Il Milan che sarà: tra acquisti, cessioni e sogni

Il nuovo Milan che verrà, tra sogni e speranze.

“Ricominciamo” cantava Adriano Pappalardo. E nessuna canzone, nessun titolo sembra essere più azzeccato per il nuovo capitolo di vita che aspetta il Milan, con il passaggio di mano ad i due investitori cinesi  Han Li e Yonghong Li. La vendita del club è stata più ardua e dura del previsto, con l’alternarsi di momenti di euforia ed eccitazione ad altri di puro sconforto e delusione. Alla fine il passaggio di proprietà è arrivato, in una data che ormai è storica per i tifosi rossoneri e la società: dopo un anno di trattative, il 14 aprile 2017 si è chiusa l’era Berlusconi dopo 31 anni di presidenza e tantissimi successi. Inizia una nuova epoca, un nuovo ciclo per uno dei club più titolati e prestigiosi al mondo, che dopo alcuni anni di oblio, vuole ritornare al vertice del calcio italiano ed europeo, avendo sin da subito idee ben chiare. La programmazione è scandita e tracciata da due dirigenti di spessore, italiani e con anni di esperienza alle spalle: l’amministratore delegato Marco Fassone e  il Responsabile dell’Area Tecnica e Direttore Sportivo Massimiliano Mirabelli.

Morata o Belotti? Meglio entrambi.

Dalla forza delle idee e dalla pianificazione vuole ripartire il “Diavolo” convinti che con saggezza ed intelligenza unite a velocità e prontezza nell’agire si possa andare lontano. Al primo di giugno infatti, si può dire che il Milan abbia già chiuso tre acquisti di assoluto spessore: MusacchioRicardo RodriguezKessie, con Biglia che con il passare delle ore si avvicina sempre di più. Si spende in modo deciso ma non senza cognizione di causa. Si rinforzano prima i reparti che hanno più necessità, con acquisti costosi, ma mirati. Poi arriveranno i fuochi d’artificio, ma per quelli si dovrà aspettare, perché dopo la cocente esperienza con Carlos Bacca, i rossoneri vogliono valutare bene su chi puntare per il prossimo numero ‘9’.

Ed allora a Milanello si chiedono: “MorataBelotti?”. La risposta è semplice: “Insieme starebbero benissimo“. Ed a pronunciarla non sono tifosi con visioni utopistiche o fin troppo esigenti, ma l’allenatore Vincenzo Montella, fresco di rinnovo fino al 2019, grazie ad un’annata che ha riportato il Milan in Europa dopo tre anni ed ha finalmente fatto alzare un trofeo che mancava dal 2011, vale a dire la Supercoppa Italiana nella notte di Doha contro gli acerrimi rivali juventini. Ci sono stati dei momenti difficili è vero, per qualche tempo c’è stato addirittura il presagio di un addio per il tecnico napoletano, che però durante la stagione ha dimostrato di avere il profilo adatto a rappresentare il cosiddetto “stile Milan”, ossia quell’indole di eleganza, sobrietà, classe e capacità, fondamentale per far parte della grande famiglia rossonera.

Quelli con la valigia pronta

Per tanti grandi giocatori che arrivano, saranno anche in molti a partire, cioè tutti coloro che nel corso di questi annoi hanno dimostrato sia dal punto di vista tecnico sia da quello caratteriale di non essere degni di vestire la maglia di quello che un tempo era il club più prestigioso al mondo. BertolacciNiangPoliVangioniGomez giusto per citarne alcuni, tutti già con la valigia in mano, a cui verrà dato un abbraccio, detto “grazie” e mostrata la strada che li porterà via da Milano.

E Gigio?

Tutto deciso quindi, la strada è decisamente in discesa e sotto la ‘Madonnina’ sono pronti a tornare grandi. Ma c’è una questione spinosa che rende il tutto più amaro. Sì, perché la vecchia proprietà ha lasciato un’eredità, che rappresenta un vero e proprio tesoro: Gianluigi Donnarumma. Per molti un predestinato, il futuro portiere più forte al mondo, una cosa che nei campi di calcio non si era mai visto. Classe 1999, soli 18 anni quindi, che in mezzo al campo sembrano almeno 30, grazie alla sicurezza, l’autorità, la serenità e le qualità espresse. Lui vorrebbe rinnovare, legarsi ai rossoneri a vita, ma il suo procuratore Mino Raiola non la pensa allo stesso modo. La società allora ha messo tutto in mano al calciatore, convinto che il suo amore per la squadra possa superare gli interessi del suo agente. Dovrà decidere in fretta però, perché non c’è tempo da perdere, il treno è partito direzione Europa, anzi Mondo: il tetto del Mondo.

Alessandro Tagliaboschi

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