Il “galatèreo”: consigli per un viaggio in aereo sereno e cortese

ventiquattro consigli per non farsi odiare dagli altri passeggeri

Un mio caro amico, raccontando le sue disavventure aeree su Facebook, ha citato e mi ha fatto tornare in mente un mio vecchio post nel quale elencavo i comportamenti per me più fastidiosi dei viaggiatori dell’aria.

Ero reduce da un volo intercontinentale con mia figlia; una situazione già di per sé non rilassante, viste le dodici ore di durata. Tuttavia, le stesse osservazioni che feci in quell’occasione, forse con un po’ di amarezza dovuta alla fatica del viaggio, si adattano anche ai voli brevi, che ultimamente mi capita di prendere più o meno a cadenza settimanale – e non per divertimento.

L’avevo chiamato “galatèreo”, e mi sento di riproporlo qui, in versione riveduta e corretta, quale buon auspicio per l’estate incipiente. Passerò in rassegna l’esperienza di volo da varco (di ingresso) a varco (di uscita), illustrando tutti comportamenti dei singoli che pesano sulla collettività dei viaggiatori. Per riconoscerli quando li incontriamo, ma soprattutto evitare di caderci personalmente.

Metto le mani avanti: se letto con troppa serietà, quello che elenco potrebbe risultare offensivo a millanta categorie diverse, soprattutto perché scritto in massima parte rivolgendomi a un ipotetico “voi”. Credetemi: non ce l’ho con tipologie specifiche, ma con coloro che dimostrano, atto dopo atto, di non essere capaci di vivere in società. La mia libertà finisce dove inizia quella della persona accanto a me: è bene ricordarselo sempre.

1) Al varco

Non ha molto senso mettersi in fila al varco con un’ora e mezzo di anticipo, a meno che non stiate tentando di far passare come bagaglio a mano la bara del nonno buonanima (cfr. punto 2); se tutti viaggiassero leggeri, non ci sarebbe bisogno di angosciarsi per l’ordine di entrata sull’aeromobile. E tranquilli, tendenzialmente l’aereo imbarca tutti quelli che stanno al gate (i ritardatari che si sono persi a fare shopping, magari no). Se  l’idea di dover imbarcare il bagaglio a mano vi atterrisce, conviene acquistare l’imbarco prioritario, ove contemplato.

2) La “fila tonda

Esiste modo e modo di impostare la fila. Non è difficile: si controlla chi sia l’ultimo prima di voi e ci si mette dietro. Fare finta di non aver capito che c’è una fila e tentare di saltarla imboscandosi ai lati è un comportamento disdicevole e socialmente inaccettabile. Occhio che a un certo punto potreste incontrare qualcuno di irascibile che magari non la prende bene.

3) Le dimensioni del bagaglio a mano

La bara del nonno buonanima, per l’appunto, non è un bagaglio a mano. Se anche doveste riuscire a imbucarla al gate, sull’aereo ruberete posto ai bagagli degli altri passeggeri. Signori, qualcuno ve lo deve pur ricordare: siete la principale causa di disagio su tutti i voli. Il bagaglio a mano ha misure che andrebbero rispettate non perché altrimenti prendete la multa o perché rischiate che ve lo imbarchino, ma per rispetto degli altri viaggiatori. Dovremmo tutti evolverci dall’idea che sia bello “fregare” la compagnia aerea e, soprattutto, il prossimo. Ormai, a meno che non stiamo andando alle Svalbard (ma secondo me anche lì…), all’arrivo potremo trovare più o meno tutto quello che ci siamo dimenticati (a parte, ovviamente, cose insostituibili, come il parmigiano reggiano o la copertina di Linus).

4) Dal gate all’aereo

Passato il gate, correre come dei forsennati urtando le persone per poter arrivare primi alla scaletta dell’aereo fa un po’ sorridere. O non fa sorridere, nemmanco un po’. Un approccio tranquillo e ordinato al velivolo sarebbe più rilassante per tutti, anche perché ormai tutte le compagnie aeree assegnano il posto al check in: non occorre organizzare l’assalto alla diligenza per prendersi i posti migliori (anche se a volte qualcuno sembra non averne contezza).

5) Salita e seduta sul velivolo

Salendo sull’aereo, occorre individuare il proprio posto – e non prenderne uno a caso, che magari vi piace di più – e sistemare velocemente il bagaglio nella cappelliera, senza fermarsi a fare considerazioni su questo mondo e quell’altro con l’amico il cui sedile è settordici file più in là. Tra l’altro, se vi hanno assegnato posti distanti e volete avvicinarvi, questo non è il frangente giusto per chiedere aiuto agli assistenti di volo. In questo momento, sedersi velocemente è essenziale per non interferire con la sistemazione degli altri passeggeri. A proposito: i sedili presso le uscite di sicurezza sono più larghi, ma non si possono tenere cose sotto il sedile davanti. Dovrete mettere anche la borsetta in cappelliera per le fasi di decollo e atterraggio. Non è uno sgarbo personale a voi, ma funziona sempre così, per questioni di sicurezza.

6) Peso e posizionamento del bagaglio a mano

Se non riuscite a sollevare il bagaglio a mano per metterlo nella cappelliera, sicuramente non è un buon segno. Vuol dire che quei mattoni di granito dovevate imbarcarli. E, ovviamente, sarebbe meglio cercare di ottimizzare il posto nelle suddette cappelliere, dato che scarseggia sempre: trolley ove possibile inseriti in perpendicolare, non in orizzontale. E se il vostro bagaglio non c’entra, non è un buon segno: forse le dimensioni sono esagerate. Ricapitolando: trolley messo su, al massimo giacca ripiegata sopra il trolley, tutti gli altri ammennicoli sotto il sedile davanti a voi. Ebbene, sì, vi tocca. È scomodo, lo so, avere le cose tra le gambe, ma se tutti mettono in cappelliera la qualunque, anche lo shopping aeroportuale, un sacco di gente si ritrova impossibilitata a sistemare il trolley. Il volo ritarda, gli steward si adombrano e devono giocare a tetris con i bagagli per allocarli tutti… un orrido effetto-cascata.

7) Bambini

No, i vostri sei pargoli tra gli 0 e i 6 anni non possono essere affidati agli assistenti di volo. Ve li dovete gestire voi (true story); anche se il pargolo fosse uno solo, per quanto giusto che tutto l’aereo manifesti pazienza ed empatia – soprattutto nel caso che il suddetto pargolo strilli come torturato – è compito vostro tenerlo a bada e ammansirlo. Se è più grande, e sta usando un device elettronico senza cuffie, dovete essere *voi* a dirgli di abbassare la suoneria o mettersi le cuffie, e sempre voi dovete assicurarvi che non riduca la sua postazione a un porcile o che non distrugga di calci la schiena della persona sul sedile davanti al suo. Il suo essere bambino, in particolare il *vostro* bambino, non lo pone al di sopra delle regole della decenza sociale.

8) Sollevarsi dal sedile

Per alzarsi in piedi, non serve afferrarsi al sedile davanti come King Kong all’Empire State Building. Un po’ di esercizio per gli addominali non vi guasterebbe. Postilla: una prece per coloro che, appena si spegne il segnale delle cinture allacciate, si alzano e poi *stanno in piedi* a chiacchierare in corridoio. Gli assistenti di volo devono fare su e giù per la cabina mille volte e voi siete di intralcio, #sapevatelo.

9) Durante il rollaggio

Quando l’aeromobile in partenza è in fase di “taxi”, cioè si sta spostando sulla pista, occorre stare seduti con le cinture allacciate. Se vi alzate, farete venire una sincope agli steward, che perderanno la loro abituale compostezza; inoltre farete ritardare il decollo dell’aereo.

10) Spazio personale

Vi è stato allocato un certo spazio. Travalicarlo con i piedi o altri arti, magari maleodoranti, non è educato mancopeggnènte. Eppure, spesso ci si ritrova con piedi fetenti che spuntano da dietro, sul bracciolo, o l’occupante del sedile accanto che decide di mettersi in diagonale.

11) Rumenta

Il vostro pattume non va sparso in terra, né sugli altri passeggeri. L’obiezione “ma io pago” non vale, dato che paghiamo tutti.

12) “Ed elli avea del cul fatto trombetta

I vostri peti magari non si sentono, ma l’odore arriva lo stesso. Ed è inutile che mettiate su la faccia da perplessi, dai movimenti precedenti alla zaffata si capisce benissimo che siete stati voi.

13) Incredibili effetti gravitazionali

Ci si può riaccomodare al proprio posto senza cadere come corpo morto cade.

14) Schizzinosità varie

Chiedere agli steward di aprire tutti i vassoietti del cibo prima di scegliere il proprio pasto fa sì che la volta dopo tutta la fila dietro di voi speri ardentemente che qualcuno vi ci sputi prima di servirvelo. Corollario: intolleranze et similia si dovrebbero comunicare prima, almeno per i viaggi lunghi. Non agli assistenti di volo in mezzo a un volo transoceanico, che a quel punto possono fare poco (e non è cattiveria, la loro). Giunta: se il carellino delle vivande torna indietro proprio quando stava per arrivare a voi, è quasi sicuro che non sia una questione personale tra voi e l’assistente di volo; più probabilmente, avrà finito i vassoi.

15) Alcol e alta quota

Consumate alcol consapevolmente, soprattutto quando è gratis, che molti hanno la tentazione di prosciugare le scorte dell’aereo; ma soprattutto non arrivate al punto di  star male e riempire un sacchetto dopo l’altro di vomito. E qualora disgraziatamente vomitaste, fate sparire velocemente il sacchetto con la refurtiva. Fa schifo, ma fa ancora più schifo se ve lo state a coccolare per tutta la durata del viaggio.

16) Reclinare, ma con juicio

È vero, il sedile può essere reclinato (per lo meno sulle compagnie “tradizionali”), ma non serve farlo con la violenza di una catapulta. Forse la cosa vi giunge nuova, ma esistono anche persone sedute dietro di voi, che magari in quello stesso momento stanno mangiando o lavorando al computer.

17) La plancia dell’Enterprise

Sopra la vostra testa ci sono tre comandi: per la luce di lettura, per l’aria e per chiamare gli assistenti di volo. Magari, prima di usarli tutti e tre più o meno a caso, potete tentare di decifrare i disegnini di solito riportati sui bottoni. Quella strana silhouette che apparentemente regge un vassoio identifica non l’interruttore della luce ma il bottone di chiamata degli steward. Evitate chiamate inutili.

18) Il buio artificiale

Quando gli assistenti di volo fanno oscurare i finestrini, lo fanno per creare un’atmosfera favorevole a minimizzare il jetlag, rendendo meno rincitrullenti i cambi di fuso. Se voi ogni due minuti alzate gli scuri per fare foto all’ala dell’aereo da sharare su feisbu, non solo inficiate il loro intento, ma riuscite a disturbare un numero incredibilmente alto di altri passeggeri, che magari vorrebbero riposare.

19) Fear of missing out

Mentre si è in fase di atterraggio, ma non ancora a terra, non ha molto senso iniziare ad accendere i cellulari. Magari, spegnerli è una precauzione inutile, ma se così ci è stato detto, perché non obbedire a un ordine tutto sommato semplice da rispettare?

20) Standing ovation

All’atterraggio, potete pure smettere di applaudire. Ormai, fa molto fin du siècle (scorso).

21) Equilibrismi

Non serve slacciarsi la cintura e fiondarsi in piedi mentre l’aereo è ancora in fase di rullaggio. Potrebbe esserci una frenata brusca o qualche altro accidente, durante il quale rischiereste di farvi davvero male. Anche se, in quel caso, un po’ ve lo meritereste.

22) Evacuazione impanicata

Incredibile a dirsi, ma riusciamo sempre a scendere tutti, in ircostanze normali. Non c’è bisogno di ammazzare gli altri passeggeri per farsi strada verso l’aeroporto o verso il bus. Quando un pullman si riempie, di solito ne arriva un altro. E se state per perdere l’aereo? Potete chiedere permesso, educatamente, agli altri passeggeri… però ricordatevi che, probabilmente, molte altre persone hanno il vostro stesso problema.

23) Quel che è tuo è mio? 

L’aereo non è vostro, il bagno non è vostro, il gate non è vostro. Datevi una regolata e sfogate il vostro afflato anarchico in situazioni meno claustrofobiche di un volo, intercontinentale o meno.

24) Chiosa un filo polemica

E comunque, pur stimando moltissimo le famiglie con molti figli, portateli in aereo se e solo se sapete gestirli. O se potete permettervi un jet privato.

Vera Gheno

Sociolinguista, specializzata in comunicazione mediata dal computer, PhD in Linguistica e Linguistica Italiana, insegna come docente a contratto all'Università di Firenze (Laboratorio di italiano scritto), all'Università per Stranieri di Siena (Laboratorio di alfabetizzazione informatica) e al Middlebury College (sede di Firenze; Sociolinguistica). Collabora con l'Accademia della Crusca dal 2000 e dal 2012 ne cura il profilo Twitter. Traduce letteratura dall'ungherese. Ha pubblicato un libro, "Guida pratica all'italiano scritto (senza diventare grammarnazi)" (2016, Firenze, Franco Cesati Editore).

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