallimento. Anche se con il tempo questa tesi potrebbe essere completamente ribaltata.

Cosa sono (e come funzionano) le Facebook Stories

Procediamo con ordine, prima di criticare la funzionalità, e analizziamone il funzionamento. Le Facebook Stories sono, come su altre piattaforme, dei contenuti temporanei, che nascono per invogliare gli utenti a creare e (soprattutto) condividere i propri momenti più informali con i propri contatti, senza troppo preoccuparsi della qualità del contenuto stesso. Mi piace pensare a questo rapporto tra storie e contenuti tradizionali come parallelo a quello tra un film e il backstage dello stesso film.

Quando postiamo una foto, un link, un video, vogliamo che sia ben fatto, con una certa qualità, spesso banalmente pensiamo a “quanto possa piacere”. Invece, le storie sono tutto ciò che c’è dietro, tutto quello che spontaneamente, senza filtri, facciamo. Altro esempio: se la foto su Instagram degli spaghetti al pomodoro è il nostro contenuto centrale, la storia potrà riguardare quando buttiamo la pasta, o prepariamo il sugo, e così via.

Ora, tutto ciò sembra non funzionare su con le Facebook Stories: cerchiamo di analizzare il fenomeno e scoprire perché.

La differenza tra Instagram, Snapchat, e i cloni arrivati successivamente

Non nascondiamocelo: anche le Instagram Stories sono un clone di Snapchat. Snapchat è, quindi, la piattaforma che per prima ha diffuso il formato dei contenuti temporanei, e ha coinvolto centinaia di milioni di utenti, soprattutto più giovani, desiderosi di non doversi preoccupare della qualità o anche del senso di ciò che postavano sui social media.

Facebook ha un po’ perso questo tipo di utenti, e ha cercato di riacciuffarli via Instagram, che tra le app di proprietà dell’azienda di Mark Zuckerberg, è quella con il target più giovanile (so che non si dovrebbe parlare di target, ma la parola rende bene l’idea). Su Instagram le storie sono state e sono un successo, al punto che hanno raggiunto e superato gli utenti dello stesso Snapchat. Questo perché, secondo la mia interpretazione del fenomeno, in una piattaforma di condivisione per contenuti visuali come Instagram, le storie rappresentano una possibilità in più per gli utenti. Un ulteriore modo per sfogare la propria creatività.

Su Facebook, come su Messenger e WhatsApp, lo stesso meccanismo non funziona. Concentriamoci su Facebook però: non sono io a dirlo, ma diverse autorevoli testate al mondo, tra cui Mashable. Facebook è il social network più utilizzato al mondo, con qualcosa come 2 miliardi di utenti. Come è possibile che le Facebook Stories non vengano utilizzate? Discorso inverso da quello precedente: su Facebook ci sono una marea di contenuti, dunque presumibilmente gli utenti non sono invogliati a condividere la propria attività senza filtri.

facebook stories

Fonte immagine: Mashable http://mashable.com/2017/05/02/no-one-uses-facebook-stories/

Meno utenti globali, più utenti simili a se stessi

La ragione potrebbe essere però un’altra, non semplicemente legata alla quantità di contenuti, ma proprio alla tipologia di piattaforma. In un primo momento, si potrebbe pensare che, introducendo una nuova funzionalità (Facebook Stories) su una piattaforma da 2 miliardi di utenti, e dando alla stessa forte rilevanza (è in cima al News Feed mobile di tutti noi) questa dovrebbe automaticamente diventare popolare. Ma ragioniamo un attimo su quei due miliardi di utenti, contro i 700 milioni di Instagram (Fonte Instagram).

Praticamente tutti sono su Facebook. Su Instagram un po’ meno. In questo senso credo sia corretto parlare dello stesso meccanismo di fuga che ha portato gli utenti più giovani su Snapchat. Mi spiego: vengo a conoscenza di un tipo di contenuto temporaneo, spontaneo, meno studiato e filtrato; mi sta bene crearlo, voglio che sia visto, ma voglio che sia visto da persone che, come me, creano questo tipo di contenuto, voglio che sia visto da chi è simile a me, e non dalla nonna, per cui preferisco rendere visibili i contenuti “studiati” di Facebook.

Lo stesso principio è applicabile a Messenger Day e WhatsApp Status, piattaforme che veramente coinvolgono praticamente tutti i nostri contatti. Per quanto ampia, l’utenza di Instagram resta percepita come una nicchia, un insieme di persone simili tra loro (nonostante tante, fisiologiche differenze), che condividono la passione per le immagini. E non la passione per le immagini, per i link, per le note, per gli aggiornamenti di stato, ecc. Le storie funzionano più su Instagram perché sono più adatte alla piattaforma – anche in maniera abbastanza palese.

Fallimento oppure no?

Tornando alla domanda iniziale: si può parlare di fallimento oppure no per le Facebook Stories? Apparentemente si, visto che l’utenza sembra proprio essere poca (se tutti i vostri amici usano le storie di Facebook o per voi la quantità si avvicina a quella di Instagram Stories vi prego, correggetemi nei commenti), ma in realtà non lo è. Prima di tutto perché col tempo si potrebbe consolidare l’utenza su Facebook, convincendo gli utenti di quanto sia comodo avere tutto su un’unica piattaforma.

Anche se le storie di Facebook dovessero restare poco usate, avrebbero una loro funzione, fosse solo ricordarci quanto siano migliori le Instagram Stories, e spingerci quindi ad utilizzare di più queste ultime. Sarà quindi possibile nel tempo stabilire se ci sarà effettivamente una crescita nell’utenza delle Facebook Stories e una rispettiva diminuzione in quelle di Instagram, ma credo che la tendenza resterà quella che in questi primi mesi abbiamo potuto osservare, portando magari alla rimozione delle storie da alcune delle piattaforme tra Facebook, Messenger e WhatsApp.

Andrea Careddu

Ho 22 anni e studio Comunicazione alla Carlo Bo di Urbino. Scrivo di Tech e Social Media. Racconto gli eventi dall'interno. Amo la fotografia. Studio Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni. Sono @acareddu ovunque o quasi.

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