Francesco Gabbani: “All’Eurovision porto la scimmia e la mia spontaneità”

Intervista esclusiva al vincitore del Festival di Sanremo che prende parte all'Eurofestival con Occidentali's Karma

L’edizione numero 62 dell’Eurovision Song Contest è partita con le semifinali che si stanno disputando a Kiev: a rappresentare l’Italia c’è il vincitore dell’ultima edizione del Festival di Sanremo, Francesco Gabbani che porterà sul palco dell’International Exhibition Centre la sua Occidentali’s Karma. Il video ufficiale della canzone ha raggiunto 54 milioni di visualizzazioni su Youtube e le quote dei bookmakers lo vedono come favorito per la vittoria finale. Il responso lo sapremo il 13 maggio, quando Francesco si esibirà per la finale del prestigioso premio europeo che, prima di lui, ha visto trionfare Gigliola Cinquetti a Copenhagen nel 1964 e Toto Cutugno a Zagabria nel 1990.

Su News and Coffee abbiamo intervistato in esclusiva Francesco Gabbani nei giorni dell’uscita del suo nuovo album “Magellano”, che contiene nove tracce tra le quali, oltre alla già citata Occidentali’s Karma, la canzone che ha le stigmate del nuovo tormentone estivo, Tra le granite e le granate, oltre ad una cover di Adriano Celentano, Susanna. La versione internazionale dell’album, dal titolo “Magellan”, contiene una traccia in più rispetto a quella per il mercato italiano, Amen con la quale ha trionfato a Sanremo Giovani nel 2016.

L’Eurovision è un po’ come la Champions League: hai vinto in Italia e ora ti confronti con i grandi d’Europa. Come ci si prepara a un evento del genere?

Ti devo dare una risposta strana: mi sto preparando non preparandomi. Gli ultimi mesi per me sono stati fitti di impegni  e, quindi, non ho nemmeno avuto il tempo materiale per poter studiare bene tutti i partecipanti. Però, dall’altro lato, ho fatto una preparazione, perché ho partecipato a due incontri preliminari a Londra e ad Amsterdam dove ho avuto modo di entrare in contatto con i miei avversari, conoscendoli e ascoltando le loro canzoni. Sinceramente le ho ascoltate in maniera un po’ superficiale, più che altro brevemente e non saprei fare un’analisi precisa dei significati e dei contenuti di ogni brano. Ma ci sono delle canzoni che mi sembrano discrete: quello che mi piace di più probabilmente è il brano francese di una cantante che si chiama Alma. Inoltre, per giustificare un po’ la mia risposta che non mi sto preparando, posso dirti che comunque ho intenzione di affrontare questa esperienza come mi è solito fare: in maniera molto spontanea, molto naturale.

Canterai Occidentali’s Karma in italiano o in inglese? E la scimmia ci sarà o no?

Ho scelto di portare il brano nella sua versione originale, in lingua italiana, anche se abbiamo dovuto tagliare una strofa per una questione di regolamento relativa alla durata delle esibizioni. La performance sarà praticamente uguale a quella che ho portato al Festival di Sanremo: con me ci sarà la scimmia. Ci ho pensato un po’ prima di decidere di portarla sul palco con me anche a Kiev. L’Italia ormai ha visto e stravisto questa performance, ma l’Europa no: mi sembra che abbia funzionato bene, avendo il suo duplice significato e la potenzialità di essere attraente dal punto di vista visivo e, contemporaneamente, di essere una sorta di uncino per capire meglio la canzone e la citazione di Desmond Morris della scimmia nuda.

Dal canale Youtube dell’Eurovision Song Contest 2017

Com’è nata l’idea di portare sul palco di Sanremo la scimmia?

L’idea della scimmia, come dicevo prima, è una sorta di spiegazione didascalica visiva della citazione di Desmond Morris: è nata come conseguenza di aver inserito all’interno del brano quel riferimento. Tra l’altro, è anche un po’ sbagliato portare un gorilla, perché Desmond Morris, quando parlava di scimmia nuda, intendeva l’uomo, la scimmia senza peli. Però rendeva l’idea.

Quando ho sentito per la prima volta la tua canzone ero a New York e Occidentali’s Karma mi ha ricordato, dal primo momento, Cuccuruccucù Paloma. Una canzone piena di citazioni colte, di vari livelli di lettura che possono essere o sovrapposti, o scissi: puoi sentirla solamente come una canzone ballabile, oppure come una canzone che fa riflettere. Come trovi questo paragone e, più in generale, il paragone che hanno fatto anche altri con Battiato?

Lo trovo un paragone che a me fa sicuramente piacere e mi lusinga, perché pensare di poter trovare nelle mie cose una similitudine con Battiato mi rende orgoglioso. Anche se io non ho miti musicali precisi, devo essere sincero e dirti che Battiato è uno dei miei preferiti, lo considero una figura di riferimento.

Che definizione daresti del tuo genere musicale, così difficilmente classificabile?

Non voglio peccare di presunzione, ma lo definirei “gabbaniano”. Ti spiego il perché: se dobbiamo etichettarlo in quello che faccio c’è tutto quello che mi ha influenzato, che è davvero tanto. Il risultato è una sorta di “fritto misto gabbaniano”, giusto per non prendersi troppo sul serio. Per come la vedo io, il valore dell’inedito oggi sta nel trovare un proprio mix di elementi: non credo che sia possibile creare qualcosa di completamente nuovo. Gli ingredeinti di questo shakeraggio sono tutto ciò che l’autore ha ascoltato, le cose che l’hanno segnato, quello che si porta a cuore, il bagaglio emotivo, insomma.

“Tra le granite e le granate” potrà diventare il nuovo tormentone dell’estate?

Un po’ me lo auguro, ma non lo so. Più che altro non me lo aspetto: mi piace pormi in questo modo rispetto alle canzoni, senza aspettative, perché è esattamente il modo in cui mi sono posto rispetto a Occidentali’s Karma. Non mi aspettavo tutto quel successo per la canzone e invece è andata a finire come sappiamo. Quello che posso dire è che, probabilmente, anche questo brano ha un po’ i requisiti che dicevamo prima rispetto a Occidentali’s Karma: da una parte è un brano che farà ballare, divertire e avere un approccio spensierato verso la vita; ma anche questa canzone porta a delle riflessioni. Come il brano di Sanremo, anche questo dividerà il pubblico in due tipologie: il pubblico che lo capisce e il pubblico a cui è dedicato.

“Magellano” è un disco che parla di viaggio: in questo momento tu sei costantemente in viaggio, sia materialmente sia musicalmente, è evidente una crescita da Amen a Occidentali’s Karma.

Certo, perché la musica che faccio è l’espressione di quello che sono io: sono tante cose. Quindi è normale che io mi esprima in tanti modi, mi piace pensarla cosi. Questo avvalora quello che ti dicevo prima del fritto misto: mi piacerebbe sottolineare il fatto che il concetto del viaggio di Magellano è probabilmente più un viaggio non canonico, ma inteso come viaggio verso qualcosa da scoprire. Quindi è avere la voglia e il coraggio di andare verso qualcosa che non si conosce, capire qualcosa di più di quello che ci sta intorno, ma soprattutto di noi stessi.

Dal sito web ufficiale di Francesco Gabbani

Quel qualcosa che non si conosce potrebbe anche essere il futuro ?

Assolutamente: è per forza nel futuro qualcosa che non si conosce.

Qual è il tuo rapporto con il viaggio? Sei uno che viaggia per imparare, per conoscere, o semplicemente per rilassarti e farti una vacanza di tutto riposo?

Non ho avuto molte occasioni per viaggiare, perché per farlo ci vogliono soldi e tempo: e io i miei soldi e il mio tempo li ho sempre dedicati alla passione per la musica. Comunque la mia idea di viaggio è più improntata verso il conoscere che verso il relax. Nel prossimo viaggio in Ucraina non so quanto riuscirò effettivamente a conoscere della popolazione locale, poiché sarò in un meccanismo, quello dell’Eurovision, che è in realtà una grande macchina.

All’interno del nuovo album Magellano c’è una canzone alla quale tieni in particolar modo?

La canzone che credo sia per me più importante, perché esprime delle mie riflessioni molto intime, è Spogliarmi, l’ultima traccia dell’album. Tutte le ultime canzoni dei miei album sono quelle che hanno un significato di questo tipo, più personali: spesso descrivono anche le mie sofferenze. Sono canzoni più autobiografiche: mentre le altre sono più dei punti di vista rispetto a cose che mi stanno intorno, “Spogliarmi” è più verace.

Anche perché, in fondo, ogni disco per un cantante, come ogni libro per uno scrittore, è un po’ uno spogliarsi.

Si certo, assolutamente.

Emanuele Giulianelli

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