Internet Day 2017: Uomini e Robot è davvero un dilemma per l’umanità?

Metabolismo dei cambiamenti: tempi di adeguamento e nascita della robotica

L’Italia, un lento maratoneta

Nel 1986 l’Italia era quarta nella classifica dei paesi tecnologici, oggi quart’ultima.  Una posizione che di certo non fa onore al sistema-paese ma che è conseguenza di tutti i ritardi dovuti a tanti fattori, tra cui, una società non pronta al cambio del registro culturale e all’apprendimento di un nuovo linguaggio con tanto di grammatica e sintassi quale è quello del digitale.

L’Italia e la disruptive innovation

Un posizionamento sconfortante vista l’alba della premessa il 30 Aprile del 1986 quando l’Italia grazie al CNUCE di Pisa si collegò ad Internet per la prima volta raggiungendo gli Stati Uniti, eppure è una battaglia che si può ancora vincere, un tempo e un terreno che si possono recuperare grazie ad un potenziamento degli investimenti e un buttarsi alle spalle il momento del disruptive innovation che stiamo vivendo.

I progetti di ricerca in corso

“L’innovazione necessita sì investimenti ma soprattutto cultura” afferma il Direttore dell’ Agi, Riccardo Luna e a supporto di questo paradigma, oltre alle precedenti ricerche condotte nel 2009, 2010, 2011 e 2016 sui modelli culturali, vi è il progetto triennale della fondazione per l’Innovazione Tecnologica (Cotec) in collaborazione con Agi e Censis con focus Capitale Umano, Cultura dell’Innovazione e modelli cognitivi. A Giugno verranno consegnati i risultati della ricerca al presidente della Repubblica Mattarella il quale durante la Giornata Dell’Innovazione Mondiale conferirà il premio ai migliori innovatori italiani.

Uomini e Robot, il dilemma cognitivo relazionale

Come possono cambiare i robot la vita umana, che impatto avranno? Lo stato dell’arte è che l’Intelligenza Artificiale esiste e gli esperimenti sono già in corso. Molti sono i documenti che nel giro di pochi mesi si possono trovare in rete rilasciati dalle società di ricerca sul tema della robotica. Gli Inglesi, nell’Aprile 2016, ad esempio, vedono i robot come tools multiuso, sono fatti per aiutare l’essere umano, garantire sicurezza e le persone con responsabilità legale devono essere attribuiti ai robot.  L’Unione Europea (Maggio 2016 ufficio Affari Legali) parla di sostegno all’industria manifatturiera, impatto sulla work force, legal framework e gli Americani (Ottobre 2016) individuano dei pericoli nascosti come cyber war e armi autonome con etica demandata alla trasparenza ma i robot aiuteranno l’umanità. È questo il quadro che sul palco del Maxxi ha illustrato il fisico italiano Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova.

I tempi (lenti) per la metabolizzazione dell’innovazione e dell’informazione

Era analogica. 1870 ad oggi, il telefono: tecnologia antisignana. Esempio: telefonia mobile, personal computer e web. L’essere umano ha impiegato un secolo per abituarsi a questa innovazione che permetteva di comunicare a voce a distanza. Negli ultimi 20 anni, questo oggetto è diventato senza fili e connesso al segnale internet si trasforma quasi come se fosse un pc.

Una trasformazione che è contro le leggi neurali ovvero l’uomo ha un tempo di metabolizzazione diverso, che è un vincolo per lo sviluppo sociale,  per cui spesso non si riesce ad adeguarsi velocemente al cambiamento tecnologico. Bisogna partire dalla formazione continua scolastica perché non si può pensare che finita la scuola dell’obbligo nei successivi 40 anni lavorativi ci saranno sei tipologie di cambiamento tecnologico alle quali non si avrà il tempo di abituarsi.

Investire nelle risorse umane, nel reskilling e la comprensione dell’uso ed utilità delle nuove tecnologie che presenta, invece, un problema di formazione. E sono gli ostacoli principali segnalati dalle aziende. I nuovi lavori, quelli del futuro richiedono maggiori competenze perché occorre un tempo di trasformazione in cui si passa da una mansione semplice ad una complessa. Il problema/dilemma è g-local.

“Il ruolo della tecnologiaafferma Cingolani, – è quello di ridurre il gap cercando di risolvere il livello medio, e per questo occorrono tecnologie biunivoche che se risolvono i problemi di un paese avanzato devono anche portare gli ospedali dove non ci sono”.

Rapporto Umano – Umanoide

Il rapporto Umano- Umanoide

“La ruspacontinua Cingolani – che a suo tempo  harappresentato il ‘progresso’, oggi non la consideriamo, il computer che ci batte a scacchi non ci fa paura, ma con l’embodyment si è posto il problema: un robot che fa meglio i calcoli ed è più forte fisicamente dell’essere umano minaccia la specie. La filosofia che sta alla base è che il robot è l’alien(o) che sta progettano l’uomo”.

In sintesi, il rapporto tra robot ed uomo prevede:

  • corpo biologico verso corpo meccanico
  • intelligenza biologica verso intelligenza artificiale,

e in ultima analisi,

  • orchestrazione corpo/mente dell’uomo verso orchestrazione corpo artificiale/intelligenza artificiale.

“Possiamo riprodurre con intelligenze algoritmiche grandissime operazioni e possiamo riprodurre, con macchine molto potenti, grandissime attuazioni di lavoro – specifica e conclude Cingolani. Quello che non possiamo riprodurre quello che è regolato dalla nostra intelligenza biologica, la creatività che poi è la biochimica, gli ormoni. Il problema è nel limite del binomio generato dalla biochimica: creatività/umore, imprevedibilità/razionalità, ovvero la tecnologia della stupidità artificiale non è imitabile, per fortuna ed è in realtà, l’intelligenza algoritmica che non avendo creatività ci consente di ottimizzare risultati algoritmici date le condizioni di contorno, ma come limite intrinseco, non ha alcun tipo di creatività. Difficilmente, questo sarà un paradigma che si supera, anche se si cerca sempre di avere una empatia con la macchina.

La sfida per il futuro è che l’idea che delle macchine possano prendere piccole decisioni lo dobbiamo mettere in cantiere sin da adesso, non confondendo la sola intelligenza artificiale con il solo robot, l’automazione e l’industria 4.0, e assumendo che un giorno queste due cose saranno insieme in un sistema più complesso, che si avvicina leggermente, ad un essere umano per cui serve uno studio sull’etica e sul comportamento per quel che sarà la futura convivenza”.

Sono questi i punti (chiave) su cui saremo chiamati a rispondere in futuro.

Francesca Ferrara

Freelance Multimedia Journalist, Video&Photoreporter, Communication Consultant, Press Officer, Organizer Events Autrice del capitolo” "Gli strumenti del comunicatore digitale" per "Social Media Marketing - Una guida per i nuovi comunicatori digitali" Ed. Franco Angeli 2012, ha organizzato a Napoli “Sentieri Digitali” la prima rassegna di culture digitali (sentieridigitali.eu) e il Vesuvio Camp, il primo barcamp napoletano oltre che GGD (Girl Geek Dinners Campania): la cena per le donne appassionate di internet, tecnologia e nuovi media. Le sue pubblicazioni si trovano su varie testate locali e nazionali. Ha fondato il blog-magazine MagnArt.it )

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